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TRIESTE – La Biennale Internazionale Donna

In anteprima il trailer dell’evento di sabato 26 giugno: “Piano inclinato” e “Le stanze del giardino”, due documentari di Orgnani.

Tre artiste a confronto: Isabella Ducrot, Heide Hatry e Ileana Florescu. Vicentini Orgnani torna a Trieste con questo progetto integrato, diciotto anni dopo le riprese del suo film pluriquerelato sulla vicenda di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (Il più crudele dei giorni – 2003), nella stessa location del porto vecchio di Trieste. Magazzino 26 – Porto Vecchio di Trieste – Sala Luttazzi – ore 18:00

In anteprima il trailer dell’evento di Sabato 26 giugno alla Biennale Internazionale Donna di Trieste. Piano inclinato e Le stanze del giardino.

due documentari di
Ferdinando Vicentini Orgnani

Isabella Ducrot / Heide Hatry
Roma – New York / 2021
(in anteprima a BID21ART)

LE STANZE DEL GIARDINO
Ileana Florescu a Villa Medici
Roma / 2018

Piano inclinato

Il primo documentario di questa serata, potrebbe sembrare “nato per caso” se ormai non avessi la quasi certezza che la casualità non esiste, o meglio, se non fosse superata dalla tendenza/necessità di riconoscere percorsi del destino che da essa prescindono – dice Ferdinando Vicentini Orgnani.

BID21ART Biennale Internazionale Donna, è promossa dal Comune di Trieste, dall’Associazione BID e dalla Regione Friuli Venezia Giulia, è una manifestazione d’arte contemporanea rivolta alle artiste donne.

La presentazione di Ferdinando Vicentini Orgnani.

Le prime due artiste che presento non si conoscono e un oceano le divide; le ho incontrate per la prima volta a distanza di pochi giorni nel corso di un viaggio organizzato per tutt’altri impegni. Sebbene provenienza, esperienza di vita e rappresentazione artistica siano molto differenti, un sottile filo rosso le unisce e ora coabitano in un piccolo film che sembra annullare lo spazio che le separa.

A dirla tutta un po’ di casualità la devo riconoscere. Karmen Corak (artista fotografa slovena), amica di vecchia data, mi ha proposto di proiettare a Trieste qualche estratto del mio archivio con le testimonianze di alcune delle artiste che ho intervistato nel corso degli anni ma poi, insieme, abbiamo convenuto che sarebbe stato opportuno raccontare almeno due delle artiste presenti alla Biennale Internazionale Donna, qualcosa d’inedito anche per me quindi. Pensando all’itinerario del mio viaggio di quel momento e ad altre motivazioni meno casuali, la scelta è caduta Isabella Ducrot a Romae Heide Hatry a New York.

Nel libero racconto della sua lunga vita, Isabella Ducrot (90 anni il 13 giugno 2021) mi ha parlato del suo “procedere a tentoni” seguendo un cammino che l’ha portata a diventare artista dopo i cinquant’anni. Ha citato Le lettere di San Paolo in un legittimo paragone arte-fede per arrivare, infine, al concetto di Piano inclinato, una forza inconscia che con discrezione ci porta laddove non avremmo mai pensato di arrivare. Lo stesso identico pensiero è espresso nel terzo capitolo di un grande romanzo, Il derviscio e la morte del bosniaco Meša Selimović (pubblicato nel 1961) che Isabella non conosceva mentre io, da quando l’ho incontrato negli anni ’90, l’avrò riletto almeno dieci volte, trovandolo sempre diverso e sorprendente, uno di quei romanzi che ti accompagnano per tutta la vita: “Non rispose, non mi guardò nemmeno: non gli avevo detto nulla di nuovo. Ero ancora in tempo a tirarmi indietro ma ero già su un piano inclinato e sarebbe stato difficile arrestarsi.”

Tutto ciò non poteva essere una casualità: “piano inclinato” era destinato a diventare il nostro titolo!

Heide Hatry, nata nel 1965 a Holzerlingen, un paese nella campagna tedesca vicino a Stoccarda, è cresciuta in un allevamento di maiali. Tra i dieci e i quindici anni il suo compito era quello che fare a pezzi i maiali che uscivano dal mattatoio per disporli nella cella frigorifera. Dopo la scuola d’arte si trasferisce a Heidelberg e nei successivi vent’anni si è occupata di libri rari prendendosi una lunga pausa dall’arte, per seguire la passione/professione di suo marito, perso per strada dopo una crisi matrimoniale; un giro di boa che nel 2003 le ha fatto decidere di spostare il suo baricentro oltre oceano.

A New York, ha trovato una nuova identità in una casa a pochi metri da Central Park piena di inconsuete reminiscenze del passato, tra le ceneri dei defunti (che impiega nei suoi ritratti) e le frattaglie recuperate al mattatoio, che nelle sue mani si trasformano in fiori bellissimi. Verso i quarant’anni Heide è tornata ad essere un’artista “a tempo pieno”, riprendendo quel filo interrotto della sua vita. Il lavoro che presenta alla Biennale Internazionale Donna è un video sull’invecchiamento, una tematica molto presente anche nelle riflessioni di Isabella Ducrot, sua compagna di viaggio in questo documentario.

Sono felice di un’altra casualità che arricchisce questo evento: oltre all’anteprima di Piano Inclinato, per il programma della serata è stato scelto un mio lavoro precedente, realizzato nel 2018 in occasione della mostra Le stanze del Giardino di Ileana Florescu a Villa Medici (dal mio archivio). Nata ad Asmara (Eritrea), ma di origine romena, Ileana porta avanti una ricerca innovativa in campo fotografico. Partendo, in questo caso, dal Libro di compartimenti di giardini, un raro manoscritto della fine del XVI secolo del botanico Giuseppe Casabona, l’artista ha raccontato dieci anni di residenza del cardinale Ferdinando de’ Medici a Villa Medici (1577-1588) tra collezionismo, storia e scienze naturali.

Ileana è cresciuta tra Inghilterra, Marocco, Francia e Svizzera, per approdare in Italia dove, nonostante una laurea in Lettere e Filosofia, continua a contare in inglese e a sognare in francese. In lei mi ha sempre colpito la determinazione che le premette di portare avanti con leggerezza progetti molto complessi, come ad esempio i suoi foto-romanzi tratti dei capolavori della letteratura, veri e proprio “film statici” che ricalcano le orme di questo curioso fenomeno editoriale, descritto da Michelangelo Antonioni nel documentario L’amorosa Menzogna (1949) che ispirò a Federico Fellini Lo sceicco bianco.

L’amicizia con queste tre donne raccontate nei documentari che presento a Trieste, è uno dei doni che ho ricevuto grazie al mio impegno nella documentazione del lavoro degli artisti, iniziato nel 2004 su invito di Mario Pieroni. Credo che questo caro amico abbia individuato in me la necessaria curiosità, disponibilità ed entusiasmo per continuare con altre modalità quello che lui e sua moglie Dora hanno portato avanti dall’inizio negli anni’70, prima con la Galleria Pieroni, poi con Zerynthina (Associazione per l’Arte Contemporanea) e RAM (Radioartemobile).

Grazie alle riprese per il mio archivio (che continua a crescere e viaggiare nel mondo) ogni tanto riesco a provare anch’io il privilegio di percepire le onde che gli artisti catturano con le loro “antenne”, utilizzando i mezzi espressivi più disparati per sintetizzare, anticipare, spiegare con metafore e intuizioni, misteri e concetti che a parole difficilmente si possono raccontare.