QUINTAEFFE

QUINTAEFFE. Una via di fuga: lo sport

Ricordo ancora perfettamente quel fatidico 5 marzo, ricordo la gioia provata per un’inaspettata settimana di vacanza, mentre percorrevo il vialetto fuori scuola per tornare a casa con i miei amici, già pensavo a come avremmo trascorso quei giorni, a dove saremmo andati per approfittarne della situazione e divertirci un po’.

Quando ripenso a quei giorni, mi sorprendo di quanto sia stato ingenuo, di come non mi sia reso conto di quello che stesse accadendo in tutto il mondo, anzi forse ne ero consapevole, ma non ci credevo abbastanza: chi avrebbe mai pensato che dal lunedì seguente sarei stato chiuso a casa senza la possibilità di uscire per ben tre mesi? In un primo momento, la situazione era talmente paradossale che ero curioso di come avrei vissuto questa nuova esperienza, la quarantena, intere settimane a casa senza neanche poter uscire per andare a scuola o al parco o dai parenti, ma le settimane sono cominciate ad aumentare, sempre di più, e pian piano, la curiosità si è trasformata in solitudine, amarezza, frustrazione e sconforto.

Giorno dopo giorno, mi sono reso conto di come l’album dei miei ricordi sarebbe diventato sempre più monotono, riempito dalla medesima fotografia: io nella mia cameretta, seduto su una sedia, davanti ad un computer. L’anno dei nostri diciotto anni, il primo camposcuola all’estero, i primi viaggi insieme, la patente, tutto ciò scomparso in un istante,ma, nonostante tutto, in una cella piccola e buia, sono riuscito a trovare una chiave per evadere da quella prigione: lo sport

Lo sport mi ha sempre aiutato nei momenti più duri della mia vita è sempre stata la mia valvola di sfogo, e anche in questi mesi di quarantena mi ha aiutato a evadere da quella realtà paradossale. Pur in solitudine, in casa o in giardino l’attività fisica mi ha permesso di ritrovare la forza per combattere, per andare avanti, grazie allo sport ho trovato del “buono” anche in questo periodo di pandemia grazie al quale ho potuto riscoprirmi sotto vari aspetti e anche rivalutarmi. Lo sport ha rappresentato per me una breccia nelle mura in cui mi trovavo rinchiuso tutto il giorno e mi ha permesso di rifiatare e sentirmi libero.