Pisa, Da sinistra Olivia Picchi, Tiziana Nadalutti, Gabriele Amore ed il capogruppo PD in Comune Giuliano Pizzanelli
IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

PISA – Il Comune statalizza al buio le scuole comunali

Conferenza stampa delle opposizioni in consiglio comunale sulle tre scuole comunali dell’infanzia, la Agazzi, la Montessori e la Calandrini

La lingua italiana, “magistra vitae”, insegna. Quando non si sa che pesci pigliare “si taglia la testa al toro”. Questa volta il Comune di Pisa a guida Lega invece che al “toro”, ha deciso di tagliare la testa alle tre scuole comunali dell’infanzia, la Agazzi, la Montessori e la Calandrini, decidendo sua sponte, di trasferirle alla gestione dello Stato. Ovvero, statalizzarle. Il motivo? Risparmiare un milione di euro del fondo di spesa destinato all’educazione dell’infanzia e sbarazzarsi in quattro e quattr’otto del problema dell’assunzione di nuovo personale per garantire il servizio a fronte dei pensionamenti avvenuti o previsti. La notizia di questa decisione, assolutamente unilaterale, è stata tenuta segreta dalla giunta Conti non solo nei confronti delle famiglie dei circa 200 bambini che frequentano le tre scuole comunali e nei confronti dei lavoratori, dipendenti comunali e ausiliari, ma, e questa è la cosa più scandalosa, addirittura nei confronti dei consiglieri comunali che rappresentano l’istituzione che ha il compito di approvare le scelte di una pubblica amministrazione.
“Sono vicepresidente della Commissione Cultura ma solo per un caso sono venuta a conoscenza della decisione di statalizzare tutte e tre le scuole dell’infanzia del Comune di Pisa, leggendo il verbale di una conferenza zonale per l’Educazione e l’Istruzione dello scorso 18 ottobre in cui la giunta Conti ha richiesto nuove sezioni statali di scuola dell’infanzia in sostituzione delle proprie – ha esordito la consigliera Olivia Picchi durante la conferenza stampa indetta dal suo gruppo consiliare, PD, insieme alla coalizione “Diritti in Comune” (assente il consigliere Ciccio Auletta, presenti Federico Oliveri di Rifondazione Comunista, e Tiziana Nadalutti di Una Città in Comune) e Movimento 5 Stelle (consigliere Gabriele Amore). Che ci fosse una volontà in questo senso da parte della giunta pisana era già noto ma non era certamente noto che tale volontà fosse stata trasformata in una decisione irreversibile con tanto di votazioni a favore durante quella conferenza zonale dei sei Comuni (Pisa, Cascina, Calci, San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano) da parte dei due Comuni più “pesanti”, Pisa e Cascina (ambedue a guida Lega), a discapito della richiesta del Comune di Vecchiano di avere una nuova sezione d’infanzia, nella sua frazione di Nodica, necessaria per far fronte alla chiusura della scuola paritaria di un’altra frazione, Filettole. “La Conferenza zonale si è conclusa con un voto a maggioranza a favore della richiesta del Comune di Pisa, contrari tutti gli altri Comuni presenti tranne il Comune di Cascina – ha continuato Picchi – . Pisa ha inaugurato un nuovo corso. Le conferenze zonali servono per analizzare le criticità da portare all’attenzione della Regione e poi anche dello Stato se esiste una reale condizione di bisogno a cui è urgente fare fronte, invece, per la prima volta nella storia comunale, si è deciso di passare alle votazioni non previste per far saltare il vero punto critico, quello della sezione a Nodica, e far passare la decisione unilaterale del Comune di Pisa che ha trovato in Cascina un alleato forte nei voti. Si tratta di una modalità senza precedenti, che ci preoccupa molto perché mette i territori in competizione tra loro e antepone la volontà di Pisa di tagliare la spesa comunale al diritto all’istruzione per tutte e tutti”.
Tutto è iniziato a gennaio di quest’anno quando l’amministrazione ha soppresso la sezione “3 anni” della “Agazzi”, senza alcun confronto con il Comitato di gestione della scuola, con la RSU, con i genitori e con il quartiere, e senza coinvolgere preventivamente la competente Commissione consiliare.
