Quella di Viareggio fu una Strage di Stato

di ALDO BELLI – In Corte d’Appello non sono stati condannati solo Moretti ed Elia, ma anche Ferrovie di Stato, un pezzo del potere in Italia.

Non era facile condannare in un’aula di Tribunale le Ferrovie dello Stato. E lo prova la lunghezza del processo ancora in essere dopo 13 anni. Almeno quattro particolari spiegano perché, e perché meriti tenerlo presente.

Il primo è la mancata costituzione dello Stato come parte civile. La motivazione fu espressa il 13 novembre 2013 dall’avvocato che rappresentava la presidenza del Consiglio dei Ministri e i ministeri dell’Ambiente e degli Interni, ribadito poi da Palazzo Chigi: “Il legale ha spiegato che fra lo Stato e le assicurazioni di Fs e Gatx (la società proprietaria del convoglio che deragliò) “c’è una transazione in fase di definizione” per un risarcimento che il legale definisce “sostanzioso”. Il governo in quel momento è quello del PD. L’allora sindaco di Viareggio, Leonardo Betti (PD ma con la propria testa) scrisse direttamente al presidente del Consiglio Enrico Letta affinché rivedesse la decisione; anche il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Erasmo D’Angelis fece appello al capo del governo “perché è ancora in tempo per correggere questa decisione”. Sarebbe riduttivo liquidare quella decisione come un baratto tra il denaro per i risarcimenti e la giustizia.

Il secondo particolare. Il 2 giugno 2010, vale a dire appena un anno dopo il disastro ferroviario, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (PD) nomina l’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, Cavaliere del Lavoro (stranamente nella pagina ufficiale del sito dei Cavalieri del Lavoro 2010 al nome di Moretti è stato cancellato il link di accesso alle motivazioni, accertato oggi 2 luglio 2022). Anche in questo caso, sarebbe riduttivo liquidare il gesto di Napolitano come una distrazione: il Potere è fatto di simboli e le simbologie rappresentano il linguaggio che da ordine al Palazzo.

Mauro Moretti, infatti, appartiene al gotha del nuovo potere italiano all’ombra dell’alleanza tra ex democristiani ed ex comunisti, dalla RAI fino alle Ferrovie. Moretti è stato un sindacalista della prima ora, iscritto alla Cgil dai primi anni ‘80 ha scalato i vertici dell’organizzazione fino alla segreteria nazionale. Nel 2006 il Governo Prodi (PD) lo nomina amministratore delegato di FS. L’uomo è uno di quei manager che possiedono obbiettivamente una marcia in più (si diceva che fosse molto apprezzato da D’Alema), il brutto carattere lo manifesta solo con coloro verso i quali non ha niente da temere, insomma ha la stoffa del boiardo.

Boiardo è la parola (di origine russa) con la quale nel X secolo venivano indicati i capi dell’aristocrazia bulgara, adottato nel linguaggio moderno per indicare la casta dei più alti dirigenti dello Stato. Non stupisce così, che l’ingegner Mauro Moretti il 15 maggio 2014 venga nominato amministratore delegato e direttore generale di Leonardo S.p.a.: Governo Renzi (PD). Leonardo è un’azienda italiana di Stato attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza: per intenderci, aerei, elicotteri, armamenti militari prodotti per l’Italia e per la Nato, artiglieria navale, veicoli corazzati e sistemi subacquei.

Il terzo particolare appartiene più modestamente al mondo visto dal basso, spesso non meno eloquente di quanto accade in alto: potremmo definirlo il fiuto del Potere. E Ferrovie dello Stato sono un Potere. Poche settimane prima del processo in Corte d’Appello, il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro decide di fare uscire il Comune di Viareggio da parte civile o comunque niente fa per impedirlo. L’assessore regionale ai Trasporti Stefano Baccelli (PD) dopo la sentenza ha dichiarato: “Condanne in gran parte confermate, sentenza equilibrata”. Definire una condanna che rende giustizia dopo 13 anni una sentenza equilibrata nasconde malamente l’imbarazzo di chi cerca di stare in equilibro su una corda arroventata: tra le vittime e Ferrovie dello Stato. Del Ghingaro si mostra più pratico nel dare un segnale al potere che conta.

Quarto particolare. Il proprietario del carro cisterna deragliato contenente Gpl è il colosso americano Gatx, azienda che possiede 160.000 vagoni-ci­sterna per il trasporto di deri­vati del petrolio, gpl e altre so­stanze, la flotta europea gesti­ta da sedi in Germania, Au­stria e Polonia è composta da 20.000 carrozze e il vagone era stato immatricolato in Ger­mania (Corriere della Sera, G. Santucci 1 luglio 2009). Quella tragica notte del 29 giugno 2009 le prime telefonate a Roma sarebbero state con il prefisso internazionale, ma questa è rimasta una voce e tale rimane. Certo è che la dimensione del disastro coinvolse grandi interessi economico-finanziari, e quindi diplomatici, ben oltre i confini italiani, per i quali probabilmente il risarcimento dei danni bastava per sostenere la fatalità. Come disse l’Ad Moretti: “Uno spiacevole episodio”.

Il termine Strage di Stato è stato coniato nella pubblicistica politica come atto o insieme di atti terroristici diretti a destabilizzare l’ordine costituito, e in cui si ritiene siano implicati come mandanti o complici organi e personalità dello Stato: sarebbe, dunque, inappropriato per qualificare il disastro ferroviario di Viareggio poiché evidentemente non reca la firma di nessun mandante. Occorrerebbe allora aggiornare il suo significato: perché il 30 giugno in Corte d’Appello non sono stati condannati solo Moretti ed Elia, ma anche le Ferrovie dello Stato. L’incidente di Viareggio non era inevitabile e potrebbe ripresentarsi altrove.

Ogni tragedia di proporzioni abnormi (Viareggio, il Ponte Morandi, Moby Prince…) implica sempre qualcuno che l’ha resa possibile, e questo qualcuno si chiama Stato: colpevole comunque di non avere svolto le proprie funzioni: attive o di controllo di ciò che la legge prevede o dovrebbe prevedere. Le responsabilità individuali implicano sempre un contesto che le rende o meno probabili e possibili.

Lo Stato è un’entità difficile da incriminare perché è impalpabile, svanisce nella rete gerarchica di tutti coloro che vi partecipano (ministri, parlamentari, funzionari pubblici, manager d’azienda… In un paese poi come il nostro fondato sul principio: tutti responsabili nessun responsabile): quale migliore riprova, quindi, dopo la sentenza di Firenze, che quella di Viareggio fu una Strage di Stato se non la decisione stessa del Governo nazionale di non costituirsi parte civile? Poteva mai lo Stato ritenersi vittima di Ferrovie dello Stato, cioè di se stesso? Ma questo accade quando in una nazione il concetto di Stato non viene associato a quello di cittadini, di popolo: non esiste distinzione tra lo Stato (che è di tutti) e il Governo con le sue diramazioni (che rappresenta una parte). Cosicché, venendo meno la differenza e la trasparenza, il Potere finisce per coprire la verità: teso unicamente a proteggere la propria incolumità. Occhi chiusi e fatalità. L’effetto concreto è il cammino più faticoso per la Giustizia, e lasciare che le cause delle tragedie rimangano irrisolte.

L’esempio che ci proviene dai familiari delle vittime della Strage di Viareggio, allora, non è populismo – come ha scritto qualche giornalista autorevole dopo la sentenza – bensì cosa significhi sentirsi popolo: lo hanno dimostrato in questi dieci anni e più continuando a battersi non solo per la giustizia dei propri cari ma per la sicurezza del sistema ferroviario nazionale.