Lorenzo Corti, musicista del Teatro La Fenice
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, COMMENTI, IN ITALIA, Operazione Spartito

Teatri. La Fenice condannata per un orchestrale licenziato

di ALDO BELLI – Lorenzo Corti: “Il giudice ha ordinato il reinserimento nel Teatro, ogni mese ricevo lo stipendio e non mi fanno lavorare”.

“Il Giudice del Lavoro dichiarata l’illegittimità del licenziamento intimato dalla Fondazione Teatro La Fenice a Lorenzo Corti, condanna la Fondazione a reintegrarlo nel proprio posto di lavoro, ed a corrispondergli indennità risarcitoria quantificata in 12 mensilità – computate secondo l’ultima retribuzione globale di fatto spettante – dedotto quanto eventualmente percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, ed al versamento a suo favore dei contributi previdenziali ed assistenziali riferiti al periodo di estromissione. Condanna la Fondazione opponente a rimborsare al Corti le spese di lite per € 4.215,00 oltre rimborso forfettario del 15%, Iva e CPA come per legge, ed € 259,00 per spese di contributo unificato, compensate tra le parti le spese di lite ulteriori” (Sentenza, Venezia 1 gennaio 2021).

Lorenzo Corti (rappresentato in giudizio dall’avvocato Giacomo Gianolla di Padova) è maestro di viola, dipendente della Fondazione Teatro La Fenice, con la qualifica di seconda viola, dal 1998 a tempo determinato e dal 2006 a tempo indeterminato. Il 5 agosto 2019 riceve la lettera di licenziamento.

Motivi del licenziamento: gravi violazioni disciplinari. L’investigatore privato.

Al Maestro Lorenzo Corti il Teatro La Fenice ha contestato “l’avere presentato in data 24.6.2019 la XIV° edizione della manifestazione “Musica sotto la Torre” presso il Camposanto Monumentale di Pisa, senza avere chiesto la necessaria autorizzazione, ed all’essere stato presso detto Camposanto Monumentale anche il 27.6.2019 dalle 13.30, nonostante si trovasse “a disposizione” per l’opera “Don Giovanni” prevista con orario 19-22.15 circa, intrattenendosi poi per la manifestazione dalle 21 con cena al termine fino alle 00.30 circa”. Corti abita con la famiglia a Pisa.

Come si legge, non è che il Maestro Corti era andato a suonare la viola al di fuori del Teatro la Fenice: per cui avrebbe dovuto, ovviamente, chiedere l’autorizzazione come dipendente. La “giusta causa” di comportamento indisciplinato, e quindi in danno alla Fondazione veneziana, consisterebbe nell’avere il Maestro Corti presenziato e preso la parola, su richiesta di un amico musicista, in una manifestazione pisana al Camposanto Monumentale, e poi recandosi anche alla cena che seguì.

La dirigenza de La Fenice si premurò anche di incaricare un investigatore privato per controllare il Maestro Corti.

Retribuito senza lavorare.

Il Giudice del Lavoro di Venezia il 12 maggio 2020 aveva già respinto la “giusta causa” avanzata dal Teatro La Fenice.

La Fenice ottempera all’ordine del Giudice del Lavoro: Lorenzo Corti viene reintegrato al lavoro, gli vengono liquidate le mensilità sospese ed ogni mese riceve puntualmente il suo stipendio. Ma dal 5 agosto 2019, dichiara Lorenzo Corti che non è stato più chiamato a lavorare e a suonare in orchestra. Un po’ come dire: dobbiamo rispettare l’ordine del giudice, ti paghiamo lo stipendio, però non ti facciamo lavorare.

E’ così, chiediamo al Teatro la Fenice? Per avere preso la parola ad una manifestazione musicale ed essere stato invitato ad una cena? Non so se è legalmente possibile in un’azienda privata, sicuramente non sarebbe consentito in un ente pubblico, quale è la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia.

Voglio pensare che la mancata chiamata al lavoro del Maestro Lorenzo Corti – dalla data del suo reintegro ordinato dal giudice – non sia stata sostituita con l’assunzione di un “aggiunto” (un altro musicista): sarebbe difficile da spiegare per chi dirige La Fenice (si tratterebbe di un danno erariale).

La risposta del direttore del personale del Teatro.

Il direttore del personale del Teatro La Fenice, il dottor Giorgio Amata, tramite l’addetta stampa, ci ha rilasciato questa dichiarazione: “Il provvedimento giudiziario è ancora in atto, la sentenza non è passata in giudicato, quando il provvedimento sarà definitivo si darà esecuzione alla sentenza”. La dichiarazione lascia capire, quindi, che la Fondazione abbia ricorso in appello contro la sentenza del giudice del lavoro di Venezia.

Il cerino in mano.

L’epilogo di questa vicenda si concluderà con un cerino, dal fuoco assai bruciante, con la sentenza in Appello fino alla Cassazione: ammesso che ne valga la pena, stando alle motivazioni di “giusta causa” del licenziamento. Se la sentenza di Venezia sarà ribaltata, il Maestro Corti sarà chiamato a restituire tutte le mensilità di paga ricevute. Se invece venisse confermata la condanna della Fondazione lirica Teatro La Fenice, qualcuno dovrà rispondere di danno erariale, essendo la Fondazione un ente soggetto al controllo pubblico e ricevendo contributi pubblici ingenti da Stato, Regione e Comune. E probabilmente, anche per il risarcimento dei danni morali, se è vero che al Maestro Lorenzo Corti è stato impedito in tutti questi mesi di lavorare.