VERONA - di Giovanni Villani

Scontro a Verona tra Banco Bpm e Cattolica Assicurazioni

di GIOVANNI VILLANI – L’opzione di acquisto da parte di Banco BPM del 65% di Cattolica nel capitale di Vera Vita e Vera Assicurazioni

Tra Banco Popolare Bpm e Cattolica Assicurazioni uno scontro che non promette niente di buono. Anzi, forse si sta già pensando alle vie legali, almeno stando alle tensioni scoppiate in questi ultimi giorni tra i due istituti. Cosa non gira più? Da quando si è messa di traverso Assicurazioni Generali, portando la sua quota societaria in Cattolica al 24,4% qualcosa nei loro rapporti si è incrinato. E sì che l’accordo raggiunto due anni fa nel comparto polizze (doveva durare 15 anni) era stato salutato come un’alleanza riparatrice e di rilancio di due realtà finanziarie radicate nel territorio veronese e legate da lunga data.

L’idillio sembra ora terminato perché qualche giorno fa Banco Bpm ha reso ufficiale l’opzione di acquisto della quota del 65% detenuta da Cattolica nel capitale delle joint venture Vera Vita (possiede la totalità delle quote della compagnia assicurativa irlandese Vera Financial Dac) e Vera Assicurazioni (una quota altrettanto totalitaria di Vera Protezione). Il motivo: il presunto cambio di controllo all’interno della compagnia veronese dopo l’accordo di partnership con Assicurazioni Generali, ora come detto sopra in possesso del 24,4% del capitale di Cattolica. Una acquisizione effettuata nonostante la Consob avesse avvisato che superato il 25% Generali avrebbe dovuto lanciare un’Opa sulla compagnia scaligera. Il Banco Bpm sembra non voler aspettare l’Opa e afferma che l’operazione tra Generali e Cattolica avvenuta lo scorso 23 ottobre – annunciata già nel giugno scorso – ha di fatto determinato un cambio di controllo su Cattolica Assicurazioni. Pertanto questo consente a Banco Bpm di esercitare l’opzione di acquisto della quota detenuta da Cattolica nel capitale della joint venture.

Nel proprio comunicato Banco Bpm ha anche precisato che “formula ogni riserva al fatto di non aver avuto accesso, nonostante ripetute richieste rivolte a Cattolica, alla documentazione relativa all’ingresso di Assicurazioni Generali nel capitale di Cattolica e ai connessi accordi industriali, avendo peraltro Cattolica sin qui contestato, nella corrispondenza intercorsa, che si sia verificato un cambio di controllo”.

Cattolica Assicurazioni ha prontamente replicato, definendo la posizione assunta da Banco Bpm come “del tutto priva di fondamento sotto ogni profilo poiché non trova riscontro in alcuna previsione, né di legge, né di contratto”. Sull’iniziativa adottata dal Banco Bpm si riserva pertanto “ogni azione a tutela della posizione di Cattolica anche sul piano del risarcimento e della reputazione”, replicando che il 24,4% di Generali non può essere considerato una quota di controllo.

Come motivazione per esercitare il diritto di acquisto del 65% della joint venture, Banco Bpm sostiene che Generali è una compagnia assicurativa che controlla anche “una società che svolge servizi e attività bancarie in Italia”. Tra Cattolica e Banco Bpm non c’è neppure l’accordo sul prezzo di quella quota del 65% nella joint venture. Il Bpm lo calcola in circa 335,7 milioni di euro, invocando il patto parasociale del marzo 2018 sull’ammontare dei propri fondi nelle compagnie oggetto della partnership. Cattolica replica che “al 30 settembre 2020, la cessione in favore di Bpm delle partecipazioni detenute da Cattolica in Vera Vita e in Vera Assicurazioni avrebbe potuto determinare un effetto negativo pari –377 milioni sul conto economico (calcolato secondo il sistema di regole contabili comunitarie) del gruppo. Come si può facilmente evincere: un bel rebus Il Banco aveva ceduto a sua volta a Cattolica la quota del 65% detenuta in Popolare Vita e in Avipop Assicurazioni per 853,4 milioni di euro.

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