di ALDO BELLI – La democrazia perde quando si gioca per vincere tutti, e in fondo si tratta del male cronico di questo paese.
Lunedi 23 gennaio i grandi elettori sfileranno di fronte all’urna più alta della Repubblica. Quanto abbiamo visto ed ascoltato e letto in queste settimane è la necrosi della democrazia italiana: il complesso di alterazioni strutturali irreversibili comportanti la perdita di ogni vitalità a carico di gruppi cellulari, zone di tessuto, porzioni di organo in un organismo vivente.
Nel video che giovedì abbiamo dedicato all’elezione del primo presidente dell’Italia repubblicana, è citato un passaggio di Luigi Einaudi: “Voce del Parlamento Voce del Popolo”. Ai nostri contemporanei è mancato anche il solo buon gusto di ricordare a se stessi di sedere in un Parlamento che non corrisponde neppure alla volontà elettorale, del quale un terzo già dichiarato defunto. Avrebbe dovuto bastare, questo, per seguire una via di sobrietà e di morigerato rispetto verso la sacralità delle istituzioni, mentre si è scelta la via del ridicolo.
Silvio Berlusconi almeno ci ha messo la faccia. Ciò che gli altri capi bastone non hanno avuto il coraggio di fare. In democrazia si vince e si perde, e Berlusconi ha perso. La democrazia, invece, perde quando si gioca per vincere tutti, e in fondo si tratta del male cronico di questo paese. Solo nei paesi del vecchio comunismo reale gli apparatčik, i funzionari della politica, rumavano e tramavano per condividere il nome del successore che non scontentasse nessuno garantendo a tutti di proseguire la lotta per lo sfruttamento del potere. E’ quanto continua ad accadere in Italia.
La riprova, del resto, è nei fatti che anche la storia recente ha prodotto: negli ultimi vent’anni si sono succeduti governi di diverso e alterno colore politico, e nulla è cambiato nella vita del paese. Forse, la paura di Mario Draghi al Colle è proprio questa: non già il potere delle banche e della finanza europea, ma quella di un corpo estraneo alla necrosi nella quale ci si illude di poter continuare a sguazzare. E, purtroppo, di un’illusione si tratta che non riguarda solo gli apparatčik, ma il senso comune del popolo italiano.
La migliore gioventù della Repubblica se solo potesse uscire dai propri sepolcri!
Aldo Belli giornalista.
