ATTUALITA', SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

SPORT – Inghilterra Euro ’96

di TOMMASO GARDELLA – Trent’anni dal primo e unico mondiale degli inventori del calcio, la finale simbolica dell’Europeo.

8 giugno 1996, trent’anni esatti dal primo e fin ora unico mondiale degli inventori del calcio. Gli inglesi sono talmente caldi e pronti per l’europeo che i media rimandano in onda la finale mondiale del 1966 proprio contro la Germania, dell’Ovest. La finale dell’Europeo è simbolica per il tempo passato e per quello che sta arrivando, eliminata l’Inghilterra in semifinale ai rigori, nei quali fu decisivo l’errore di Gareth Southgate, attuale CT dell’Inghilterra, i tedeschi sono accompagnati nel tunnel dalla rivelazione del torneo, la Repubblica Ceca. Le due avversarie si erano già sfidate nella finale dell’europeo del 1976 in Jugoslavia dove la Cecoslovacchia battette 5-2 la Germania dell’Ovest.

Ora sotto nuove vesti, vista la divisione nel ‘93 della Cecoslovacchia in Rep. Ceca e Slovacchia e, al contrario, la riunificazione della Germania avvenuta il 3 ottobre 1990, le due compagini si incrociano nuovamente dando vita a una partita dalle mille sfaccettature. Lo scontro è un remake di quello del girone di qualificazioni alle fasi ad eliminazione diretta dell’Europeo. Le due finaliste infatti arrivano dal girone 3, a scapito di Italia e Russia, considerato proibitivo per la neo-nazione che però unisce grande esperienza a una classe di giovani promettenti, tra cui il futuro Pallone d’Oro Pavel Nedved.

Le situazioni politico-sociali sono decisamente in evoluzione, un po’ per tutto il mondo, ma in particolare il girone 3 rievoca situazioni e conflitti che hanno accompagnato un lungo periodo della storia europea. La Germania è appena uscita dal tunnel della sub-spartizione russo-americana, il muro è stato abbattuto 7 anni prima e solo durante quest’anno viene instaurata per la prima volta nella storia tedesca il “Tag des Gedenkens an die Opfer des Nationalsozialismus”- il giorno del ricordo delle vittime dell’olocausto -, il 27 gennaio del 1996 in memoria del 27 gennaio del quarantacinque, giorno della liberazione dei superstiti di Austwitz da parte dei soldati dall’Armata Rossa e fortemente voluta da Ignaz Bubis, allora presidente delle comunità ebraiche tedesche.

Anche la Russia, che incredibilmente sfiorerà il passaggio del girone, sta affrontando un periodo di riorganizzazione e riconciliazione soprattutto con i rivali che fino a poco tempo prima erano i peggiori nemi e con i quali hanno dato inizio al periodo più spaventoso e incerto che l’umanità avesse vissuto dalla seconda Guerra Mondiale. La fine della Guerra Fredda, conclutasi definitivamente nel 1991, ha portato Madre Russia prima, nel 1994, a firmare l’adesione al Partenariato della Pace – un programma di cooperazione bilaterale che la Nato sottoscrive con i paesi partner allo scopo di migliorare l’intesa nel campo della sicurezza – e dopo, nel 1996, a scendere ufficialmente in battaglia con i sempre odiati colleghi a stelle e strisce. “Collaborazione” questa che non si vedeva dai tempi dell’occupazione della Germania nel ’45.

Sempre nel ’96, intanto, ci sono le elezioni presidenziali in Russia tra il presidente uscente Boris Nikolaevic El’ci, vincitore con il 54% dei voti, e lo sfidante, facente parte del Partito Comunista, Gennadij Zjuganov. È importante questa vittoria perché con la sua elezione viene smantellato – o, cambiato di nome – il vecchio reparto delle forze speciali russe KGB, a favore del nuovo FSB – Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa -, nel quale sorgono nuove e giovani leve tra cui l’attuale presidente Vladimir Putin, che iniziò proprio in quegli anni la sua ascesa politica diventando direttore del nuovo reparto speciale.

