Quel 17enne con il coltello

di BEATRICE BARDELLI – Sterminare la propria famiglia a 17 anni, riflettere sull’influenza ipnotica di certi giochi e video di internet.

La recente strage di Paderno Dugnano (Milano) ad opera di un 17nne che nella notte tra sabato e domenica ha ucciso a coltellate padre, madre e fratellino di 12 anni è stata al centro dell’attenzione dei media.

Si tenta di capire il motivo di una strage familiare programmata con una ferocia incredibile da un ragazzo minorenne che si sentiva “un corpo estraneo” nella propria famiglia.

TV, quotidiani ecc. si stanno domandando il perché di tanta ferocia, il perché un disagio così devastante abbia potuto portare un giovane a massacrare la propria famiglia. Le ipotesi stanno affiorando di ora in ora ma nessuna di queste soddisfa la mia ipotesi di giornalista con un vissuto ultraventennale di insegnante di Scuola media, il luogo più delicato e fragile nella formazione della personalità di ragazzi che abbandonano la condizione di bambini per passare a quella di adolescenti in piena tempesta ormonale.

Cosa voglio dire con questo. Che non credo assolutamente ad un raptus del giovane omicida. Né credo che l’impeto ad uccidere a coltellate i propri familiari sia stato programmato per risolvere un disagio che il giovane provava nei confronti dei propri familiari. Se fosse così semplice avremmo dovuto assistere a numerose stragi di famiglie in questi ultimi anni. Invece così non è.

C’è un elemento che gli inquirenti sembrano voler ignorare o non considerare in modo approfondito: il tipo di omicidio.

Il diciassettenne ha usato un coltello da cucina per infilarlo nelle carni dei corpi dei propri familiari. Secondo me, è la scelta della modalità di uccidere i propri familiari (un coltello) l’elemento su cui chi indaga dovrebbe soffermarsi a riflettere. Secondo voi, affondare nelle carni vive di una persona viva un coltello è semplice? E’ facile? E’ agevole? Viene naturale? Assolutamente no! Già affondare un coltello in un petto di pollo richiede energia, forza e fatica, figuriamoci quanta energia, forza e fatica può richiedere l’affondare una lama di coltello nel corpo di una persona viva che reagisce, che grida, che si difende!

Mi domando come mai a nessuno sia venuto in mente di indagare se esistano “video” o “videogiochi” che incitano alla violenza fisica compiuta con il coltello. Da qualche anno a questa parte ho notato che molti omicidi sono stati compiuti usando il coltello, un’arma che appena affonda nella carne della vittima fa sprizzare sangue da ogni “buco”, che imbratta il volto ed il corpo dell’assassino. Sangue che cola sui suoi vestiti, sangue che puzza, sangue che si appiccica come colla sulle mani, sulla faccia ecc.

Possibile che dopo la prima coltellata che fa schizzare sangue in abbondanza un essere umano sia così determinato da continuare ad assaltare la persona che vuole uccidere con fendenti sempre più forti e penetranti nelle sue carni? Secondo me c’è qualcosa di più. Anche se non ne ho le prove (ma invito le Autorità a farlo), secondo me, su Internet circolano video, riprese, videogiochi et similia in cui si esalta il tipo di uccisione compiuta con il coltello. Una specie di rituale che ti penetra nella testa, ti ottunde i sentimenti,  ti domina mente e volontà. Un “rituale” che ti appare fattibile, quasi normale, ma soprattutto risolutivo dei tuoi problemi. “Uccidere” fa stare bene!!! 

Ipnosi programmata?

Solo in una situazione di ipnosi programmata e suadente penso sia possibile ad un essere umano sottomettersi al rituale dell’uccisione di un essere umano con il coltello. Certe immagini dovevano essere state introiettate da tempo nella testa del 17nne per poter poi diventare “reali” nel momento dell’uso diretto dell’arma. Un film già visto centinaia di volte non ti può fermare nel momento in cui tu lo realizzi dal vero!       

Controlli e vigilanza!

Per questo motivo invito gli inquirenti a verificare se tra le migliaia di video e videogiochi che circolano in rete non esistano alcuni che incitano alla realizzazione di veri e propri omicidi tramite accoltellamento.  

La mia esperienza

Negli anni Ottanta, insieme alla mia grande amica Teresa Mattei, partigiana, una delle 21 donne membro dell’Assemblea Costituente e fondatrice, insieme al figlio, di “Radio Bambina” (Lari/Pisa) tentammo di denunciare la circolazione di video che incitavano alla pura violenza fisica stravolgendo i principi costituzionali di amicizia, fratellanza e solidarietà umana. Nessuno ci dette ascolto. La nostra lotta fu un vero fiasco! Chissà se questo sassolino gettato nel laghetto di una rivista come TOSCANA TODAY possa ridare dignità ad una nostra “intuizione”.   

Ovvero che le immagini di violenza, viste ripetutamente, aderiscono al tuo cervello confondendo ciò che è bene e ciò che è male e spalancano i cancelli del ciò che è possibile, o giusto, fare per te in quel momento. Una forma di “ipnosi” da videogioco! Per questi motivi consiglio a tutti i genitori che vogliano regalare un videogioco ai propri figli, di guardarselo con attenzione prima di passarlo a loro. Potrebbero anche cambiare idea. Meglio regalargli un libro o un album da disegno…