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POESIA – Nunzio Buono, Poeta a cavallo del Novecento

by redazionetoscanatoday
Nunzio Buono "Destinazioni" (Poesia)

Nunzio Buono, Milano 1960, una delle espressioni più autorevoli della poesia contemporanea, membro dell’International Writers & Artists

Proponiamo un estratto della postfazione di Domenico Pisana, poeta, critico letterario e saggista, presidente del Caffè Letterario S. Quasimodo di Modica, al libro di poesie di Nunzio Buono edito nella serie lucidellanotte, di Toscana Today

di Domenico Pisana

In un tempo di lacerazioni umane e di toni spesso aggressivi nelle relazioni quotidiane, sostare davanti ad un libro che libera il cuore, anche se per pochi attimi, dal pessimismo dell’esistenza, è sicuramente un fatto di non poco conto. E ’stata questa la mia prima sensazione alla lettura della silloge Destinazioni, ove il poeta Nunzio Buono traccia l’itinerario delle sue «intime creazioni» con la delicatezza d’un verso che si dispiega dentro spazi di spiritualità e di genuino sentimento.

Le trenta liriche della raccolta sono ciascuna una «percezione empatica» della reciprocità scrutata e della stupenda fascinazione immaginativa del poeta ; sono un raggio del pensiero dopo uno sguardo d’amore;(«… I tuoi occhi, la mia destinazione…»); sono la spiaggia dove il poeta sosta per vivere la bellezza dell’amore e assaporare la «noità», ossia la fusione di un «Io» e di un «Tu» che diventano «Noi»; sono un «…Un tempo lungo di memoria che non muore! Perché la loro destinazione è rappresentare – direbbe il Getto – un’«immagine viva dell’intimità». La tessitura di ogni lirica è tutta un’emanazione di soavità e di bellezza che non scade mai in divagazioni sentimentalistiche; le parole sono calde e cariche di trasfigurazioni visive come, ad esempio, nella poesia A volte sei, ove tutto tende verso una straordinaria armonia di immagini, suoni, luoghi e spazi destinati ad esaltare le movenze del cuore con il ricorso a lemmi incardinati in significative analogie: «voce», «vento», «finestra», «cielo», «palestra», «luce», «foglie», «mare», «sguardo», «occhi», «mano», «matita», «carezza».
Se Saba affermava in un suo distico «d’ogni male / mi guarisce un bel verso», Nunzio Buono dice in un suo verso: «Poesia. Un letto di parole e di baci.»; e questo lascia ipotizzare che nel suo colloquio con quel «Tu» non ci sia necessariamente la donna ma anche la poesia, che riempie le sue giornate, gli dona brezze di respiro, «sapore di parole», «sussurri da fiore a fiore», «profumi nella primavera»; gli ricorda «quel bacio non dato», «la carezza non scritta» e il suo essere nel tempo come un una «foglia che trema su un ramo di vento».


Nunzio Buono è un poeta che offre al lettore l ’ebrezza dei panorami dell’anima, ebrezza prolungata nella essenzialità di versi che hanno i colori della vita e che si fanno dono e amicizia; è un poeta che impingua la sua parola di emozioni e incanto, nobilitando le occasioni esistenziali e gli attimi fluenti di affacci di stupefazione lirica. E, così, si spiegano le «destinazioni» del suo viaggio interiore, il quale assume la realtà in una costante visione d’incanto d’amore: ora mentre il poeta respira il «silenzio della Senna» che muove i suoi pensieri; ora mentre i suoi sguardi posano sulle stagioni (Si leggano le liriche Il cielo è basso, Primavera che sento, L’ultima estate); ora nel raccontare i giorni d’una reciprocità d’affetti delicati e travolgenti…

L’articolazione dei versi di Nunzio Buono è nitida, la musicalità non si interrompe, le immagini si carica-no di fascino, gli ossimori e le sinestesie sparsi nella tessitura delle varie liriche danno respiro al suo mondo interiore fatto di sussurri, di tensione, di vibrazioni sentimentali; ed ancora di ferite: «…Nella stanza fatta di te/rileggo il tuo sguardo /e mi ferisco ancora» in Olfattorio; di sogni: «… Tu aquilone./ E mi vesto di vento per raggiungerti») in Anima sola; e della fugacità della vita e del tempo: «… e si disfano i giorni; restano accanto/ i miei ieri ai tuoi adesso…» in Il clamore; «… Come vorrei pensiero mio fosse eterno questo istante/come eterno è il mare/nel suo ritorno a mete infinite» in Eterno istante.

Quella di Nunzio Buono è, insomma, una poesia che non punta al concetto ma all’evocazione, rifugge da esiti prosodici disponendosi con eleganti moduli linguistici ed espressivi; il poeta coglie il suo essere nel tempo, le sue dimensioni affettive e i suoi slanci d’amore dando vita a testi lirici ove il sentimento, le espressioni della natura, i tormenti e le aspirazioni, i sogni e le speranze, le fragilità e le contraddizioni della sua esperienza umana approdano sulla pagina con decoro formale, divenendo punto di incontro tra mente e cuore e sintesi di scenari accattivanti e straordinari.

Le «destinazioni» della poesia di Nunzio Buono conducono alla bellezza dei paesaggi («…Scivolano, / cadono, s’involano le rondini. /Guardo il vento./ Con le mani raccolgo l’orizzonte» in Erano di Maggio); ascoltano i palpiti di un amore che vibra, brucia di incanti: «… Nella parte bassa della camicia due consonanti. /La mia, la tua accanto poco sotto il cuore, / si parlano ancora» in Quello che resta; disegnano la continuità di un sentimento che assapora «una carezza veloce» nella soavità dell’«ultimo sguardo»…

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