di ALDO BELLI – Silvio Bertoldi: “Vivo quotidianamente in mezzo al disagio sociale, meglio idee di sinistra che una sinistra senza idee”
Non sapevo che tu fossi candidato al Consiglio Comunale, seguo poco Viareggio – gli dico. Però se abitassi ancora lì, ti voterei. Lo considero, sia chiaro, un voto del cuore.
Silvio Bertoldi è cresciuto al Varignano, in Via dei Marmi angolo Via Aurelia, figlio di Leo e nipote di Gianni che con le loro mogli conducevano il negozio di alimentari a pochi passi dai miei zii che coltivavano i fiori. Origini emiliane, e ho detto tutto. Silvio è più giovane di me, è del 1968, poi c’era la Miriam, sua sorella; con sua cugina Nara, invece, eravamo di età, quanto chiacchierava! Il Varignano allora era propriamente il quartiere popolare di Viareggio. Famiglia di grandi lavoratori i Bertoldi. Tutto sommato, nonostante le nostre origini modeste però non ci mancava nulla, anche se sapevamo fin da giovani che dalla vita avremmo ricevuto solo quanto saremmo stati capaci di seminare. E aggiungo: onestamente. Anche questo faceva parte del cuore. Silvio appartiene a quella generazione in cui per molti non si diventava, ma si nasceva comunisti. L’educazione al lavoro, ai sacrifici, l’altruismo, la difesa degli ultimi. I comunisti semplici che consideravano il Partito la locomotiva della Storia e non il passaporto per vivere di rendita.
Silvio ha due lauree. La prima in Architettura, nel 1994 vince una borsa di studio alla Sorbonne e per 1 anno vive a Parigi. Ma il cuore è un dono e un handicap al tempo stesso. La professione di architetto e urbanista non gli piace, trova il tran tran troppo distante dalla vita della gente, e decide di prendere una seconda laurea: Scienze Infermieristiche. Attualmente lavora in Psichiatria all’Ospedale Versilia: “Vivo quotidianamente il disagio umano e sociale”. Non parla per sentito dire. E’ anche un attivista di primo piano di Italia Nostra. Un ambientalista coi fiocchi. Qualche volta anche troppo.
Un credente del Terzo Settore con una capitalista come Marialina Marcucci! “A Viareggio ci sono 300 senzatetto e 200 minori in difficoltà nell’ascensore sociale” mi dice. E poi tira giù una battuta: “Meglio le idee di sinistra che una sinistra senza idee”. Perché Marialina è di sinistra? gli chiedo senza nascondere la provocazione. “Un marciapiede non è né di destra né di sinistra, è un marciapiede” ribatte. Poi aggiunge: “La nostra è l’unica vera lista civica, tutti gli altri candidati hanno i partiti dietro. Quando mi sono candidato per la Marcucci sindaco non mi ha chiesto se fossi di destra o di sinistra: ma se potevo fare qualcosa di utile per Viareggio”.
La Marcucci, invece, cosa può fare per Viareggio? Risponde Silvio: “Esiste un problema drammatico di nuove povertà, di emarginazione sociale giovanile, di emergenza abitativa, con i politicanti non si va da nessuna parte, guardiamoci intorno. La Marcucci oltre ad avere una solida esperienza amministrativa è anche una imprenditrice, conosce i meccanismi istituzionali e finanziari, Viareggio è al tempo stesso un marchio e un’emergenza sociale, serve alla guida del Comune una persona che può alzare il telefono e ovunque c’è qualcuno che le risponde. Sinistra per me significa ancora occuparsi concretamente dei problemi degli ultimi e non della poltrona, e la Marcucci non ha certo bisogno di fare carriera. Lei è l’unica ad avere un idea della città, una Viareggio che riscopra la sua anima popolare, inclusiva e solidale con i più deboli, dove si possa ritornare a camminare sicuri nelle strade, capace di produrre lavoro buono, dove il benessere di ciascuno corrisponda al benessere di tutti. Io tocco tutti i giorni con mano le difficoltà di vivere e sopravvivere che esistono anche a Viareggio. Marialina dopo avermi ascoltato, mi ha detto: Io ci sono. Alle volte bastano solo tre parole per sentirsi in sintonia”.
Aldo Belli giornalista.