I rivali d’oltre oceano, intanto, sono alle prese con diversi grattacapi da risolvere in vista delle elezioni presidenziali di quell’anno, che verranno vinte per la seconda volta consecutiva da Bill Clinton contro il repubblicano Bob Dole, visti gli scandali e i giochi di potere che hanno toccato molti angoli della presidenza Clinton. Sarà anche merito suo se l’anno dopo, a Washington, Palestina e Israele si riconoscano reciprocamente come Stati. Ai leader israeliani Yasser Arafat e Yitzhak Rabin sarà assegnato il Nobel per la Pace ma purtroppo, nel 1995, il Primo ministro Yitzhak Rabin verrà ucciso a Tel Aviv da un ebreo estremista al termine di una manifestazione in favore dei trattati di pace degli Accordi di Oslo.
Nel mezzo della campagna presidenziale il 96 americano è ricordato anche per le scoperte della NASA in grado di far atterrare per la prima volta nella storia dell’uomo una sonda su un asteroide, fondamentale per studiare i detriti spaziali e la loro confermazione geologica.

È l’anno della prima clonazione in assoluto di un essere vivente, la pecora Dolly, ed è l’anno anche nel quale lo street world piange la scomparsa di Tupac Shakur, e con lui tutto ciò che ne conseguì della vicenda Death Raw Records. Ci sono anche le olimpiadi di Atlanta, famose per l’accessione della fiamma olimpica da parte di Muhammad Ali, al quale verrà riconsegnata la medaglia delle Olimpiadi di Roma 1960 che lui stesso gettò in fiume in segno di protesta contro la discriminazione raziale. Scelta perfetta per accompagnare Michael Johnson, con il record di 19.32 – battuto solo dal missile terra-terra jamaicano Usain Bolt – e di Carl Lewis che porterà a casa la nona medaglia d’oro in carriera e la quarta vittoria olimpica consecutiva nel salto in alto.

Anche per noi il 96 è stato un anno importante dal punto di vista sportivo e non, anche se in generale gli anni 90 per noi italiani sono stati molto travagliati, se vogliamo sconclusionati, caratterizzati da un periodo di presa di coscienza. Arrivavamo da un passato vissuto estremamente sopra le righe, senza sensi di colpa e senza pudore, diretti verso un futuro incognito che non presagiva niente di buono – e infatti -, una sorta di ritorno alla normalità, con i piedi per terra per intenderci. La Prima Repubblica sarebbe stata spazzata via, in favore, se mai ci sia stata, di una Seconda che sarebbe stata anche peggiore; alti e bassi, luci e ombre. È in questi anni che abbiamo realizzato che la pacchia fosse finita ma nessuno fu in grado di tracciare una nuova traiettoria, direzione benessere. In questi anni si va delineando la moneta unica – ma solo quella -, un idea che modificherà scelte politiche ed economiche portandoci nel 1999 ad entrare nell’Euro insieme a Francia, Germania, Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi. Il 96 è poi l’anno dell’assoluzione di Pietro Pacciani per i crimini del Mostro di Firenze e, al contrario, dell’incarcerazione di Giovanni Brusca, esecutore materiale dell’attentato di Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone.

La nostra pessima figura all’Europeo della Regina viene compensato, in parte, dall’ottima figura alle olimpiadi di Atlanta, con 13 medaglie d’oro e un totale di 35 medaglie, e in parte dalle carriere che da lì a poco porteranno il tricolore davanti a tutti, ma proprio tutti. È l’anno di inizio di due delle carriere più vincenti nella storia dello sport, marchiando talmente tanto le nostre vite da diventare due pilastri della nostra storia sportiva e, se vogliamo, culturale. La domenica non sarà più il giorno della messa.

Valentino Rossi, all’età di 17 anni, fa il suo esordio – grazie a Carlo Pernat – nel motomondiale in sella all’Aprilia RS125R del team privato AGV gestito da Giampiero Sacchi…il resto è storia. Sulle quattro ruote, scoperte, il già due volte campione del mondo di F1 Michael Schumacher sposa la bella ma tramortita Rossa e alla settimana gara del campionato vince il primo Gran Prix con la Ferrari al Montmelò, a Barcellona…il resto è storia.

L’europeo, come detto e come tutti sappiamo va male, molto male. Nonostante ci presentassimo da vice campioni del mondo, ci complichiamo la vita da soli e ci troviamo a dipendere dai risultati altrui, una situazione che non ci ha mai portato bene e infatti, dopo la prima vittoria contro i russi per 2-0, perdiamo la seconda gara del girone contro la sorpresa dell’Europeo, la Rep. Ceca, per 2-1. L’ultima giornata è thrilling: l’antagonista è ovviamente la Repubblica Ceca e l’omicidio cruento è il nostro. Le due sfide finiscono entrambe in parità ed è la differenza reti a sbatterci fuori in favore delle due finaliste.

