Seravezza
DA BERLINO - di Federico Quadrelli, Focus Opinioni, OPINIONI

Sulle colline della Versilia dopo un anno

di FEDERICO QUADRELLI – Sono tornato dopo un anno e ho trovato la gente pronta per ripartire, un caffè in piazza con la nonna.

La crisi sanitaria da Covid-19 ha causato danni economici e sociali molto gravi. L’Italia come tanti altri paesi dell’Unione Europea sta ora panificando la “ripresa”. Nessuno si inganni, ci vorranno anni per ritornare a pieno regime produttivo e molto è cambiato in modo irreversibile, sia dal punto di vista degli stili di vita sia da quello delle modalità di produzione e di lavoro. Davanti a tutto questo non è utile rammaricarsi, c’è da guardare avanti e per farlo occorre anche trovare quanto di positivo questa situazione ha prodotto, per quanto possibile e per quanto possa risultare difficile e doloroso.

Sono tornato in Versilia dopo un anno ed ho trovato una comunità pronta a ripartire con determinazione e voglia di fare: lentamente le persone tornano alla vita normale. Bar e ristoranti, nonostante le precauzioni del caso (mascherina, distanza fisica e disinfettanti) sembrano ripopolati. Per strada e nei mercati c’è vita. Gli anziani nelle case di riposo hanno potuto rivedere e riabbracciare i propri cari. Nel mio caso, ho potuto perfino portare mia nonna a fare colazione a Seravezza, nel bar in piazza dove andavamo spesso: caffè con cognac e un cornetto vuoto. Non c’è verso di convincere mia nonna a cambiare abitudine, dopotutto mi dice che è 60 anni che fa così ed è ancora qua (mia nonna ha 92 anni!), perché cambiare ora? Come darle torto!

A Seravezza, addirittura, iniziano ad essere ri-organizzate piccole e circostanziate attività di campagna elettorale. La candidata Sindaca della lista Creare Futuro, Valentina Salvatori, assieme ad alcune attiviste ed attivisti del posto, ha aperto la campagna estiva facendo un “bar-hopping”, ossia un giro per le attività commerciali del posto per parlare coi negozianti e con la cittadinanza. Altre candidature da altre liste al momento non ce ne sono. È evidente: c’è voglia di ricominciare, di ripartire e questo dà speranza e fiducia.

Durante questi giorni sono tornato “in montagna” dove ho vissuto infanzia e parte dell’adolescenza, prima di volare altrove. Ho incontrato persone che non vedevo da tempo e tante facce nuove, il che mi ha sorpreso molto. Nel confrontarmi con “le persone del paese” ho raccolto un po’ di input che voglio condividere qua, e con chi avrà voglia di leggere. La pandemia ha messo tutto in pausa, mi dicono, e per certi versi ha avuto anche un effetto positivo: sono nati “molti” bambini che ora sono ben 11 mi dicono, che per un paese in Alta Versilia caratterizzato da spopolamento ormai sistemico, è un fatto assai importante e positivo. Le nipoti o i nipoti di questo o di quello sono tornati al paese dei nonni, perché hanno ereditato una casa magari da ristrutturare, ma un tetto e quattro mura che nessuno porterà loro via. Davanti ai costi crescenti degli affitti “a valle” e il lavoro che o è scarso, o mal pagato, la scelta di “tornare alle origini” è per molte giovani coppie un’opzione tutt’altro che negativa. Per i bambini, poi, si tratta di una cosa assai importante: vivere e crescere in ambienti come quelli dei paesini dell’Alta Versilia ha molti vantaggi. Aria pulita, prossimità sociale di comunità, sicurezza per assenza di grandi pericoli, e così via.

Mi dicono però, che “c’è abbandono”. Nonostante questo “ripopolamento”, vivere in montagna è per molti un problema. Le anziane e gli anziani temono che non appena la pandemia sarà definitivamente passata, il trend di abbandono dei paeselli riprenderà. Cosa fare quindi?

Credo che il tema sia, per un comune come quello di Seravezza, tutt’altro che secondario. Secondo i dati Istat la popolazione complessiva del comune si è ridotta. Nel 2011 gli abitanti erano oltre 13238 ad oggi, invece, siamo fermi a 12774. Le frazioni della montagna seravezzina (Basati, Minazzana, Giustagnana, Fabiano ed Azzano) contano circa 800 abitanti. Una comunità certamente ridotta in termini numerici, comunque bisognosa di attenzioni, investimenti e dunque servizi. Ripopolare la montagna può avere un valore strategico per il comune: se è vero che esiste da qualche tempo a questa parte un trend positivo che vede il ritorno di giovani, se è vero che le nascite sono in positivo, allora bisogna approfittare ed intervenire. Magari questo può attrarre anche persone che invece legami familiari o di comunità in queste zone non ne avevano.

Ad Azzano si trova una scuola elementare e a Basati un asilo che è adesso oggetto di un profondo riassetto. Il progetto è molto positivo e potrà garantire alle bambine e ai bambini del posto di frequentare l’asilo vicino casa. Sarebbe per i genitori anche un gran sollievo, poiché è indubbio che le opportunità lavorative sono tutte “a valle”. Un piccolo comune non ha grandi risorse, specie se la popolazione è in contrazione, tuttavia esistono opzioni di finanziamento che discendono dalla regione e dall’Unione Europea. Per accedere a quelle risorse serve personale qualificato capace di preparare progetti e, cosa che non guasterebbe, di sapere almeno la lingua inglese.

Ci sono inoltre potenzialità economiche notevoli in questi territori: potrebbero essere organizzati mercatini di filiera corta anche in montagna. Basati e Azzano offrono entrambi spazi adeguati per poter allestire di tanto in tanto “mercati” con prodotti anche locali. Infatti, perché non provare ad investire in agricoltura biologica anche qua o in piccolo commercio. Nel periodo estivo la presenza di turisti può essere la chiave di volta. E per questo serve certamente un piano di “marketing territoriale” e un investimento in immagine che aiuti a far conoscere le bellezze naturali del luogo per attrarre turismo di un particolare livello, di nicchia volendo. Penso, se me lo si chiede, ai tedeschi. La possibilità di volare su Pisa in poco meno di 2 ore da una qualsiasi città della Germania e del Nord Europa è un vantaggio competitivo notevole. Le amministrazioni dovrebbero approfittarne.

Certamente, poi, la questione dei trasporti pubblici va ridiscussa: la montagna è poco connessa e questo è naturalmente connesso sia al fatto che quasi tutti hanno già un mezzo di trasporto (auto o motorino), sia al fatto che la domanda è bassa, dunque il costo per un servizio di trasporto pubblico più massiccio rischia d’essere troppo costoso.

Infine, la rete delle pubbliche assistenze possono rappresentare un ottimo strumento per il rafforzamento della partecipazione, con la creazione di spazi e momenti di confronto/incontro per i bambini o per gli anziani. In questo caso servono le risorse economiche per sostenere i progetti. La volontà, sono certo ci sia.

Insomma, a chi ora entra in campagna elettorale a Seravezza, località in cui mi trovo ora, suggerirei di fare un bel po’ di incontri con le comunità della montagna e di raccogliere suggerimenti e timori, perché potrebbe essere vantaggioso elettoralmente, senza dubbio, ma anche per una vera ripartenza del territorio nel suo complesso.