TOSCANA – PD, il candidato segretario non è Matteo

Eppur si muove… Nel panorama della sinistra toscana giunge una novità sulla quale, ancorché sia difficile nutrire molte speranze sulla capacità del Partito Democratico di diventare un partito popolare moderno della sinistra in Italia, sarebbe dannoso astenersi da un’offerta di credito.

Dannoso astenersi per due motivi, solo apparentemente contraddittori: primo perché in una regione con la storia politica della Toscana, la presenza di un Partito Democratico vivo e vivace nelle idee piuttosto che nella gestione del potere, costituisce comunque un elemento salutare per la società regionale; secondo, perché dopo oltre mezzo secolo di potere regionale senza alternanza – sebbene largamente trinciato dalla perdita di quasi tutte le maggiori città capoluogo a favore del cosiddetto ‘centro-destra’ – le incrostazioni inevitabili di ‘regime’ reclamano un cambio altrettanto salutare di passo, da qualunque parte esso provenga.

La novità si chiama Valerio Fabiani, candidato alla segreteria regionale del PD toscano. Un piombinese di 35 anni. Un uomo che è stato anche ragazzo come molti altri, è un appassionato di teatro, nel 2000 dà vita con altri coetanei alla prima associazione giovanile di Piombino che lo porta ad occuparsi non solo di teatro ma anche delle politiche giovanili in Val di Cornia. Iscritto nel 2001 all’organizzazione giovanile del PD si occupa nella Federazione Val di Cornia-Elba di problemi della scuola,  fino al 2004, anno in cui ne diventa segretario e l’anno successivo entra nella Direzione Nazionale della Sinistra Giovanile.

In occasione del congresso sostiene convintamene la nascita del Partito Democratico. Entra poi nella Direzione Regionale del Partito e nel 2009 coordina la campagna elettorale amministrativa a Piombino che confermerà Gianni Anselmi sindaco della città per la seconda volta con un consenso del 67%. In quell’occasione, Valerio viene eletto consigliere comunale. Con l’ultima tornata congressuale locale  è stato eletto segretario della Federazione Val di Cornia-Elba del Partito Democratico con il 99,4 % dei voti favorevoli degli iscritti.Mi sono dilungato sul ‘curriculum’ per dire che, a quanto pare, Fabiani appartiene a coloro che hanno fatto la ‘gavetta’, non è stato iscritto direttamente alla direzione del partito. Un merito, nel PD, non da poco guardandoci intorno.

Il fatto che sia giovane conta, ma non calcherei troppo la mano: di giovani rampanti come qualità primaria, il Partito Democratico ha già offerto anche troppo al Paese. Piuttosto, dal suo curriculum politico emerge il fatto che non è uno sprovveduto, per cui salace sarebbe ancora di più il giudizio nel caso in cui i fatti delle prossime settimane (e dei prossimi mesi se giungesse alla segreteria regionale del partito) smentissero il suo impegno: “Il coraggio di cambiare”.Vediamo, quindi, in cosa consiste questo “coraggio” che Fabiani chiede al suo partito e sul quale fuoco stende la mano del proprio giuramento in caso di elezione.”La situazione del PD in Toscana è preoccupante” dice Fabiani. “C’è una caduta verticale di attività politica e di presenza sul territorio. Rarefatto è il dibattito politico e culturale negli organismi dirigenti, oramai quasi solo sedi di ratifica. In molte realtà il tesseramento è fermo. Le relazioni con i cittadini e le cittadine non sono buone: sono diffusi un giudizio critico ed una crescente insofferenza verso il Partito ed il suo gruppo dirigente, verso le sue continue polemiche interne, verso l’esaltazione acritica dei risultati ottenuti. L’isolamento politico del PD è evidente e pesante: grande fatica nelle alleanze, assenza di sedi di confronto con il vasto campo del centrosinistra politico, sociale e culturale”. Analisi impietosa e condivisibile. Ancora Fabiani: “Le responsabilità dell’attuale gruppo dirigente: paghiamo una linea politica distante dalla realtà sociale e dalle difficoltà dei ceti più deboli, schiacciata sulle Istituzioni e sull’amministrazione quotidiana, troppo sensibile alle sirene dei gruppi e degli interessi più forti. Ci penalizzano la voluta e ostentata distanza verso il resto della sinistra e del centrosinistra toscani, uno stile chiuso, unilaterale, ‘proprietario’ nella gestione del Partito da parte della maggioranza congressuale uscente”. E per concludere: “Si può ripartire solo con una profonda correzione di linea politica, di posizionamento sociale, di stile e comportamenti nella conduzione del Partito. Il nostro posto è a fianco di chi paga il prezzo delle crescenti disuguaglianze sociali, delle politiche neoliberiste e antisociali, della finanziarizzazione spinta. Dobbiamo ingaggiare una battaglia politica più forte a sostegno dei lavoratori, dei giovani, delle fasce emarginate, mettendo la questione sociale al centro del dibattito politico, culturale e anche mediatico. Dobbiamo affrontare con coraggio e competenza i temi di questa nuova stagione politica. Il PD deve essere un soggetto autonomo, attivo, che valorizzi iscritti, militanti e simpatizzanti fuori da ogni logica di allineamento fideistico e conformista; che lavori seriamente a recuperare gli ex-elettori delusi, scoraggiati, astensionisti; sia fattore aggregante di alleanze sociali e politiche, luogo di dibattito ideale e di formazione della nuova classe dirigente. Va recuperato un rapporto fecondo con gli intellettuali senza il quale si rischia ciò che sta già avvenendo: l’accelerazione del decadimento della cultura politica, la ripetizione di formule politiche consunte, l’assenza di una innovazione che guardi al lungo termine. Serve una ridiscussione di fondo sulla struttura organizzativa, sulle regole democratiche, sullo stesso Statuto del PD. L’esaltazione delle tradizioni di ‘buongoverno’ in Toscana non basta più. La vicinanza dello Stato al cittadino, l’autonomia comunale sono criteri più importanti del risparmio e della economicità. Perciò le politiche di fusione hanno bisogno di un tagliando. Dopo la legge Del Rio sul riordino delle province manca ancora lo svolgimento della parte della ridefinizione dei rapporti con i Comuni. Il livello regionale è troppo lontano per essere percepito dai cittadini come riferimento di proprie istanze”.MI pare che ci siano onestamente tutte le condizioni per prestare attenzione a questo giovane uomo con le idee chiare sul futuro del suo partito. Nella rissa in corso sulla nomina del nuovo segretario regionale toscano, si dice che non goda di Grandi Santi in Paradiso: per quanto mi riguarda è già un buon motivo per essere simpatico, benché non lo conosca di persona. Certo è che ha messo sul tavolo da gioco un carico da dieci: il “Coraggio di cambiare”. La posta è alta, perché, messe così le carte, la sua sconfitta politica si tradurrebbe per il PD toscano in un “Non coraggio di cambiare”.