Ucraina: Putin non ha tutti i torti, la verità confezionata

di ALDO BELLI – La Guerra del Gas con il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina non ha niente a che vedere, e ancora altri missili.

A me Putin non piace, fosse solo (e non solo per questo) perché è ininterrottamente al potere dagli ultimi giorni del secolo scorso. Detto ciò, non capisco perché dovrebbe accettare di avere altre testate missilistiche della NATO puntate sul popolo russo (sono già più che sufficienti quelle presenti in Romania o Bulgaria), e quale bisogno abbia il Mondo Libero per farlo. Gli Stati Uniti sono un grande paese, anche delle contraddizioni; da anni insieme all’Occidente viola il diritto internazionale con l’embargo brutale contro Cuba per garantire la propria sicurezza nazionale (anche se non è chiaro ormai da chi e da cosa): se dovessimo seguire questa teoria, perché lo stesso principio non dovrebbe valere per Putin rispetto alla militarizzazione NATO dell’Ucraina?

Ogni giorno l’Ucraina riempie le prime pagine. Eppure, dubito che l’opinione pubblica abbia capito il motivo del contendere, tranne che l’intervento anglo-americano ed europeo si rende indispensabile per salvare un paese dall’invasione dei carri armati russi. Come se una mattina Putin si sveglia e dice: oggi invadiamo l’Ucraina.

Putin non si è opposto all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. E’ contrario alla sua militarizzazione da parte della NATO. L’Europa dovrebbe tendere verso una politica di riduzione degli armamenti, non per aggiungerne altri. Tanto più – pochi commentatori l’hanno ricordato – che l’Ucraina è già “membro associato” della NATO (insieme ad altri dieci paesi: Armenia, Austria, Azerbaijan, Bosnia Erzegovina, Finlandia, Georgia, Moldova, Serbia, Svezia, Svizzera). Se così è, allora rimangono solo le armi da puntare su Mosca, ma per difendere cosa?

Putin non ha mai detto, neppure, di voler invadere l’Ucraina. Rimane pur sempre il capo di una potenza mondiale. Avrebbe potuto farlo molto più tranquillamente durante la presidenza Trump – America First! – e non l’ha fatto. Nulla è cambiato da allora nella geopolitica internazionale. Che dispieghi oggi le forze armate a 300 chilometri dal confine (più o meno la distanza tra Roma e Livorno) nel linguaggio della diplomazia non equivale necessariamente ad un’intenzione bellica. Può voler dire tante cose. Certo è che potrebbe bastare una scintilla, ma sicuramente non giungerebbe da Mosca che non ha alcun interesse a rimanere isolata economicamente.

Quella ucraina più che una guerra di civiltà è una Guerra del Gas. Come sempre, i Grandi si muovono solo dove c’è ciccia, i principi umanitari del Mondo Libero non valgono per le guerre tribali che consumano vecchi e bambini nelle terre che non contengono neppure l’acqua. Anche in questo caso, la riprova è nei fatti: solo pochi commentatori hanno ricordato che per l’Ucraina non c’è bisogno di nessun accordo per risolvere la crisi.

L’accordo esiste già, per porre fine ai conflitti nell’Ucraina orientale: giace firmato dal settembre 2014 dal Gruppo di Contatto Trilaterale sull’Ucraina, composto dai rappresentanti di Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Doneck (DNR), e Repubblica Popolare di Lugansk (LNR) sotto l’egida della Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Qualcuno dovrebbe chiedere a Stati Uniti, Inghilterra, Russia, ed Europa perché quell’accordo non abbia mai avuto esecuzione.

Non sarà questa tutta le verità. E’ però sufficiente per sollevare il dubbio sulle reali intenzioni. Anche gli Stati Uniti possono sbagliare, senza dover essere accusati di antiamericanismo. E l’Europa avrebbe una grande occasione per dimostrarsi un soggetto politico vero, se solo avesse una propria testa con la quale pensare: fare dell’Ucraina un paese neutrale (imparando le lezioni della storia, come ricorda Moreno Bucci nell’articolo che abbiamo pubblicato oggi).

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