ATTUALITA', LA CULTURA, LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno, OPINIONI

Tutti pazzi per Draghi

di GIOVANNI BRUNO – Ogni capacità di giudizio si è annichilita di fronte alla figura dell’Uomo della Provvidenza, la critica messa a tacere.

Ogni capacità di giudizio si è annichilita di fronte alla figura dell’Uomo della Provvidenza, Mr.Whatever it takes che ha messo a tacere ogni critica, rinvigorito le borse e riportato lo spread sotto il livello di guardia, allineato tutti i sovranisti d’Italia, scatenato la corsa al tavolo dove verranno divisi i miliardi del Recovery Fund in cambio dell’abiura di dignità politica.

Tale fenomeno ci interroga non tanto su chi sia Draghi, ma su chi siano “gl’italiani”: popolo di grandi spiriti e segnato da fulgidi esempi di abnegazione e solidarietà, ma funestato da una minoranza di individualisti e opportunisti che amano prima di tutto trasgredire le regole, aggirare le norme, ignorare i limiti dettati dal buonsenso, distruggendo ogni credibilità della nostra immagine.
“Gl’italiani” sono un popolo che resta ferocemente diviso su principi fondamentali della Costituzione (antifascismo, solidarietà, tolleranza), e il mancato riconoscimento di fatto di questi prinicipi da una parte del Paese provoca faide sempre più aspre, alimentate da chi in nome dei propri interessi non guarda a quello che sinteticamente si definisce “bene comune”: questa “eversione permanente” sospinge il sistema politico e la società sempre più verso l’orlo del precipizio, fino a quando, arrivati al punto di non ritorno, ci si affida a personalità istituzionali o tecniche, presunte e descritte come “al di sopra delle parti”, per “salvare la Patria” (o più semplicemente per sollevare il mondo politico dalla responsabilità di politiche “lacrime e sangue” richieste dal claudicante sistema liberal-democratico “occidentale” ed europeo, nonché dai rapaci interessi privati.

Sta accadendo anche con Mario Draghi, il quale incarna una concezione (e una pratica) di società e di politica che nei decenni si è presentato, nell’ordine, come il principale playmaker delle privatizzazioni negli anni ’90 di Eni, Enel, Telecom (da Direttore del Tesoro), esponente degli interessi di grandi speculatori internazionali (come Goldman Sachs), governatore del sistema bancario nazionale (Bankitalia) ed europeo (BCE), fino ad assurgere a Gladiatore nell’arena anarchica dei mercati internazionali, a difesa dell’euro aggredito dagli attacchi selvaggi della speculazione finanziaria.

Ecco allora oggi l’incoronazione del Salvatore: Draghi ha magistralmente creato un alchemico equilibrio con un governo di unità nazionale, un ghetto politico in cui i partiti si sbraneranno su questioni fondamentali, ma non essenziali per gli obiettivi di sistema che intende perseguire il Presidente del Consiglio: sicuramente, non condividerà con gli interessi settoriali rappresentati dai vari partiti in lotta tra loro la gestione delle risorse del Recovery Fund, il cui fine è spingere il processo di unificazione europeo.

Quale sarà il prezzo di questa svolta politica? Con Draghi avremo la possibilità di una rigenerazione, di un lavacro purificatore, di una trasformazione di tutti i vizi italici e di rafforzamento delle strutture economico-sociali? o non avremo piuttosto l’abdicazione della politica dalla sua funzione principale (cioè dare prospettiva e disegnare i principi costituzionali e la fisionomia etico-politica della società futura) e la consegna mani e piedi ad una neo-elite tecnocratica eco-digitale? La rigenerazione della politica e la battaglia per l’eguaglianza dovrà ripartire dal riconoscere che non ci servono Gladiatori, ma movimenti popolari e sociali che lottino per i propri diritti.

(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/917625 )