Viareggio

Politica Viareggio. Gli stessi che pugnalarono Betti

di FORTESTOMACO – Chiarezza delle posizioni: un programma in Consiglio Comunale costringendo ciascuno a prendersi le proprie responsabilità.


di Fortestomaco

… Perfidi! All’angolo contro me v’unite!… No non temo di voi né di chi vi conduce… Lo avevamo pronosticato, proprio come le streghe nel Macbeth di Verdi (ci scuserà il sor Giacomo per questa licenza), che a Viareggio sarebbe andata in onda una fantasmagorica commedia della politica. Certo non avremmo mai pensato a cambi di scena così improvvisi e repentini e soprattutto così rocamboleschi.

Il sistema politico locale, in crisi da una quindicina d’anni, certamente risente dell’impoverimento e delle trasformazioni avvenute nella vita politica a livello nazionale. Un punto di partenza del fenomeno tellurico però, è senza dubbio la crisi del Pd di Viareggio e in larga misura di quello Versiliese. Una vita difficile con ben tre commissariamenti, l’abbandono voluto o ricercato della Faraona e dei suoi sergentini, la pochezza dei suoi gruppi dirigenti, le epurazioni di un’intera generazione di giovani dirigenti avvenuta per ordine del regionale del partito.

L’altra miccia detonante è il trasformismo di molti dei suoi vecchi iscritti e dirigenti. Vogliamo far dei nomi? Sono gli stessi protagonisti della pugnalatura del Sindaco Betti: Granaiola, Zappelli, Mei…  Su un altro fronte, parallelo come le convergenze di antica memoria, quelli di Sel: tra cui Geronimo Madrigali consigliere comunale che da sostenitore della maggioranza del Betti lo sfiduciò e si dimise contribuendo a mettere fine al suo mandato e al commissariamento del Comune, e Federica Maineri allora dirigente di Sel che fu in prima linea per far assumere al raggruppamento viareggino quella posizione.

Oggi gli stessi trasformisti, più altri raccattati qua e là, hanno replicato lo spettacolo di una decina d’anni fa.  Per aprire la strada ad una esperienza chiamata  civica ci volle un Del Ghingaro di passaggio. Del Ghingaro ha avuto tanti meriti assumendosi in prima persona l’onere dell’uscita dal default comunale, e di tessere rapporti riservati con i dirigenti regionali del Pd per ottenere il loro sostegno determinante per la rielezione al primo turno nel 2020.

Del Ghingaro però, a differenza dei Fregolini nostrani, ha una forte personalità, carattere ed esperienza amministrativa e di comando e l’ha esercitata fino in fondo, imponendo a tutti i poveromini e poveredonne nostrane la fedeltà assoluta. Certo, insieme al carattere autorevole vanno messi anche i lati negativi: presupponenza, autostima e una narrazione artefatta pro domo sua. Il civismo altro non era che il metter insieme gruppi di pressione, raccattare delusi, ambiziosi e scontenti a destra e a sinistra cercando di dare al tutto uno spessore progettuale.

Su via! Sollecite giriam la pentola, mesciamvi in circolo possenti intingoli; sirocchie all’opra!.. Tu rospo venefico… tu lingua di vipera, tu pelo di nottola, tu sangue di scimmia, tu dente di bòttolo, va bolli e t’avvoltola nel brodo infernal…

Ed è proprio durante il secondo mandato che quel progetto di civismo ha franato lentamente e progressivamente diventando un’esperienza autocratica staccata e avulsa dalla società viareggina, dal suo tessuto civile e sociale, insensibile al coinvolgimento di tutti i corpi intermedi. Del Ghingaro ha potuto contare sull’acquiescenza del Pd per due anni e su una sbiadita opposizione successivamente al licenziamento della vicesindaca Maineri, sulla pochezza dei suoi collaboratori, megafoni ed esecutori pedissequi dei suoi comandi, contenti solo di ritagliarsi uno spazio di popolarità che con le loro capacità non avrebbero mai potuto avere autonomamente. Poi con l’avvicinarsi della scadenza legislativa i malumori sono cominciati a crescere fino alle ultime tristi rappresentazioni. Anche questo, conoscendo i nostri soliti ignoti, lo avevamo previsto!

