IN ITALIA, QUINTAEFFE

QUINTAEFFE. Questa semplice poesia è il nostro grido.

Siamo esausti di svegliarci in un mondo frammentato, grigio, circondati da persone superficiali, incatenati nelle nostre dolci prigioni.

Una notte una lacrima fu destata dal suo riposo;
improvvisamente non veleggiava più nel calore,
ma, sola, avvolta in un dolce sopore,
era giunta su di un volto dal respiro affannoso.

“Sola”, ripeteva una voce,
alchè la lacrima si chiese se a lei non si rivolgesse,
dunque le rispose chiedendo perché soffrisse.
Le labbra, strette, come colpite da un Dolore atroce

progressivamente si serravano, gelide, mute.
Ma la lacrima realizzò di non chiamarsi “sola”,
sicché dalle piegate ciglia, cristallina, cola,
una goccia di Dolore sulle guance paffute.

Di lì una ad una le sue compagne seguitavano,
ma la piccola lacrima guardava sotto di sé:
solo la nuda oscurità, vedeva, ahimé,
vigeva il Terrore, ma le altre non tremavano.

D’un tratto le labbra si schiusero:
“Non c’è luce, solo il tramonto” sussurravano,
“Il mio cuore è ingabbiato..” bisbigliavano,
“..e le sbarre sono gelide!” mormoravano.

“Voglio accarezzare l’erba..” affermano.
“..rifugiarmi nel calore della sua mano.”
“Mi mancano gli sguardi.” sospirano,
“Mi manca respirare!” ora urlano.

Il suo cuore continuava a palpitare,
ma in quella cinerea cella,
ora marciva quella forte Noia.
Solo allora quella lacrima di Gioia,

libera dalla Paura, si lasciò andare.”

Questa semplice poesia è il nostro grido.
Siamo esausti di svegliarci in un mondo frammentato, grigio, circondati da persone superficiali, incatenati nelle nostre dolci prigioni; il nostro massimo contatto è uno schermo e una voce metallica. Ogni volta che apriamo gli occhi, la noia, il dolore si aggrappano alle nostre ciglia e ci impongono di richiuderli. Ogni giorno è vuoto allo stesso modo, aspettiamo i brutti momenti per ricordare cosa significhi provare un’emozione.
Ma noi siamo quelli forti, l’ultimo anello della catena che sorregge il peso dell’ancora di salvezza della società, la ciliegina conservata in disparte e aggiunta infine sulla torta, fragile, sola, non meritiamo di essere protetti, tutelati. Prima viene chi è più a rischio ma può permettersi di vagare per le strade con la scusa di prendere mezzo filone di pane, i bambini, poveri, che crescono chiusi in casa, “gli adulti”, quelli a contatto con il temibile mondo del lavoro, quel mondo sì, che va a rotoli, non il nostro, quello che attraverso l’affanno di una mascherina, lontani da qualsiasi contatto, vediamo collassare, noi poveri pezzi di un puzzle che mai si ricomporrà, perché “stai studiando abbastanza?”, “ma è un voto basso per te!”, “siete a casa, potreste impegnarvi un po’ di più!”, conta la maschera che ci è stata dipinta sui volti, non la nostra voce.
Invece no. Noi lotteremo anche per una sola nostra lacrima.

(foto: Alexas_fotos – licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/dire-s%C3%AC-al-live-gioia-lust-for-life-2121044/ )