OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

Trent'anni fa l'ecoterrorismo a Viareggio e in Versilia

Trenta anni, fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno Viareggio e la Versilia – ma il generale tutta la zona Nord della Toscana, da Pisa, passando sulle colline lucchesi e versiliesi, fino in Lunigiana – fecerono conoscenza di un fenomeno criminoso che gli investigatori etichettarono come ‘ecoterrorismo’: nessuna persona rimane mai ferita in questi attentati visto che gli obiettivi erano soprattutto tralicci dell’Enel sulla contestatissima linea dell’alta tensione fra La Spezia e Acciaiolo che contemplava la presenza di questi giganti di ferro in mezzo alle colline. Viareggio era al centro delle indagini non solo perché il cuore investigativo si trovava in città. Il primo attentato locale venne compiuto proprio nell’autunno del 1988 contro un traliccio dell’Enel sulle colline di Montigiano nel comune di Massarosa anche se la cronaca ci racconta che nel luglio dell’anno prima, a Vagli di Sotto, i carabinieri trovarono (sempre attorno alla struttura dell’Enel) 14 candelotti di esplosivi. I successivi attentari verreno compiuti sulla colline del Candia (stesso obiettivo: tralicci dell’Enel) nel maggio 1990, poi a Santa Lucia di Fontia di Carrara; ad Aulla, sulle colline di Capezzano Monte (Pietrasanta). L’attentato più ‘strano’ nell’agosto 1991 nella zona delle Capanne di Montemagno di Camaiore: anche in questo caso un traliccio gigante abbattuto in un bosco, dopo avere piazzato l’esplosivo (cheddite) alla base del traliccio. Poche ore dopo, ad un casello della Sestri Levante-Livorno, venne ritrovato un volantino di rivendicazione nel quale si citava anche l’Eta, il braccio armato del movimento indipendista basco. Gli inquirenti non hanno mai saputo se effettivamente in quella occasione ci fosse stata una saldatura internazionale fra ecoterroristi baschi e italiani oppure se si era trattato di un bufala costruita ad arte. La strategia delle tensione con gli attentati alla linea dell’alta tensione continuò ancora arrivando fino al 1996 con un bilancio finale di 28 episodi: il più inquietante nel novembre del 1991, sul confine fra Pietrasanta e Montignoso, con una trappola (sempre esplosiva) preparata per gli investigatori una volta che fosse stato scoperto l’attentato: per fortuna, la trappola non funzionò. Curioso anche gli episodi di Capezzano Monte: dicembre 1991, attentato ad un traliccio non ancora entrato in funzione; quattro mesi dopo, colpito con la cheddite lo stesso traliccio che era stato da pochi giorni risistemato dopo il precedente assalto. L’ultimo attentato, con la matrice ecoterrorista e nel mirino la linea La Spezia-Acciaiolo, il 5 novembre 1996 a Bargecchia.Contestualmente allo scemare dell’attenzione verso i tralicci dell’Enel cominciò quello – sempre con una matrice ecoterroristica – contro le antenne delle telefonia mobile che con aumento dei telefonini spuntavano un po’ ovunque per la copertura del segnale: decine di incendi e atti dimostrativi fra Torre del Lago e Pietrasanta, l’ultimo nel gennaio 2006 all’antenna della Wind. Ma l’ecoterrorismo ‘prima maniera’ (quello con l’esplosivo per intenderci) ebbe ancora due colpi di coda: il primo dimostrativo, il secondo più clamoroso e devastante; nel febbraio 2000 venne ‘attaccato’ un traliccio dell’Enel nella zona del Pollino a Pietrasanta ma i danni furono modesti anche perché l’impianto non era più in funzione. Nel gennaio venne invece distrutta da un’attentato la nuova ovovia dell’Abetone.