Il progetto del civismo si è incentrato su una vita amministrativa fatta di cose eclatanti, su singoli eventi, su invenzioni e spettacolarità da esibire : il restauro della Terrazza della Repubblica, il nuovo stadio, le autostrade ciclabili, Jovanotti e i concerti sulla marina, la seconda piscina, la via del mare, Boeri che ridisegna la città, la via Mazzini, la cessione quarantennale ad un privato del mercato e di parte del centro città, l’illusione della capitale della cultura, la via del mare, la Miami beach davanti alla casa mausoleo di Puccini etc. Tutto senza e fuori dalla città reale, senza il minimo di partecipazione, di confronto, di coinvolgimento, senza un preciso disegno, ma seguendo tutto quello che dava evidenza e spettacolarità. Nel frattempo, andava avanti una profonda omologazione di Viareggio: nel commercio, nella vita culturale, nel turismo, nelle pinete diventate parchi – basta ricordare le affermazioni del botanico Assessor Pierucci sui pini, specie non autoctona, da sostituire con altre specie o le sue fandonie sul giardino di Butterfly davanti alla Villa Mausoleo di Torre del Lago etcc.

L’autostima narcisistica ha preso via via il sopravvento sottovalutando le sconfinate ambizioni dei suoi collaboratori che sono aumentate a dismisura con l’approssimarsi della fine della consiliatura. Del Ghingaro con l’inserimento di Gabriele Tomei aveva immaginato una rifondazione o rigenerazione del progetto civico per il futuro, progetto che oggi , stante la crisi dei partiti e il disincanto degli elettori, potrebbe avere delle possibilità, potrebbe essere aggregante. Proprio per questo Del Ghingaro potrebbe buttare giù una carta-verità, capace di costringere tutti a presentarsi per quello che sono e non truccati per le varie occasioni.

Chiarezza delle posizioni: andare in Consiglio Comunale e proporre un programma e una prospettiva per Viareggio del domani mettendo tutti di fronte ad un fatto preciso. Dicano cosa pensano e cosa vogliono, se sono d’accordo o perché non lo sono, Tutti obbligati a prendersi le proprie responsabilità uscendo dalla pantomima o dal cappuccio di sciocchi congiurati.

Se non ci sarà la fiducia, Del Ghingaro potrebbe riorganizzare le forze e preparare la squadra per il nuovo cimento approfittando delle cose realizzate e dei mesi di commissariamento? Vedremo. Sapremo che pensano e come si muoveranno gli Zappelli e gli altri istrioni compreso i partiti del Cantiere di Centrosinistra, aperto per ora solo sulla carta e senza uno straccio di programma. Operazione verità!

L’altro epicentro sismico è nel centrodestra dove la Lega è franata e ha lasciato in libera uscita una parte del suo prezioso tesoro elettorale. Gran parte è rimasta a casa delusa e accasciata, ma potrebbe riprendersi atterrando in casa Meloni o in Forza Italia o nei Moderati. I partiti del centrodestra locali sono però in piena agitazione da tempo: non sono stati in grado di fare un’opposizione unita,  di un loro progetto autonomo e unitario per Viareggio, spesso a rimorchio delle iniziative amministrative del Del Ghingaro. Hanno annunciato giorni fa l’apertura di un loro cantiere per riunificare tutto il centro destra. Sarà come quello sulla carta del centrosinistra o prenderanno per davvero il toro per le corna?

I successi regionali dei centristi che hanno contribuito alla vittoria di Giani e del centrosinistra del resto rafforzano le ambizioni locali degli Zappelli, e non è da escludere qualche abboccamento tra loro e il Pd viareggino per tentare di riunificare le forze e costringere Avs e Verdi e Lista Nicoletti ad accodarsi, magari con qualche malumore ad una operazione che potrebbe ambire al successo elettorale. Ma chissà domani cosa ci riserveranno le programmazioni teatrali della politica viareggina…

E voi spirti negri e candidi, rossi e ceruli, rimescete! Voi che mescere ben sapete rimescete! Rimescete! (Macbeth)