TOKIO 2020 – I versiliesi nella storia delle Olimpiadi

di GIOVANNI LORENZINI – Un viaggio della memoria, gli atleti versiliesi che hanno preso parte alle OIimpiadi, dal 1920 ai giorni nostri.

TOKIO 2020 è ad passo. Fra poco più di un mese prenderanno il via con un anno di ritardo i giochi olimpici estivi. Ci sono sempre interrogativi sulla presenza del pubblico (in quale percentuale rispetto alla capienza degli impianti) ma il dado è tratto dopo lo stop di un anno fa. Ecco quindi, aspettando l’accensione del braciere olimpico per il suggestivo ‘pronti, via’, l’occasione per fare un piccolo viaggio della memoria, ricordando gli atleti viareggini e versiliesi che hanno preso parte alle OIimpiadi, da quelle più lontane alle più recenti. Ci sono stati momenti di gloria indimenticabili. E allora, andiamo procedendo per periodi.

IL PRIMO atleta viareggino a debuttare alle Olimpiadi è stato nel 1920 Sem De Ranieri ad Anversa nel tiro a segno. De Ranieri era un personaggio di spicco del mondo sportivo e imprenditoriale di Viareggio in quel periodo: appassionato di pallone, è stato anche fra i fondatori della prima società calcistica locale affiliata alla Figc, nonché brillante schermitore. Insomma un atleta poliedrico. Ma eccelleva nel tiro a segno e non solo ottenne la convocazione per le Olimpiadi di Anversa ma anche quattro anni dopo, quando i giochi di svolsero a Parigi. Non andò a medaglia ma indubbiamente quelle due convocazioni-presenze lo elevarono a gloria sportiva cittadina. Il dado era dunque tratto e lo sport viaggiava in maniera spedita verso nuovi traguardi, sempre più interessanti. In città nasceva in quel periodo il ‘Polisportivo del Littorio’, l’impianto sportivo che oltre al calcio vedrà anche ospitare incontri di pugilato, gare di atletica leggera e di ciclismo  e addirittura anche la rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi.

IL SECONDO atleta viareggino… olimpico è d’oro. Sì proprio d’oro, visto che Carlo Biagi, centrocampista della Nazionale italiana di calcio, viareggino doc, fece parte della squadra che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Alla guida degli azzurri c’era Vittorio Pozzo che aveva già condotto l’Italia alla conquista del primo titolo mondiale nel 1934 a Roma, per completare l’opera calando poi il filotto nel 1938 a Parigi. Va ricordato semmai che Vittorio Pozzi aveva preso nota di quel giovane centrocampista nel novembre 1931 quando la Nazionale aveva disputato una partita amichevole al ‘Polisportivo’ contro il Viareggio. All’epoca in cui Biagi venne convocato in Nazionale indossava la maglia del Pisa. Era anche studente universitario, come tutti gli azzurri che vinsero la medaglia d’oro alle Olimpiadi visto che Pozzo aveva deciso di dare spazio non a giocatori che abitualmente giocavano  nella Nazionale A. Una scelta coraggiosa premiata dalla conquista del titolo. Carlo Biagi è passato alla storia anche per essere stato il primo giocatore della Nazionale ad avere segnato quattro reti nel corso della stessa partita: accadde nell’8-0 con il quale l’Italia superò il Giappone. In quel tabellino c’è anche la presenza di un giocatore non viareggino di nascita ma che all’epoca militava nel Viareggio in serie B: Giulio Cappelli. Un attaccante di buona qualità che era anche il capitano della Nazionale di Pozzo: giocò le prime due partite, contro Stati Uniti e Giappone, poi si infortunò e fu costretto a saltare la semifinale contro la Norvegia e la finalissima contro l’Austria, 2-1 decisa da una doppietta di Annibale Frossi.

MA LE OLIMPIADI di Berlino sono anche quelle di Arturo Maffei, il talentuoso saltatore in lungo viareggino – aveva imparato a saltare cimentandosi sulla spiaggia seguito da Torquato Bresciani – che nella gara epica, quella che vide di fronte Jesse Owens e il tedesco Luz Long, un ‘nero’ dell’Alhabama e un esponente della razza ariana (Long non era un sostenitore del nazismo), arrivò al quarto posto, giù dal podio per un solo centimetro, 7,73 la sua misura, contro il 7,74 del giapponese Naoto Tajima. La consolazione di Maffei fu che quella misura per 32 anni è stata record italiano, battuto solo nel 1968 a Chorzow da Giovanni Gentile. Una gara di grande valore tecnico che Owens vinse alla grande, la prima di quattro medaglie d’oro che resero immortale non solo la sua partecipazione ma epica la gara di salto in lungo. E quell’evento è stato ‘spacchettato’ e sezionato più volte da Arturo Maffei che ricordava con piacere il feeling che era nato con tutti gli atleti, a cominciare da Owens. Luz Long nonostante fosse un grande atleta, vanto della Germania per una decina di anni, negli anni della  seconda guerra mondiale venne spedito in prima linea. Morì in Sicilia nel 1943, nei combattimenti che seguirono lo sbarco degli anglo-americani.

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