SPORT, SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

POST COVID-19. C’e anche lo sport dilettantistico

Le categorie dilettantistiche e le federazioni dello sport italiano rischiano una crisi senza precedenti, e questo è un problema

Nonostante il decreto legge Rilancio abbia disposto l’incremento delle risorse assegnate alla società Sport e Salute s.p.a., per garantire l’erogazione delle indennità anche per i mesi di aprile e maggio, e nonostante, dati Coni alla mano, in Italia ci siano circa 5 milioni di tesserati e altrettanti nelle federazioni amatoriali, risposte e certezze sulla ripresa delle attività di gruppo non ce ne sono. O meglio, “le società sportive dilettantistiche che riescano a garantire le normative governative di sicurezza possono riprendere”.

Missione al limite dell’impossibile, non tanto per le mascherine o la distanza di sicurezza ma per la presenza fissa di un medico all’interno della struttura sportiva e soprattutto – giustamente –  per l’obbligo della sanificazione di spogliatoi e docce, subito dopo l’ultimo utilizzo, a carico delle società. Si capisce bene che poche, se non pochissime, società dilettantistiche e non – basta vedere in serie B e C – possono permettersi questa organizzazione e che senza aiuti concreti dallo Stato, la maggior parte di queste società, che vivono in un mondo già stretto dalla morsa della crisi economica, rischiano di scomparire, colpite dalla mancanza di iscrizioni, dalla chiusura di tante aziende del settore sportivo e dalla mancanza di incassi e sponsorizzazioni a fronte di costi fissi che sono solo stati rimandati di qualche mese.

Tenendo conto, tra l’altro, che secondo la comunità scientifica il completo superamento dell’attuale emergenza sanitaria possa essere raggiunto nei prossimi 12-24 mesi, è chiaro che il rischio di chiusura possa colpire tante realtà, anche quelle più in salute.

Se nel nuoto si prevede un calo delle assenze intorno al 60-70%, nel calcio dilettantistico, secondo il presidente della Lega dilettanti Cosimo Sibilia, rischiano già di scomparire tremila società e continuando così si può arrivare a ventimila.

In questo contesto, per cercare di arginare l’inevitabile crisi, numerose federazioni italiane sportive – la Federazione Ginnastica d’Italia, la Federazione Italiana Canoa Kayak, la Federazione Italiana Canottaggio, la Federazione Italiana Cronometristi, la Federazione Italiana Hockey, la Federazione Italiana Pesistica, la Federazione Italiana Scherma, la Federazione Italiana Sport Invernali, la Federazione Italiana Tiro con l’Arco, la Federazione Italiana Vela e la Federazione Italiana Biliardo Sportivo – si sono rivolte direttamente al Governo, sollecitandolo ad un intervento più mirato.

Il decreto ‘Cura Italia’, a detta loro, non avrebbe previsto misure sufficienti a garantire la sopravvivenza del movimento sportivo italiano e anche con l’ultimo intervento, il decreto legge Rilancio che ha prorogato al mese di giugno la sospensione dei canoni, ha ridotto del 50% i canoni scadenti da marzo a luglio 2020 e ha esteso alle associazioni e società dilettantistiche la possibilità di rimborsare gli abbonamenti per il periodo di sospensione dell’attività, vengono a mancare alcuni punti essenziali. Le richieste delle Federazioni sono sostanzialmente tre:

  •  l’inserimento, all’interno dei 25 miliardi di euro concessi dallo Stato, di uno stanziamento diretto alle federazioni che successivamente potranno far giungere alle società di base;
  • Il secondo, chiede lo sblocco di quei finanziamenti destinati al progetto “Sport per tutti” che in questo momento, date le circostanze, non possono essere utilizzati;
  • Il terzo la sospensione (almeno parziale) di mutui e affitti sui locali e la costituzione di un fondo di garanzia finalizzato al finanziamento delle A.S.A. – All Sport Association – .

Queste sono solo alcune delle misure tutelari che andranno prese ma molto ancora andrà fatto se si vuole salvare il settore sportivo italiano e i valori che incarna e che devono rappresentare, insieme al benessere di tutti i lavoratori, la primaria motivazione di queste azioni. È comprensibile e siamo tutti coscienti del fatto che il calcio professionistico debba avere la priorità, ma questo non significa abbandonare un movimento che ogni anno accoglie da tutta Italia milioni di giovani,  e con essi i loro sogni, che rappresentano il futuro e le gioie di ogni singola attività sportiva e di noi fan.