Eugenio Salomone - Toscana Today
OPINIONI, POESIA - di Eugenio Salomone, POESIA E LETTERATURA

RACCONTI – La cena e l’amico sconosciuto

di EUGENIO SALOMONE – I racconti e la poesia su Toscana Today, spazio aperto per la passione di scrivere, il piacere della lettura

Ho deciso di non partecipare più alle annuali cene dei coscritti in versione mista, come va di moda: maschi e femmine insieme. L’ultima esperienza è stata così noiosa e negativa.

Per primo la delusione della bella Elena, rivista dopo 30 anni: “Sembra mia madre” ho pensato. Lei invece, quella sera, si atteggiava ad attrice di successo per una sola apparizione in un film sparito in tre mesi e per qualche recita in teatri quasi parrocchiali. Un’ icona di desiderio per anni si era infranta in una sola sera!
Poi Carlo, promotore finanziario, da sempre studente mediocre ora faceva credere di essere ricco ed intelligente. Due nostre conoscenti pendevano dalle sue labbra, Un po’ sciocche e appassionate di rotocalchi e gossip, seguivano “Uomini e donne”.
Carlo aveva terreno facile e prometteva di portarle in barca(affittata) molto presto.

Il vino non riusciva a rallegrare l’umore e non stimolava certo la memoria. Riconoscevo alcuni visi, ma i nomi proprio non volevano arrivare. Poi di colpo mi sentii chiamare: “ Mario come stai ?”.
Mi volsi e vidi Massimo, anzi Padre Massimo. Eravamo stati nella stessa classe; lui molto studioso con un animo sensibile e riflessivo. Ora era un domenicano con una bella voce calda e profonda; capace di incantare anche nelle prediche. Sempre senza l’abito religioso , ancora magro, quasi attraente con capelli brizzolati e l’aria giovanile, vestito casual. “Ti mantieni bene” gli dico e aggiungo per provocarlo: “Il celibato mantiene giovani”. Due coscritte passano e lo guardano con interesse. “O non sanno chi sei o pensano tu sia una sorta di Padre Ralph” dico. La cena non è male, siamo in un locale della Versilia stile anni 60 ed io mi sto annoiando, specie dopo avere rifiutato vari inviti per il ballo che non sopporto, e penso: “Non sarei dovuto venire!”.

Poi stufo mi alzo, con il bicchiere in mano e vedo in un angolo della sala una persona vagamente familiare, ma tanto più vecchia di me; pochi capelli, quasi rasato, lo sguardo spento, diverse rughe sul viso e peli bianchi sul pizzetto. La pancia appoggiata e strizzata dalla cintura. Decisamente in sovrappeso rispetto a me. Lo saluto con un cenno e lui ricambia, forse per educazione, mi avvicino e mi siedo e così fa lui. Inizio a raccontargli di me, una lunga narrazione; la mia perenne insoddisfazione della vita; di quanto impegno e serietà mettessi in ogni cosa e dei pochi risultati ottenuti. Tutto sembra così faticoso, anche le cose che dovrebbero essere piacevoli e poi la pesantezza delle relazioni. Lui è taciturno, ogni tanto annuisce, ma appena guardo in giro anche lui si distrae.
Vedo che cerca di dirmi qualcosa, ma forse per il rumore della festa non capisco le parole.

Fa caldo e mi tampono la fronte con un fazzoletto, anche lui ha caldo e fa lo stesso.
Sento una certa vicinanza e gli confido che sono un ricercatore, lui mi guarda sorpreso e allora spiego: “Cerco il senso della vita: cerco la felicità”. Poi con un sospiro gli sussurro il mio segreto: “Ho paura della solitudine, per questo sono qui stasera” e mi avvicino e lui anche; mi guarda e non dice niente. Mi alzo scocciato, non mi sento capito, non mi è di nessun aiuto. Ora lo trovo persino antipatico, con quella sua aria così per bene. Trovo in lui tante cose che non sopporto e che non so definire. Lo saluto a mala pena, non risponde, così mi allontano indispettito per essere stato ignorato in questo modo.

“Ma chi si crede di essere?” borbotto tra me. “Che strano, zoppica anche lui; ma dalla gamba opposta” penso, mentre lo guardo allontanarsi con la coda dell’occhio. Esco fuori e l’aria fresca della sera mi dà subito conforto.