Con Trump in Europa è finita la pacchia

Trump “no buono” ma per l’Europa la pacchia è finita

di ALDO BELLI – L’impatto del discorso di Trump certifica l’inutilità dell’attuale Europa fondata sulla Finanza anziché sul lavoro.

Dopo il discorso d’insediamento di Donald Trump, l’Europa è nuda. Il carosello mediatico al quale assistiamo in Italia ha un po’ i toni della vecchia signora d’alto bordo che improvvisamente si trova con il rischio di doversi trovare un lavoro. A scioccare non è stato l’impianto di un discorso improntato sull’egocentrismo (verrebbe da dire da “culto della personalità”) impossibile da ritrovare in nessuno dei cinquantanove presidenti degli Stati Uniti che l’hanno preceduto, ma la decisione di riconsegnare all’America la propria ricchezza economica riducendo la dipendenza commerciale dall’estero.

Come si legge oggi su The Times, “Trump è diventato la voce di questa grande rinascita del nazionalismo economico, un fermo rifiuto della Reaganomics, qualunque elogio Trump possa riversare sull’uomo stesso. Invece di importare manodopera a basso costo, la nuova destra sostiene che le aziende statunitensi dovrebbero assumere americani. Invece di importare computer cinesi e macchine utensili tedesche, affermano, gli Stati Uniti dovrebbero costruirne di propri. Vedono la sublime indifferenza dei capitalisti globali alla dipendenza estera non come efficienza razionale, ma come un atto di negligenza e tradimento” (Giulietta Samuele).

In questo quadro, inevitabilmente l’Europa cambia colore sulla geopolitica della Casa Bianca.

Se l’accostamento non suonasse come una bestemmia, meriterebbe ricordare che dietro l’idea trumpiana di “America first” c’è un sentimento culturale profondo di diffidenza nei confronti del continente europeo che risale a George Washington, volle ripeterlo anche nel suo messaggio di addio al popolo americano, “Washington’s Farewell Address”, il 19 settembre 1796.

La geopolitica uscita dalla Seconda guerra mondiale e poi il mercato globale hanno modificato enormemente la bilancia degli interessi nell’Atlantico e le condizioni di interdipendenza ecconomico-commerciale, ma con Trump finisce sicuramente un’epoca per l’Europa fondata sul potere finanziario anziché federazione di nazioni coese per il loro comune sviluppo economico e sociale.

La pacchia è finita a Bruxelles e nelle cancellerie europee. E il nodo centrale non è, come si vuole far credere all’opinione pubblica, l’incremento delle spese militari europee per garantire la sicurezza: il succo del discorso di Trump è che d’ora in poi, il presente e il futuro di ciascuno dipenderà dalla propria capacità di produrre e competere sul mercato globale.

Paradosso della storia, ci voleva un presidente americano conservatore e pericoloso per il suo egocentrismo, a certificare la morte dell’Unione Europea che abbiamo fin qui conosciuto.

Quanto all’Italia, non si pensi che alla Casa Bianca di Trump avranno effetto i cagnolini. E a smarcarsi dall’Europa privilegiando un rapporto diretto con Washington aveva già provato Berlusconi, non ebbe molta fortuna. Merita ricordare che esiste già una nazione smarcata dall’Unione Europea, il Regno Unito, alleato storico degli Stati Uniti d’America anche se nell’ultimodecennio appassito, la nuova presidenza Trump potrebbe essere l’occasione per un riequilibrio di leadership in Europa.

(foto: sfondo cover-licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/820173)