Siamo responsabili? La risposta in alcune aree cerebrali. Uno studio italiano

Uno studio condotto con accurate rilevazioni scientifiche ha scoperto dove “nasce” il senso di responsabilità

“È una persona responsabile”, “è un irresponsabile”: frasi che sarà capitato a tutti di sentire. Il senso di responsabilità è un concetto noto, che adesso acquisisce una nuova luce grazie a una scoperta italiana. Sembra infatti che “essere responsabili” non sia un’astrazione o un semplice principio, ma la conseguenza del funzionamento di alcune aree cerebrali.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’IRCCS Istituto ortopedico Galeazzi hanno allestito un setting sperimentale ingegnoso. 25 partecipanti utilizzavano un congegno che simulava l’accensione di una lampadina, raffigurata sullo schermo di un PC. In alcuni casi, erano loro stessi a premere l’interruttore. In altri momenti, i ricercatori premevano il dito dei partecipanti sul pulsante. La risonanza magnetica permetteva di monitorare il funzionamento cerebrale di ogni persona quando compiva l’azione, autonomamente o “guidata” da uno scienziato. Si è scoperto così che quando il partecipante premeva il pulsante da solo, attribuendosi quindi la responsabilità dell’atto, si attivavano aree cerebrali premotorie, situate nel lobo frontale, e parietali. Ecco svelato, quindi, il circuito cerebrale che genera il “senso di agentività”, ossia l’idea di essere responsabili di un’azione.

Foto di Hebi B. da Pixabay

Ai partecipanti veniva poi chiesto di stimare l’intervallo di tempo trascorso tra la pressione del pulsante e l’accensione della “lampadina”. Quando una persona aveva premuto l’interruttore da sola, la stima dell’intervallo era più breve. Sembra che sentirsi responsabili dell’azione desse ai soggetti l’impressione che questa si fosse verificata prima. 

La stimolazione artificiale

Gli scienziati hanno ottenuto un altro dato a favore del ruolo delle suddette aree cerebrali. Le hanno stimolate attraverso la tecnica non invasiva della stimolazione transcranica magnetica (un potente magnete viene avvicinato alla cute), prima che il volontario premesse il pulsante. In questo caso, le aree si sono attivate anche quando la persona non premeva l’interruttore da sola. La stima dell’intervallo era più breve, come se la stimolazione magnetica facesse sentire il partecipante “responsabile” anche quando non lo era. Insomma, la percezione di responsabilità appariva talmente codificata in aree specifiche del cervello, che bastava stimolarle per alterarla.

A questo punto qualcuno potrebbe interrogarsi sulle conseguenze e sull’utilità della scoperta.

Una maggiore conoscenza di alcune condizioni patologiche

Un’importante implicazione è stata spiegata dai ricercatori stessi. Conoscere questo processo aiuterà a comprendere i meccanismi di alcune condizioni patologiche come la schizofrenia e la sindrome di Tourette, in cui il senso di agentività appare alterato.

Inoltre, il fatto che la percezione di responsabilità sia determinata da specifiche aree cerebrali ci aiuta a capire quanto possa dipendere dall’esperienza. Il cervello, come la ricerca ha dimostrato da tempo, è plastico. Può modellarsi in base allo stile di vita, potenziando alcune aree e connessioni e indebolendone altre. Abituare una persona ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, a interrogarsi sulle conseguenze di ciò che fa, probabilmente stimola il circuito individuato dallo studio, allenandolo.

In precedenza ho parlato della localizzazione delle aree cerebrali della motivazione e dell’autocontrollo. Questa scoperta italiana aggiunge un nuovo, prezioso tassello alla comprensione del nostro funzionamento cerebrale e psicologico.

Studio citato

How the effects of actions become our own

L. Zapparoli, S. Seghezzi, E. Zirone, G. Guidali, M. Tettamanti, G. Banfi, N. Bolognini, E. Paulesu

Science Advances 01 Jul 2020 : Eaay8301