Home VOCI DAL SUD - di Maddalena Bonelli Rocco Anthony Petrone, dedicato a Vittorio Feltri

Rocco Anthony Petrone, dedicato a Vittorio Feltri

by Maddalena Bonelli
Rocco Petrone (sin.) con Von Braun, NASA lancio Saturno1, 25 maggio 1965

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Dedicato a lei, poco gentile e cortese signor Vittorio Feltri, da una donna del sud: Rocco Anthony Petrone figlio dell’emigrazione Lucana

Dedicato a lei, poco gentile poco cortese signor Feltri.

Da una donna del sud che si diletta con la scrittura di piccoli articoli – mi scusi per l’arrogante presunzione implicita in questo termine – e con la lettura di poeti e scrittori fra cui anche Scotellaro, Sinisgalli,  Orazio, Sciascia e… persino Camilleri, pensi un po’. Gente del sud, dunque inferiori come me, anzi no, io sono donna e dunque patisco di una maggiore inferiorità. Forse per questo leggo anche Isabella Morra … poetessa del sud, uccisa e dimenticata.

Mi permetta di dirle che se essere inferiori significa usare un linguaggio diverso dal suo, abbraccio questa diversa inferiorità, poiché la diversità reca in sé bellezza e nuove e straordinarie risorse. E le straordinarie risorse del sud, nate dalla diversità culturale, lei non le conosce.

Purtroppo ci sono persone che non amano la diversità, come lei probabilmente, non la comprendono e dunque la temono e preferiscono attaccarsi ai loro preconcetti pur di mantenere stabilità e coerenza con il proprio modo di essere.

Ognuno ha diritto alle sue opinioni, però mi coglie in questo momento, un attimo il dubbio – ma forse è la mia umanità che si esprime- che lei possa essere vittima dei primi attacchi di un comune nemico, quella nebbia della senilità che non fa distinguo fra superiori e inferiori.

La saluto cortesemente e la invito a leggere il mio modesto  resoconto della favola di Rocco Petrone seme che, partito con grandi difficoltà dalla Lucania, ci ha condotti sulla luna: per aspera ad astra.

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Rocco Petrone

Lo confesso, prima del 2019 non avevo sentito il nome Rocco Petrone, ed ero troppo impegnata in quei giorni per andare a vedere il documentario “Luna Italiana: Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo11” dato in anteprima a Matera nell’ambito dei festeggiamenti di Matera capitale europea della cultura 2019 (prodotto da Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con A+E Networks Italia/History-canale 407 di Sky, e con il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana e NASA, realizzato da Marco Spagnoli con la collaborazione di Renato Cantore co-sceneggiatore nonché autore del libro ‘Dalla terra alla Luna: Rocco Petrone, l’italiano dell’Apollo11”).

Non mi resta che fare mea culpa, coprirmi il capo di cenere e correre ai ripari con un piccolo approfondimento, anche perché il documentario in questione ha appena vinto il Gold Prize, ex-aequo, come miglior documentario al Tsiolkovsky Space Fest, il più importante festival russo sullo Spazio.

Chi era dunque Rocco Petrone? Anzi Rocco Anthony Petrone?

Nel nome c’è già parte della storia. Rocco Petrone è stato figlio dell’emigrazione Lucana dei primi anni del novecento. I genitori di Rocco, contadini in cerca di fortuna, nati a Sasso di Castaldo, piccolo e povero paesino arroccato a mille metri di altezza sull’appennino Lucano in provincia di Potenza con poco più di mille abitanti, sorto intorno all’anno mille, sfidarono la fortuna tentando l’avventura dell’emigrazione in America agli inizi degli anni trenta.

Ad Amsterdam-New York, Teresa e Antonio Petrone iniziano una nuova vita fatta di sacrifici e fatica. Antonio lavorò come carpentiere nelle ferrovie e dopo cinque anni, il 31 marzo del 1926, 94 anni fa, nacque il figlio secondogenito Rocco. Dopo sei mesi dalla nascita di Rocco, Antonio Petrone perì in un grave incidente sul lavoro. La madre, da buona lucana, si rimboccò le maniche, abituata com’era ai sacrifici, e si dette da fare  per dar da mangiare ai figli e permettergli di studiare. Rocco, dotato di grande intelligenza, memoria straordinaria ed eccezionali abilità matematiche, di mattina era uno studente modello, di pomeriggio un figlio che, per aiutare la madre, vendeva ghiaccio per strada.

