Niclo Vitelli (TOSCANA TODAY)
OPINIONI, OPINIONI - di Niclo Vitelli

Riflessioni a caldo sul voto in Versilia

di NICLO VITELLI – I risultati delle elezioni a Massarosa e Seravezza dovrebbero essere un’occasione per aprire gli occhi nella politica.

Si potrebbe chiudere il discorso con un pareggio 1 a 1.  A Seravezza il centrosinistra perde, a Massarosa invece vince. Senza scomodare considerazioni generali sul voto, qualche riflessione sul piano locale viene alla mente: fuori dal trionfalismo di certe dichiarazioni o dal consolatorio di altre. Il Pd dovrà andare a fondo su alcuni problemi, così come anche nel centrodestra sarebbe opportuno un serio ed approfondito esame. Sarebbe importante che gli organismi versiliesi del Pd si riunissero per fare una analisi e valutare la situazione alla luce dei risultati elettorali.

In termini di voti assoluti di lista, a Massarosa il Pd mantiene sostanzialmente invariato il proprio consenso che viene da un elettorato stabile, ma non in crescita: 2.165 voti rispetto ai 2.258 delle regionali scorse, nelle comunali del 2.019 2.260 voti. L’’andamento elettorale in picchiata del M5 stelle segue quello nazionale: 269 voti al primo turno a fronte dei precedenti 1.039.  E c’è un logoramento nel centrodestra dove la Lega passa dai 3.074 voti delle elezioni comunali 2019 ai 1.128 di oggi: praticamente un terzo dei voti ricevuti nemmeno 2 anni fa. Fratelli d’Italia passa dai 465 voti delle comunali 2019 a 772: il picco avuto alle europee di 3.184 voti e del quasi doppio di voti alle ultime elezioni regionali ovvero (1.468) è molto lontano. Forza Italia, infine, perde dai 1.437 voti delle precedenti elezioni comunali agli attuali 432.  

Su questi risultati, certamente hanno pesato anche le numerose liste civiche e i diversi raggruppamenti che hanno drenato e ri-aggruppato parte dei voti in maniera più liquida rispetto alle competizioni politiche. Sicuramente hanno avuto un peso non secondario la crisi dell’amministrazione di centrodestra e le divisioni tra la lista Coluccini e quella di Bigongiari; mentre, dall’altra parte, ha avuto un effetto positivo la capacità di riunificazione del centrosinistra e la buona affermazione della lista Sinistra Comune.

Anche a Seravezza una analisi seria sui voti assoluti e sulle difficoltà di rapporto con l’elettorato nelle varie frazioni, il Pd dovrà condurla in maniera accurata e approfondita.

I risultati ci dicono poi che un altro elemento determinante ai fini dei risultati, ma questo vale anche su un piano più generale, è la qualità, lo spessore, il grado di popolarità, la preparazione e l’esperienza dei candidati a sindaco che, come abbiamo visto, può fare la differenza in moltissimi casi.

Ancora oggi ogni Comune fa storia a se stante e un’idea di progetto versiliese non c’è o non emerge con chiarezza né nel Pd né tra i partiti del centrodestra.

Misurando la dimensione versiliese il Pd oggi potrebbe contare solo su tre comuni: Massarosa, Stazzema e Camaiore (l’ultimo, però, alla vigilia delle prossime comunali).

A Viareggio, il Pd non pesa granché, anzi è ruotino di scorta, con una parte consistente del proprio elettorato che si è dispersa nei rivoli del civismo o dell’astensionismo nelle ultime elezioni cittadine (il Pd è passato nello stesso giorno da 7.374 voti alle regionali ai 2.894 alle comunali); all’interno dell’amministrazione comunale vi è una componente proveniente da Forza Italia e da destra che esercita un peso non secondario, i programmi e il confronto, sia interno che pubblico, sono poi, in ultima analisi, condizionati dagli obiettivi personali del Sindaco e dal suo  rapporto, a corrente alternata, con alcune  anime e componenti del Pd regionale. 

Pietrasanta, Forte dei Marmi e Seravezza al centrodestra. Camaiore, ora di centrosinistra, sarà a breve il terreno dove, quindi, si giocherà una partita molto importante per gli equilibri futuri. Abbiamo dei precedenti che ci dicono, come è successo del resto a Seravezza qualche settimana fa, che non è automatica una riconferma anche con un tesoretto in eredità costituito dal buon governo precedente; ma tutto dipenderà dalle idee, dai progetti e dallo spessore dei candidati, dall’ampiezza e coerenza della coalizione e dai rapporti reali con la gente e con il territorio.

