Papa Ratzinger

Ratzinger sta morendo, un conservatore della Chiesa

di ALDO BELLI – Le dimissioni di Joseph Ratzinger, papa emerito, come indice di una rottura nella Chiesa di Roma. Un errore inevitabile?

Durante l’udienza generale di ieri papa Francesco aveva invitato o fedeli a pregare per il papa emerito Joseph Ratzinger: “È molto ammalato, che Dio lo consoli e lo sostenga fino alla fine in questa testimonianza di amore alla Chiesa”. Nella liturgia vaticana significava l’annuncio della sua morte imminente.

Ratzinger verrà sicuramente ricordato per avere infranto la regola del pontificato usque ad mortem con le sue dimissioni, quella che a molti osservatori parve – e tutt’ora pare – una rottura verso la modernità della Chiesa di Roma, e che invece io considero il frutto di un errore: anche se inevitabile, ma indice della distrazione del governo della Chiesa, il Conclave, e non per mancanza di illuminazione da parte della Divina Provvidenza, ma per averla fraintesa.

L’errore fu personale di Ratzinger, che alle sollecitazioni dei colleghi cardinali smarrì l’umiltà di resistere alle tentazioni, sapendo che il suo lungo servizio a favore della Chiesa conteneva scheletri che prima o poi sarebbero venuti alla luce compromettendo l’autorità papale. La sua lettera “circa il rapporto sugli abusi nell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga” dell’8 febbraio 2002 ha il grande pregio morale e cristiano di assumere sulle proprie spalle le responsabilità di tutta la Chiesa: “ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso”.

L’errore, quindi, non significa ridurre l’esistenza da cristiano e teologo di Joseph Ratzinger alla vicenda degli abusi sessuali dei quali lui poteva o meno essere a conoscenza, e non solo nella chiesa tedesca. Piuttosto, nell’essere cosciente – essendo difficile dimostrare il contrario per chi da anni aveva vissuto ai massimi vertici del potere vaticano – che il silenzio su quegli abusi portava anche la sua firma.

Ancora nel novembre scorso una nuova denuncia era stata sporta al tribunale di Traunstein, in Baviera, nell’ambito dell’inchiesta sui preti pedofili, e per la quale l’ex papa aveva fatto annunciare che se si sarebbe presentato in giudizio a difendersi. Come dice Bergoglio: siamo tutti peccatori (infrangendo la regola della infallibilità del papa). Ma questa è una verità per la quale ciascuno è ammesso al perdono di Dio, materia dello spirito e non del potere materiale sulla Terra. Solo l’idea di un papa costretto dalla legge a presentarsi in un tribunale e a rispondere di fronte ad un pubblico ministero fa venire la pelle d’oca.

Errore, quindi, del Conclave. Che nell’eccesso di sicurezza derivato dal pontificato di Karol Wojtyła (forse rapidamente elevato alla santità per chiudere una pagina oscura della storia moderna dell’Oltretevere), ritenne più agevole per la cura delle anime assecondare un papa teologo per suo carattere distante dal potere: sostenuto da una “base elettorale” proveniente dalla sua “continuità” con il predecessore (Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) facendo più facilmente da argine all’anima progressista del Conclave. Ignorando il pericolo di lasciare il Soglio di Pietro in balia delle ombre del passato.

Papa Ratzinger fu un fedele conservatore senza riuscire ad offrire una ragione per la quale la Chiesa avrebbe trovato nella conservazione delle sue rigidità teologiche un motivo per ritrovare un proprio ruolo nel mondo.