Nessuno avrebbe mai immaginato che l’orfano, figlio di poveri emigrati, cresciuto in una piccola casa dove si parlava un dialetto lucano impastato di amore e nostalgia per l’antica terra abbandonata, le casette in pietra, i ruderi del castello svettante su un masso roccioso, e con l’odore della tradizione culinaria dei nonni, sarebbe stato un giorno uno dei principali protagonisti dell’avventura più straordinaria del secolo diciannovesimo: l’atterraggio sulla luna.

Una favola lucana: Petrone Street

La strada in cui viveva Rocco oggi è: ‘Petrone street’a testimonianza di questa favola lucana.

Rocco Petrone poté studiare, e con notevole profitto nelle scuole pubbliche di Amsterdam, anche grazie all’interessamento della comunità Italiana che sostenne la famiglia in difficoltà economiche. A diciassette riuscì ad entrare all’accademia di West Point, scelta più per mancanza di soldi che per predisposizione alla carriera militare. In seguito si laureò in ingegneria al Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. Per la notevole statura, inusuale per un lucano, e le ottime abilità fisiche, entrò nella squadra universitaria di football.

Visitò il paese d’origine nel 1947, durante i tre anni di permanenza in Germania per conto dell’esercito americano, per mantenere la promessa fatta a sua madre di andare a conoscere la nonna e i numerosi parenti italiani. Nella breve visita di due giorni si procurò la nomea di tirchio da parte dei paesani e dei tanti zii e cugini perché non regalava dollari e non offriva caffè e bicchieri di vino al bar, come erano soliti fare gli americani in vacanza. Durante la seconda visita, tre anni dopo, nonostante il carattere chiuso e scontroso di Rocco, le cose andarono un po’ meglio e Rocco approfondì la conoscenza dei circa cento parenti che continuavano a chiedergli se avesse fatto soldi in America. Negli anni successivi mantenne sempre i contatti con i parenti italiani.

L’amicizia con Wernher Von Braun

 A ventisei anni iniziò ad interessarsi di razzi e missili balistici e in seguito, le sue eccezionali doti intellettive, la straordinaria memoria, la capacità di creare rispetto intorno a sé, il rigore scientifico e la dedizione al lavoro, gli propiziarono la stima e  l’amicizia di Wernher Von Braun quando, giovane ufficiale, lo incontrò al Redstone Arsenal- Huntsville in Alabama. Von Braum, barone e militare tedesco arrivato in America come prigioniero di guerra, era stato al servizio di Hitler come capo del gruppo che aveva progettato la terribile arma segreta V2, causa di tanta distruzione nel secondo conflitto mondiale. Grande esperto di missili, sognava di mandare un razzo sulla luna, fu subito sfruttato al meglio dagli americani.

Fra i due soldati, entrambi di carattere chiuso e ruvido, dopo un primo momento di reciproco pregiudizio, inevitabile fra un ex SS nazista e un ufficiale americano di origini italiane, nacque un forte legame di ammirazione e rispetto reciproco.

Quando nel 1958 Eisenhower creò la NASA, con lo scopo di conquistare lo spazio battendo nei tempi l’Unione Sovietica, chiamò Wernher Von Braun a dirigerla, e questi come prima cosa, ricordando il giovane e brillante ufficiale di origini italiane con una memoria di ferro e una disciplina inflessibile, pretese di averlo subito con sé: “Tanto per cominciare datemi Rocco Petrone”.

Iniziò per Rocco la straordinaria avventura che lo avrebbe reso uno degli artefici più importanti del primo passo dell’uomo sulla Luna anche se il suo ruolo, giocato dietro le quinte, rimase a lungo ignoto ai suoi connazionali.

Alla NASA, con Kennedy

Dopo l’impegno a Cape Canaveral con il progetto “Saturno”, che avrebbe dato la spinta alla navicella spaziale destinata a mandare i primi uomini sulla luna, molti furono i suoi compiti alla NASA. In primis individuare la base di partenza (moonport ), poi  progettare e costruire l’edificio destinato a ospitare il gigantesco missile (VAB), addestrare migliaia e migliaia di ingegneri e tecnici e dirigere tutte le operazioni di lancio.

