Rigassificatore a Piombino sotto le finestre di casa

di SILVIO BERTOLDI – La ribellione dei piombinesi contro il rigassificatore è un monito per l’Italia, l’ambiente come bene comune.

Dopo la manifestazione di sabato scorso a Piombino cosa resta? All’improvviso mi torna alla mente il film d’esordio di Virzi “La bella vita” ambientato in una Piombino post industriale, dove prevalgono cieli plumbei e quell’aria rarefatta dalle polveri.
Il progetto per la realizzazione del rigassificatore va avanti, nonostante i dubbi certificati e le garanzie dei soliti tecnici, come sempre rassicuranti.

3,7 Km di interdizione a cose normali, impianto soggetto alla legge Seveso, mentre invece Piombino sta lì, tutta dentro con un carico di 170.000 mc di gas liquido con tanti saluti.

Questa scelta rappresenta una prima prova muscolare, sarà solo il debutto di una nuova forma di approvvigionamento energetico del fossile da riproporre in altri contesti, molto probabilmente.

Le opposizioni da destra a sinistra saranno piegate dal fuoco concentrico mediatico, il main stream, ed ecco che lo scambio termico che utilizza l’acqua del mare all’improvviso diventa un fatto positivo.

Che dire poi del cloro per disincrostare i filtri dai residui? Dettagli, tanto va tutto in mare e lo sappiamo quanto è vasto e profondo. La sicurezza di un impianto simile è garantita, ecco che anche qua i tecnici si spingono nel solco delle rassicurazioni.
Ma il cittadino non è fiducioso, non può dormire con il chiodo fisso di una concentrazione energetica così imponente, pari a 30 atomiche, sotto casa, praticamente in giardino, la distanza è utile ricordarla consiste in 500 metri dalle, abitazioni.

Poi, dopo tanti anni di degrado i piombinesi credevano nella rinascita imprenditoriale, nel diporto, in una forma di sviluppo che mettesse alle spalle un lungo periodo di degrado. Il progetto di bonifica delle aree del SIN (Sito Interesse Nazionale) della acciaieria riguarda solo in parte l’area a terra ma molto sott’acqua, ed è qua che passerà la tubazione sottomarina, aggiungendo preoccupazione come se non bastassero gli interrogativi.

Un’area necessitante di una re-identificazione in cerca di continuità con Cala Moresca e il Golfo di Baratti, un potenziale di sviluppo turistico ecosostenibile che verrà vanificato. La possibilità di avere un turismo che facesse da traino in un comparto, quello della nautica e dei servizi connessi, il refitting per esempio.

Il sogno di una rinascita ambientale, di chiudere la porta del degrado e dell’inquinamento con attività compatibili.
Nulla per tre anni, dicono le istituzioni, dovranno sorbirsi la rigassificazione di ingenti quantità di gas.

Cosa dire poi delle comunicazione del Presidente Draghi: “dobbiamo ultimare l’istallazione del rigassificatore di Piombino entro la prossima primavera, è una questione di sicurezza nazionale”… quindi tutti zitti.

Insomma il Giani mediatore oggi appare molto debole, le proteste stanno travolgendo tutto e tutti, la Toscana è unanime nella sua contrarietà, ha già dato tanto con Livorno e il suo impianto a largo.

Non più 25 anni come chiede SNAM ma 3, questa la mediazione; ma se la guerra durasse, come è possibile per molto ancora, essendo la realtà ucraina molto vicina alla sirianizzazione del conflitto? Altra domanda che si pongono in molti è: quanto gas servirà a noi italiani e quanto verrà deviato nel nord europa dove il gasdotto russo ha già chiuso i rubinetti?

Paradossale, la questione energetica d’improvviso diventa questione nazionale, senza una visione europea, o meglio riguarda l’Europa solo quando è assetata di gas. I tempi per la bonifica sarebbero lunghi e richiederebbero un ingente investimento, così si bypassa il problema e si risolve con un impianto, una volta in funzione il gas circolerà nella rete e potrà raggiungere qualsiasi meta.

I sogni di una Piombino diversa sembrano drammaticamente ricongiungersi alle delusioni di una classe operaia ben rappresentata da Virzi trent’anni fa, tra sogni, speranze e disincanto. In poche parole stiamo scivolando verso un abisso, ma lentamente, senza rendercene conto e i piombinesi lo han capito per primi.

(foto gentilmente concessa da Deborah Cortopassi)