Recovery Fund, Draghi curatore fallimentare

di ALDO BELLI – Il governo avrebbe affidato l’incarico alla società internazionale di consulenza McKinsey per il Recovery Plan.

Il fallimento dello Stato. Per chi abbia senno dell’ordinamento dello Stato, sono i primi rudimenti scolastici le cause della caduta dell’Impero Romano, dal quale proviene la nostra cultura giuridica. L’Italia non ha avuto Napoleone, che pure ha cavalcato sulle nostre terre: ma si limitò sostanzialmente, a far censire e trafugare le grandi opere d’arte per portarle oltr’Alpe. Napoleone era tutt’altro che un fesso, capì subito con chi aveva a che fare, e non provò neppure a tentare di dare un ordine alla pubblica amministrazione italiana. La quale, tale era sotto la monarchia sabauda, e tale è rimasta: nonostante Mussolini in mezzo tra monarchia e repubblica.

Leggo oggi che il Governo Italiano (confesso che in verità poco m’interessa in questo caso il nome del dominus al quale associarlo) avrebbe affidato l’incarico (un contratto a firma del ministro dell’Economia Daniele Franco) alla società (internazionale) di consulenza McKinsey per la riscrittura del Recovery Plan.

Il Recovery Plan è il programma che stabilisce le misure che dovranno dara attuazione in Italia al programma di ripresa economica e sociale approvato dall’Europa (Next Generation EU), considerata la grande occasione per lo sviluppo dell’Italia. Il programma venne approvato alla fine di una lunga riunione dal Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2021.

Non sono andato a cercare a quanto ammonti il costo della burocrazia di Stato in Italia. I ministeri, le regioni… per capirci. Con annessi e connessi di commissioni, consulenti e società di Stato appositamente create con l’apparente finalità di concorrere alla formazione delle politiche per l’esecutivo. E non mi interessa molto che, a quanto si dice, la società internazionale di consulenza McKinsey si sarebbe resa disponibile ad offrire la propria consulenza al governo italiano per pochi euro,

Se la notizia venisse confermata – ma pare che non ve ne sia bisogno – sarebbe l’equivalente di una dichiarazione di fallimento dello Stato Italiano: poiché (come insegna la caduta dell’Impero Romano) uno Stato non fallisce solo per i debiti che non può più onorare, per la mancanza del denaro necessario a soddisfare i bisogni dei propri sudditi, ma anche quando si rivela incapace di organizzare le cose che deve fare.

Che in Italia, tra la pletora di organismi e commissioni, migliaia di burocrati (nel senso del personale professionale addetto a fare muovere la ruota della pubblica amministrazione), decine e decine di eccellenze del mondo universitario, lo Stato sia ridotto a rivolgersi ad una società di consulenza per scrivere il programma necessario ad accedere alle sovvenzioni europee, come volete definirlo se non una dichiarazione di fallimento dello Stato?

Ma in fondo, capisco il presidente Draghi. Del resto, è ormai evidente che è arrivato un curatore fallimentare, più che un leader politico.

La notizia dell’ultim’ora è la smentita del Governo: la riscrittura del Recovery Plan avverrà con le risorse nazionali. Ne sono felice. Rimane il fatto che la notizia è circolata al Ministero dell’Economia, forse frutto solo della fantasia romana. O forse, conoscendo l’Italia è un’opportuna retromarcia. Rimane solo, allora, una bella domanda: in questi lunghi mesi di pandemia e chiusura degli uffici pubblici quale è stata la produzione ministeriale di programmi concreti per gestire la ripresa economica e lo sviluppo del Paese in previsione del superamento dell’emergenza sanitaria?

(foto: licenza pixbay – https://pixabay.com/it/photos/fabbrica-demolizione-distruzione-4757647/ )