Strage di Viareggio il Comune lascia per 200.000 euro

di MATILDE TORRE – il Comune di Viareggio ha rinunciato ad essere parte civile accettando il residuo di risarcimento per danno morale.

Più che un articolo, un necrologio. Il Comune di Viareggio ha accettato il residuo di risarcimento per il danno morale (200.000 euro) e ha così rinunciato alla costituzione di parte civile nel processo per la strage ferroviaria che costò la vita a 32 concittadini. All’udienza non si è presentato il sindaco né un assessore. Nei giorni scorsi, il silenzio dell’amministrazione comunale aveva lasciato senza risposta anche la lettera inviata dall’associazione dei familiari delle vittime.

Necrologio per Viareggio: calpestata nell’onore. In memoria dei bastimenti orgogliosi che hanno veleggiato in tutti in mari del mondo; per il suo nome risuonato nella cultura italiana del Novecento, per i suoi grandi artisti; per le spiagge che hanno marcato un’epoca della storia d’Europa; per i suoi cantieri navali, la maestria dei suoi capitani d’industria e degli artigiani; per il suo nome legato allo sport internazionale, per l’arte della libertà plasmata dalla cartapesta; per la sua anima solidale che traghettò sulle strade alluvionate di Firenze e sugli impervi sentieri dei terremoti; per quanti dimorano nel camposanto vecchio e nel nuovo vestiti con gli abiti della gente comune che nel loro piccolo contribuirono a fare grande Viareggio. Gente d’onore e di rispetto. Anche se si tratta di un necrologio solo aggiornato con il disonore di oggi, poiché è da decenni che Viareggio ha perduto il proprio onore alla mercé dell’egoismo e dell’indifferenza verso il bene comune.

Necrologio per chi questa città è stato chiamato a rappresentare. Chi semina vento raccoglie tempesta. E ancora c’è chi prosegue ad incensare la manna caduta dal cielo, giunta di là dal monte.

Necrologio per la Giustizia italiana. Sono trascorsi 13 anni da quel lunedì 29 giugno 2009 che infuocò la notte divorando 32 vite e distruggendo per sempre le loro famiglie, e ancora la Legge non ha scritto la parola fine nelle aule dei tribunali.

Amen.