di SIMONE BELLI Andrologo – Il testosterone, se usato male, non rende più uomini. Può, al contrario, compromettere la virilità per anni.
Negli spogliatoi delle palestre, tra gli over 50 stanchi e nei gruppi di giovani ossessionati dal fisico, il testosterone è spesso visto come la chiave per essere “più maschi”. Ma davvero basta una fiala, una crema per sentirsi meglio, più forti, più desiderati?
Il testosterone è un ormone importante per l’uomo: regola desiderio sessuale, erezioni, energia, forza muscolare, densità ossea e produzione di spermatozoi. A partire dai 35-40 anni, però, i suoi livelli iniziano a calare naturalmente, anche dell’1–2% ogni anno. Non è una malattia: è fisiologia. Eppure, nonostante questo declino progressivo, non sempre ha senso ricorrere alla terapia sostitutiva. Anzi, in molti casi è inutile, quando non addirittura dannosa.
La terapia con testosterone, detta TRT, è indicata in presenza di un vero deficit ormonale in associazione a sintomi. E per parlare di “deficit” non basta sentirsi più stanchi o meno prestanti: serve una diagnosi precisa. Le linee guida europee (EAU) indicano chiaramente che la TRT è giustificata in caso di livelli di testosterone persistentemente bassi, misurati in almeno due prelievi mattutini, associati a sintomi clinici specifici come calo della libido, disfunzione erettile, stanchezza cronica, perdita di massa muscolare, disturbi dell’umore o del sonno.
Molti giovani, invece, si avvicinano al testosterone per migliorare le performance in palestra, spesso attraverso il mercato parallelo: fiale, pillole, gel acquistati online o passati di mano in mano tra gli armadietti. Il risultato, nel breve periodo, può anche sembrare efficace: più muscoli, meno grasso, maggiore spinta. Ma il prezzo da pagare arriva presto e può essere pesante: soppressione della produzione naturale di testosterone per disregolazione del sistema centrale che ne regola la produzione ( ipotalamo-ipofisi) con conseguente infertilità per riduzione di spermatozoi, ginecomastia, irritabilità, acne, alterazioni epatiche e rischio cardiovascolare per aumento di ematocrito.
Il testosterone, se usato male, non rende più uomini. Può, al contrario, compromettere la virilità per anni.
E per gli uomini più maturi? In presenza di sintomi chiari e deficit documentato, la terapia sostitutiva può realmente cambiare la qualità della vita. Può restituire energia, migliorare la funzione sessuale, aumentare la massa magra, ridurre il grasso addominale e perfino prevenire l’osteoporosi (anche se in alcuni casi la letteratura fornisce dati controversi e non chiari). Ma non è una terapia universale e non è priva di rischi.
In presenza di tumore prostatico (gli studi stanno valutando in quali casi si può procedere o meno con terapia sostitutiva) , apnea notturna grave non trattata, policitemia, insufficienza cardiaca avanzata o se si desidera avere figli nel breve termine, il testosterone può essere controindicato.
Inoltre, ogni trattamento deve essere personalizzato, monitorato nel tempo e inserito in un percorso clinico preciso. Non esiste il “fai da te”.
Le linee guida EAU sottolineano anche che molti ipogonadismi sono “funzionali”, ovvero legati a obesità, stress cronico, farmaci o stili di vita disordinati. In questi casi, prima di pensare al testosterone, bisognerebbe intervenire sulle cause: migliorare la dieta, dormire meglio, perdere peso.
In conclusione, il testosterone non è un elisir di giovinezza, né un booster per i selfie allo specchio. È un farmaco, una terapia che può essere preziosa, ma solo previa valutazione medica, in presenza di indicazioni reali e con controlli regolari. Se sospetti un calo ormonale o vuoi evitare di fare danni per inseguire un falso mito, la scelta migliore è parlarne con uno specialista. Il corpo si allena, ma l’equilibrio ormonale si costruisce con competenza e buon senso.
Per informazioni e prenotazioni visite si può contattare direttamente il dottor Simone Belli al numero Whatsapp: +39 329 806 1015
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Medico libero professionista.
