Aldo Belli con Sergio Failli e Andrea Noto alla Tenuta Sovestro

Sovestro, l’anima della Toscana che non ti lascia

 Viaggio nelle terre del Sangiovese /2

Il casale di pietre e mattoni a vista già s’accenna dalla strada segnata dai cipressi, un verde intenso stacca sull’aria brillante dei filari di Sangiovese e Vernaccia mentre il sole a mezzogiorno batte forte come in estate, anche se siamo a fine maggio. In alto si staglia la rocca di San Gimignano con le sue torri medievali. Sovestro è il nome della località dalla quale hanno preso il nome la tenuta, l’hotel e il ristorante che formano il completo di sapori, tradizione e ospitalità dove Sergio Failli mi aspetta sull’ingresso: il pavimento di cotto sotto le travi a vista apre nella sala ristorante affacciata sulla terrazza imbiancata dalle tovaglie tra l’uliveto. Mi saluta con l’espressione avvolgente che solo i toscani di questa parte della Toscana possiedono.

Mi piacciono le cose buone, però mangio poco – metto subito le mani avanti. Sergio propone un assaggio di zuppa di lesso con la cipolla “come faceva la nonna” (si rivelerà delicata come velluto) e una tartare (di chianina naturalmente, con una tonalità di rosa da fare invidia). La giovane cameriera versa il vino nel classico calice a forma di tulipano: “Vernaccia di San Gimignano Donna Lucia DOCG”. Scopro poco dopo che è la figlia di Sergio: le due figlie, Alessia e Barbara, lavorano con lui nella tenuta. La moglie Lucia sta in cucina. Per finire, cantucci e una torta di mele calda abbinata ad una crema “vecchia maniera da savoiardi”, entusiasmati da un bicchiere di vino passito.

“La nostra è una storia di famiglia” racconta Sergio. L’azienda agricola e l’agriturismo risalgono al 1962 quando Gianni Testi detto Brinchio (figura sangimignanese e commerciante di bestiame) acquistò il podere: il nipote Sergio frequentava la scuola alberghiera a Marina di Massa, e nei periodi estivi s’ingegnava come cameriere negli alberghi, anche all’estero. Una prima ristrutturazione avvenne nel 1965, la tenuta fino ai primi anni ’80 rimase gestita a mezzadria: finché Alfredo detto Pode con il figlio Sergio e sua moglie Lucia decisero di prenderne le redini. Nel luglio 1985, a seguito di una nuova ristrutturazione, aprì il Ristorante da Pode; nel 1994 nacque l’Hotel Sovestro; e nel 2017, con l’acquisto e la ristrutturazione della vecchia fattoria di fronte alla proprietà storica, prese vita quella che oggi è Tenuta Sovestro.

Il corpo centrale ha la forma di una mezzaluna le cui estremità richiamano le torri, ma contenute in altezza senza forzare l’ambiente circostante. Il fresco delle piscine, una è più appartata nella natura, riflette l’azzurro del cielo tra l’ombra degli olivi. “Entrambe, come le camere, sono prive di barriere architettoniche” dice Sergio. Sono distribuite in quelli che una volta erano gli appartamenti dei proprietari e dei lavoratori dell’azienda agricola: “Noi le chiamiamo Case secondo la tradizione toscana, ma in realtà sono camere con bagno privato”. La Casa Padronale rievoca l’antica residenza della proprietà, con soffitti in legno e mezzane in cotto, terrazza rivolta su San Gimignano; la Casa degli Ospiti era nata per accogliere i viaggiatori e i lavoratori stagionali; la Casa del Contadino, con le travi storiche risalenti alla fine del ‘700, era un tempo l’abitazione dei contadini della tenuta; infine, la Casa Bruciata: ex capanno agricolo sobrio ed elegante. All’interno del vecchio casolare con le volte c’è pure una palestra con le attrezzature di ultima generazione.

Appena di fronte alla mezzaluna, in mezzo ai vigneti, una breve strada sterrata porta alla Rivendita, dove nella saletta interna o all’aperto si degustano i vini che nascono dalle uve della tenuta: “le nostre interpretazioni di vino bianco, rosato e rosso”. E’ aperta tutti i giorni, dalle 12:30 alle 18:00: “ogni degustazione è pensata per essere vissuta con calma”. Lì ho conosciuto anche l’enologo di Sovestro: Nicola Berti. Commenta ogni assaggio, sette etichette diverse, fino al Chianti Riserva DOCG 2022. “Se una stagione i vigneti non danno l’uva giusta, saltiamo l’annata” dice, “cerchiamo sempre di rimanere fedeli alla natura”. Anche con lui ho messo le mani avanti: non sono un esperto di vino, mi limito ad esprimere delle emozioni.

L’Olio Extravergine di Oliva EVO di Tenuta Sovestro, verde intenso e luminoso, l’ho assaggiato a tavola con il loro “vero pane toscano fatto in casa”. Viene prodotto “da circa 800 piante ad un’altitudine di 300 mt s.l.m., pressato a freddo entro poche ore, garantisce un’acidità inferiore a 0,8%, preservando polifenoli e sapori genuini”.

Quando ritorni? mi saluta Sergio Failli. Presto, presto – l’assicuro.