Finisce così il nostro Europeo e, se vogliamo, anche la nostra supremazia calcistica nel vecchio continente, in favore dei padroni di casa che stanno vivendo un momento di ristrutturazione calcistica, con scelte mirate, ciniche e contro-cultura, tali da accomunare la appena nata Premier League – 27 maggio 1992 – al grande e potente show della NBA, presa a modello. Italia 90 e l’europeo inglese sono un terribile quanto mai vero passaggio di consegne, la parabola calcistica italiana segue di pari passo quella sociale, culturale e politica del nostro Paese, ritrovandosi in pochissimo tempo sommersa dai debiti, mangiato dalla corruzione e gestito malamente.

Io sono giovane, arrivo al mondo un anno dopo, ma sono più che sicuro che il mito del calcio inglese, del suo affascinante modo di viverne ogni sfaccettatura, della passione spasmodica che ne alimenta tutti giorni la sua grandezza, derivi in gran parte da questo Europeo. Credo, un passaggio inevitabile verso ciò che il calcio inglese è diventato.

Penso a questo mese come un grande EXPO per il movimento calcistico inglese, il mito dei loro vecchi stadi con gli spalti sempre stracolmi e con la possibilità di poter respirare il sudore dei tuoi idoli, la fiumana di gente che intonando i cori più spettacolari e ironici si dirige verso Wembley, il mito dei pub di Londra – conosciuto anche grazie a Trainspotting, uscito quell’anno – e la scoperta in generale di una cultura pop e calcistica che hanno concorso a creare quel clima entusiasmante, più – emotivamente – orgoglioso che giustificato dal risultato sportivo, che sicuramente ha contraddistinto quel mese estivo nel quale football coming home.

Stanno per entrare nel tunnel che li porterà in brevissimo tempo a diventare il campionato calcistico di riferimento per il mondo intero e la nascita delle Premier è il punto di inizio di una rivoluzione che ha pesantemente modificato la struttura e i rapporti del calcio europeo. I sudditi di sua maestà sono stati bravi a confezionare un prodotto che non ha eguali – nel calcio -, a livello economico, sportivo e di entertainment, e che sta crescendo a dismisura, creando un gap difficilmente colmabile dagli altri campionati.

L’organizzazione dell’Europeo del 96 era stata assegnata all’Inghilterra nel maggio del 1992, una scelta molto sorprendente visto l’appena conclusosi ban – dall’ 85 al 1990 – con il quale la UEFA aveva espulso da ogni competizione europea tutti i club inglese dopo gli avvenimenti dell’ Heysel e del lunghissimo periodo delle incontrollate firm, racchiuse sotto l’esperienza hoolingans vs Thatcher, accompagnata dal famoso Taylor Report; senza dimenticare lo scontro con l’IRA, in declino – il cessate il fuoco arriverà nel 1997 -, ma comunque sempre presente visto come si erano aperti gli anni 90, dopo la decisione di Londra di escludere il Sinn Féin – in gaelico noi stessi – dal parlamento di inglese, e per l’attentato alla vigilia di Russia-Germania il 15 giugno. È l’ultimo colpo dell’apparato paramilitare dell’Irlanda del Nord che fortunatamente non uccide nessuno ma causa 211 feriti e qualche palazzo scorticato.

L’europeo del 96 è anche ricordato per le novità che ne distinguevano la sua vita da quelle dei suoi predecessori; intanto il format passato dalle 8 squadre di Svezia ‘92 alle 16 di quello inglese, richiedendo quindi una gestione più moderna e avanzata del programma, il punteggio che adesso assegnava 3 punti a vittoria anziché 2. È soprattutto il debutto assoluto del Golden Goal – sdoganamento ufficiale di una regola che noi da ragazzini abbiamo sempre sfruttato perché non ne avevamo più -, subito risolutivo nella finale, inaspettatamente decisa da Oliver Bierhoff – ancora oggi ricordato con affetto dai tifosi di Milan, Chievo Verona, Udinese e Ascoli – che segna prima l’1-1, dopo essere entrato dalla panchina, e poi nel primo tempo supplementare uccide la partita con il secondo gol personale della serata, consegnando alla Germania il primo trofeo sportivo dopo la riunificazione.

Football back home e li è rimasto per sempre, grazie non solo all’enorme spinta economica che i diritti tv hanno garantito in questi anni, ma anche grazie al lavoro congiunto, non volontariamente certo, tra istituzioni e tifosi costretti a convivere per l’amore dello sport più conosciuto e giocato al mondo.