“Poco dopo, anche per far fronte alla protesta che cresceva, è stato annunciato il “piano di statalizzazione” – ha proseguito Federico Oliveri – . Il 26 giugno abbiamo portato il problema in Consiglio Comunale, ma in quella occasione l’amministrazione ha confermato l’intenzione di trasferire la proprie scuole d’infanzia allo Stato, senza per altro aver prima verificato la disponibilità del Ministero a farsene carico. Siamo di fronte ad una decisione epocale e irreversibile, con cui si rischia di disperdere un patrimonio particolarmente qualificato sul piano didattico e pedagogico, anche sperimentale, sviluppato nel corso dei decenni da queste scuole. Si cancella con un colpo di spugna una qualità costruita nel tempo, compresi i percorsi 0-6 anni, con un disinvestimento senza precedenti sui servizi educativi comunali. Inoltre – ha concluso Oliveri – questa operazione avrà pesantissime ricadute negative sul piano lavorativo, con le attuali maestre comunali che verranno spostate ad altri incarichi, disperdendo un grande patrimonio in termini di professionalità. Senza parlare delle lavoratrici in appalto addette ai servizi ausiliari, che perderanno il lavoro”.
“La cosa più pericolosa è la mistificazione – ha continuato Tiziana Nadalutti – . Si parla di “statalizzazione” ma nessuno ha chiesto allo Stato se se ne vuole fare carico così, se non arriva la statalizzazione, dal prossimo anno queste tre scuole rimarranno chiuse. È cambiata l’assessora, ma non sono cambiate le politiche “dis-educative” della Giunta Conti. Nonostante la contrarietà delle lavoratrici e delle rappresentanze sindacali, e nonostante le forti critiche espresse da molti genitori riuniti in Comitato, la destra sta portando avanti la richiesta di chiudere tutte le scuole dell’infanzia comunali: la Agazzi, la Montessori, la Calandrini. Che la dismissione avvenga nella forma di una “statalizzazione”, ossia di un tentativo di trasferimento delle scuole allo Stato, serve soltanto a nascondere la realtà: l’amministrazione vuole tagliare il fondo di spesa destinato all’educazione, che attualmente ammonta a circa 1 milione di euro.”
Per il consigliere Amore del Movimento 5 Stelle, la decisione della giunta Conti rivela ancora una volta la propria incapacità di gestire la cosa pubblica. “La Giunta Conti vuol delegare tutto ai privati – ha esordito Amore – dalla proposta di stanziare 250mila euro per il prossimo anno per dotarsi di un advisor per realizzare il piano delle alienazioni del patrimonio immobiliare, all’accordo con le guardie private di città invece di incrementare le assunzioni nel corpo della Polizia municipale. Se questa decisione verrà bocciata dalla Regione sarà penalizzata l’intera realtà pisana e, comunque, sarà fortemente penalizzato il Comune di Vecchiano la cui richiesta per una nuova sezione d’infanzia è scomparsa del tutto dal documento ufficiale perché bocciata ai voti dalla Conferenza zonale. Un paradosso a cui è urgente porre rimedio”.
“Da giorni chiediamo che la nuova assessora alle Politiche socioeducative e scolastiche, Sandra Munno, venga a riferire in commissione consiliare ma lei fugge: non si presenta e non dà risposte – hanno riferito i presenti – . Per questo abbiamo chiesto anche un Consiglio comunale urgente a tema, in cui chiederemo all’amministrazione comunale di ritirare questo “piano di chiusura delle scuole d’infanzia comunali”. Facciamo un appello ai genitori, alle forze sindacali e alle altre forze politiche affinché si mobilitino. E’ in gioco un pezzo del futuro della nostra città! Va contrastata con forza l’idea che l’educazione e l’istruzione siano costi da tagliare e non invece i fondamenti su cui costruire la piena cittadinanza di tutte e tutti”.
Nel frattempo, i gruppi di Sì Toscana a Sinistra e del Partito Democratico hanno investito della questione il Consiglio Regionale, con una apposita mozione che chiede alla Giunta di intervenire per modificare questa decisione. A partire da una verifica sulla mancata rispondenza della decisione presa in sede di Conferenza zonale rispetto alle proprie linee guida in materia di programmazione e dimensionamento della rete scolastica per l’anno 2010/21, e ad assumere tutti gli atti conseguenti.