QUINTAEFFE

Ripensando al lockdown

QUINTAEFFE – Durante la quarantena ho riscoperto questo, l’importanza di quelle che consideravo piccole cose, anzi scontate.

Se si domandasse agli italiani cosa gli sia mancato maggiormente nel periodo della quarantena, probabilmente la maggioranza risponderebbe i rapporti umani, non potersi vedere con gli amici, con i parenti “dal vivo”, e non attraverso uno schermo. In un primo momento, non avrei mai pensato che la mia risposta sarebbe stata questa. Uscito da scuola, il 4 marzo 2020, quando ancora non si parlava di quarantena e non ero consapevole dell’entità del problema, pensavo che quegli iniziali sei giorni a casa sarebbero stati una piccola vacanza, e il mio pensiero non è cambiato molto anche nei giorni successivi.

“Vacanza”, si possono definire così decine di giorni rinchiusi a casa? Pandemia a parte, per me si, o così pensavo. Sono sempre stato abituato ad approfondire i rapporti con i miei amici più via “schermo” piuttosto che all’aperto, non per motivi di distanza geografica, ma per pura comodità, da non confondere con la pigrizia, ma semplicemente perché internet e il digitale è parte integrante della mia vita.

Ciò non vuol dire che abbia mai disprezzato uscire per andare a cena fuori, o per farsi una semplice passeggiata, ma restare a casa non è mai stato un grande sacrificio.

Per questo, le prime settimane di quarantena non hanno sconvolto la mia vita, anzi mi hanno dato più tempo da dedicare alle mie passioni casalinghe, ciò che desideravo in fondo. Se non fosse stato per la situazione sempre più tragica all’esterno, nel mio piccolo mondo, per fortuna mai intaccato direttamente dal virus, mi sembrava di vivere si una situazione paradossale, ma non in senso negativo. Ero convinto di questo e lo sono stato per varie settimane, ma, passato il primo mese, ho cominciato a cambiare idea. La mia stanza si è fatta sempre più stretta, la monotonia della giornata ha preso il sopravvento e gli schermi hanno cominciato a darmi la nausea, non perché non sopportavo starci attaccato tutto il giorno, però facevo solo quello. Ed è così che mi sono reso conto di quello che mi stessi perdendo. Quante cose avrei potuto fare l’anno del diciottesimo, l’ultimo anno del liceo, esperienze che non torneranno mai più. Non dico che mi cominciasse a mancare un abbraccio, una stretta di mano, ma semplicemente guardare negli occhi una persona, starci accanto. Durante la quarantena ho riscoperto questo, l’importanza di quelle che consideravo piccole cose, anzi scontate.

La pandemia ha cambiato la vita di molti, in positivo o in negativo, e le persone stesse. La mia quotidianità non è stata alterata, in quanto continuo a rimanere più tempo a casa che fuori, anzi Internet e i social sono stati la mia salvezza durante la quarantena poiché mi hanno permesso di rimanere in contatto con i miei amici, forse anche più di prima, e per questo continuo a usarli con la stessa frequenza, ma ad essere cambiata profondamente è la consapevolezza dell’importanza di tutti quei momenti all’aperto e in compagnia. Vivrò tutte le mie esperienze future come occasioni irripetibili, per potermele godere al meglio, perché non è detto che ci siano altre occasioni.