Capo dell’ufficio dedicato a tutto il sistema dei veicoli pesanti a Cape Canaveral, istruì Jf Kennedy sulle specifiche tecniche del Saturno, sei giorni prima che il presidente venisse ucciso a Dallas.

Grazie a lui e alle sue doti umane oltre che alle eccezionali doti intellettive, furono risolti alcuni problemi che rischiavano di far fallire l’allunaggio dell’Apollo 11. Grazie a lui furono quindi possibili, nei tempi previsti, i primi passi sulla luna degli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin il 21 luglio 1969 alle ore 02,56 , sei ore dopo l’allunaggio avvenuto il 20 luglio 1969 alle 20:17:40 UTC. Petrone aveva compilato la chek list per il lancio, in qualità di direttore del lancio, e pronunciato il fatidico “Go” della partenza dell’Apollo 11” il 16-07-1969, con voce ferma ma quasi in un sussurro perché vinto dall’emozione, nella fire room dove centinaia di tecnici lavoravano alle consolle sotto il suo comando.  

 Fronte alta, stazza notevole, un metro e novanta per 100 chili, occhi penetranti, di poche ma incisive parole, schivo ma autorevole, conosciuto come ‘Il computer con l’anima’ o ‘La tigre di Cape Canveral’, ha lasciato un segno indelebile dietro di sé e numerosi aneddoti riguardanti il suo essere severo e intransigente, chiedeva sempre il massimo a se stesso e ai suoi collaboratori, ma anche  riguardanti la sua umanità.

 Renato Cantore racconta, nel suo libro, che Petrone interruppe il conto alla rovescia di un lancio importante per salvare il nido di una coppia di aironi troppo vicino alla rampa. Era  lo stesso Petrone che ripeteva continuamente “Proibito sbagliare o, peggio, divagare”  quando passeggiava per la sala di lancio, per controllare che tutti fossero vigili e concentrati.

Di lui  Isom “Ike” Rigell, ingegnere capo del Kennedy Space Center, ha detto: “Non saremmo mai arrivati sulla Luna in tempo o, forse, non ci saremmo mai arrivati senza Rocco Petrone”,

Durante il lancio affrontò e risolse con fredda lucidità e determinazione, grazie anche alla sua memoria prodigiosa, una di perdita di idrogeno liquido causata da un bullone allentato e risolse molti altri problemi  imprevisti, anche non strettamente tecnici.Dopo l’allunaggio  dell’Apollo 11 fu nominato direttore dell’intero programma e la sua carriera proseguì a gonfie vele nella NASA e poi  come amministratore delegato del “National Center for Resource Recovery” (“Centro nazionale per il recupero di risorse”) alla Rockwell International. 

La Lucania sulla Luna

Rocco Petrone (NASA, 2006)

Morì all’età di 80 anni, il 24 agosto 2006 a Palos Verdes Estates, in California, dove si era ritirato per dedicarsi ai suoi studi di storia. In Italia fera stato nominato Commendatore nel 1993, nel 1997 l’università di Basilicata gli aveva conferito la laurea di Ingegneria ad honorem.

Oggi al centro dell’Agenzia Spaziale di Matera c’è una targa in suo onore messa nel 2014, e  a  Sasso di Castalda  la piazza del Municipio porta il suo nome. Grazie a Rocco Petrone per aver legato la terra di Lucania alla favola dell’allunaggio. Meriterebbe molto più del pallido ricordo che ne abbiamo. Forse ci rifaremo per il centenario della sua nascita.

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Le notizie riportate sono state desunte dalla lettura dei seguenti articoli e libri.

  1. Ag | Cultbanner newsletter -Home Festival cinema spaziale, vince il documentario italiano Luna Italiana – Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo-14 aprile 2020
  2. “ A dieci anni dalla morte di Rocco Petrone, l’uomo della luna quasi dimenticato nella sua terra d’origine”  “Renato.cantore 24/08/2016
  3. ‘Luna italiana’  Marco Spagnoli  -History Channel-
  4. “Rocco Petrone, l’italo americano che ci ha portati sula luna.”  Emilio Cozzi- 13 Luglio-2019- Wired.it-
  5. C’era una volta il Sud: sogni, streghe, eroi, miracoli nell’Italia che voleva cambiare-  di Giuseppe Iosca- Rubettino Editore-2003

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