L’astensionismo è stato notevole e segnala un malessere e/o un distaccamento di molti cittadini dalla vita pubblica ed istituzionale, un malessere composito, articolato e variegato, assieme ad un disagio di intere aree periferiche, di rioni e frazioni di territorio che nemmeno gli stendardi del civismo, spesso approssimato o truccato, riescono a muovere più.

A Massarosa su 19.419 elettori registrati il 3 e 4 ottobre ne sono andati a votare solo 9.852 (il 50,73%) che sono scesi ulteriormente nel ballottaggio a 8.825 (al 45,45%). Quindi, i 10.594 elettori che non hanno votato al ballottaggio sono un problema non solo per il Pd ma per tutti i partiti, i movimenti e le liste civiche che si sono presentati alle elezioni di Massarosa. Segnalano che la protesta nei confronti della politica, delle istituzioni, dello stato sociale, per i propri disagi economici non trova più sfogo nell’esercizio di uno dei più importanti capisaldi democratici: il voto, la scelta dei governanti, l’esercizio dell’elettorato attivo.

Il Pd saprà affrontare ciascuno di questi problemi? Riuscirà a darsi un programma e degli obiettivi per un progetto versiliese e per recuperare quel rapporto diretto con le realtà territoriali che sembra aver perso da anni? Il mondo del lavoro e dei lavori, dei giovani, delle donne, delle periferie, delle frazioni abbandonate, spopolate, deprivate di servizi.

Problema simile c’è nel centrodestra dove, come nel caso di Massarosa, le divisioni, il personalismo, la lotta interna per la guida dell’alleanza e la scarse o sbiadite carature istituzionali dei candidati ne hanno segnato gli insuccessi.

Ho letto in questi giorni che anche dopo il voto Coluccini continua a litigare con gli altri con cui s’era apparentato (per il conteggio dei voti!). Anche al centrodestra manca una visione versiliese e un progetto per l’intero comprensorio.

C’è poi l’aspetto dell’innovazione. La Versilia da anni sta vivendo una difficile ed ancora non riuscita ricollocazione: i modelli turistici che hanno contribuito in maniera consistente all’economia locale non sono più attrattivi, non lo erano più già prima del Covid. Gli andamenti positivi di quest’estate rischiano però di abbagliare: se non sarà sostenuta e accompagnata dall’innovazione, questa tendenza rischia di rivelarsi un miraggio ingannatore e di breve durata.

Anche i settori storici trainanti dell’economia – il marmo, la nautica, l’artigianato produttivo, i servizi – stanno vivendo fasi di trasformazione nei mercati globali sui quali sono ormai collocati e dove per non essere travolti o marginalizzati è necessaria una continua innovazione. Questi settori, tuttavia, stanno dimostrando anche che la ripresa c’è e può diventare ancora più forte caratterizzando un trend di lungo periodo: anche qui, innovazione, sistemi infrastrutturali, recupero dei rapporti con le comunità sono aspetti decisivi.

La vita e l’organizzazione culturale è sottoposta ad un forte stress perché i suoi presupposti principali, costruiti sui modelli, gli stili di vita, i gusti e le mode del Novecento, oggi non hanno più quell’attrattiva di un tempo. Poi, in Versilia ognuno coltiva i propri orticelli con soluzioni e iniziative frammentate, incapaci di creare quelle sinergie settoriali e territoriali che sarebbero necessarie.

Non c’è ovviamente solo un problema politico, di riorganizzazione e di progetti per stabilire chi sarà nel giro di poco tempo vincente, ovvero egemone tra i due schieramenti. C’è anche un problema di classi imprenditoriali, del loro rapporto con la politica e le istituzioni. Per esempio, avere 3 o 4 associazioni di albergatori, di balneari e nel settore commerciale e turistico non consente di guardare oltre confini ristretti e di misurarsi invece con le sfide di oggi che richiedono progettualità, innovazione, trasformazioni e visioni sistemiche. Come riportare le esigenze ed anche i contributi e le idee dell’imprenditoria versiliese dentro ai circuiti del dibattito e delle decisioni della politica per concorrere attivamente alle sintesi istituzionali?  

Come e se riuscirà a passare dalla fase di trincea e di sfruttamento delle rendite a quella della trasformazione e del cambiamento: questo, a mio avviso, è il problema principale su cui politica ed economia si dovrebbero interrogare più a fondo in Versilia e dare risposte nuove.

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