ATTUALITA', IL VASO DI PANDORA - di Beatrice Bardelli

Un 14enne chiede per Wapp aiuto ad un avvocato

di BEATRICE BARDELLI – L’avv. Mirko Damasco di Rimini riceve un Wapp di aiuto da un ragazzino di 14 anni che vive in una comunità.

Il coraggio di un minorenne, la disperazione di una madre, l’indignazione di un avvocato. Sono questi i tre elementi di una storia incredibile che si è consumata (e che si sta ancora consumando) in una civilissima regione del centro Italia, l’Emilia-Romagna, e, nello specifico, in una nota cittadina della provincia di Ferrara.

La cronaca di un abuso

Mercoledì 6 ottobre, l’avvocato Mirko Damasco di Rimini è riuscito in poche ore a bloccare la vaccinazione di un ragazzino di 14 anni, ospite in una struttura protetta, che lo aveva contattato via sms, disperato, perché si rifiutava di fare, in giornata, la seconda dose del vaccino anti-Covid dopo che, in settembre, gli era già stata inoculata la prima dose, contro la sua volontà. “Il ragazzino, già tempo addietro, aveva espresso alla madre la volontà di essere assistito da un difensore sia per la situazione di malessere che vive all’interno della struttura che per l’imposizione della vaccinazione contro la sua volontà. Il 6 ottobre – racconta l’avv. Damasco – mi ha inviato altri sms avvisandomi di quello che gli stava capitando. Mi sono allertato immediatamente ed ho inviato una “PEC” per “richiesta di aiuto” da parte del minore alla ASP (Assistenza Servizi alla Persona) del Delta Ferrarese, alla Comunità in cui si trova il ragazzino, al Comando dei Carabinieri della cittadina, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara ed al Tribunale per i minorenni di Bologna. Nella comunicazione chiedevo di interrompere qualsiasi trattamento sanitario di vaccinazione in attesa delle determinazioni delle autorità interessate che potranno sentire il ragazzino per capire la sua reale volontà di sottoporsi alla vaccinazione. A 14 anni, per la legge italiana, infatti, si è in grado di discernere e di decidere. Ed ho diffidato, inoltre, i responsabili della struttura ad astenersi da ogni diversa iniziativa. In poche ore ho bloccato tutto”.  

Una storia scioccante

Questa è la storia di una donna sola e di suo figlio, minorenne. Di una madre a cui, tre anni fa, hanno tolto il figlio. Un ragazzino di 11 anni che, un giorno, improvvisamente, è stato prelevato dal campo estivo dove stava trascorrendo momenti di spensieratezza con gli amici e che è stato costretto ad entrare in una struttura protetta. Il tutto all’insaputa della madre che in quel momento stava lavorando e che è stata avvertita per telefono dall’educatrice di non andare a prendere suo figlio, come di consueto, perché il bambino era stato portato via dagli assistenti sociali… e che si era messo a piangere….

Perché questa violenza? Perché il bambino “doveva” essere allontanato dalla madre, una donna considerata incapace di tirar su da sola suo figlio. Ma anche una donna che non ha commesso mai alcun reato se non quello di amare suo figlio più di se stessa, un figlio che ha sempre protetto da un padre “difficile” che non vedevano ormai da moltissimi anni. Una madre che, comunque, ha sempre “sbarcato il lunario” lavorando sodo per mantenere il suo piccolo nucleo familiare. Una madre in difficoltà, probabilmente, come ce ne sono tantissime in Italia, e forse anche una madre fragile. Per questo, ci chiediamo, increduli.

Come è possibile che in questa terra, nella civilissima provincia di Ferrara, invece di sostenere ed aiutare le madri in difficoltà offrendo loro un aiuto concreto, si sia scelta la via più breve e drammatica, quella di strappare un figlio alla propria madre? Sono ormai tre anni che questa madre vive ogni giorno senza suo figlio. Un decreto del Tribunale dei minori di Bologna ha dichiarato che è una madre incapace di svolgere il suo compito di genitore. Una madre che ho intervistato e di cui proteggo l’identità per rispetto del suo dolore e della sua allucinante condizione di “madre deprivata del proprio figlio”, a cui è concesso di vedere il figlio solo una volta ogni due settimane, per una sola ora, e sempre sotto la sorveglianza dell’educatore della comunità. “Ma durante i periodi di lockdown gli incontri si sono molto diradati ed ho potuto solo sentire la sua voce per telefono, una sola volta a settimana, quando mi chiamavano dalla struttura e mi passavano mio figlio. Solo da pochissimo tempo i servizi sociali hanno dato a mio figlio un cellulare con cui si è messo in contatto con me per chiedere di cercargli un avvocato difensore e poi, quando gli ho indicato l’avvocato Damasco, per contattare direttamente lui – racconta la madre – . Mi hanno annientato come madre, mi hanno cancellato, per loro non conto più niente. Hanno iscritto mio figlio senza consultarmi alla Prima superiore della Scuola di Meccanica e con gli insegnanti, i rapporti ce li hanno loro. Io sono stata completamente tagliata fuori. Ce l’hanno con me perché sono stata con un delinquente, il padre di mio figlio, che è stato denunciato ma che ormai da 11 anni non vive più con noi – continua – . Quando mio figlio ha ricevuto la prima dose del vaccino, il 14 settembre, non mi hanno detto niente. Eppure avevo chiamato l’assistente sociale della struttura per dirle che ero contraria alla vaccinazione ma quando mi hanno chiamato per fissare l’incontro con mio figlio mi hanno riferito che risultava che mio figlio era già stato vaccinato.  Sto malissimo – prosegue la madre – . Sono sconvolta per come ci hanno trattato i servizi sociali, me e mio figlio, e sono infuriata nera! Questi ragazzi sono abusati, questo è un fatto gravissimo, qualcuno deve intervenire a fermare questi comportamenti!”.                          

L’avvocato difensore

Nella sfortuna di ritrovarsi dall’oggi al domani privata, anche se momentaneamente, della potestà genitoriale, la mamma di questa storia tristissima ha avuto la fortuna di trovare su whattsapp un gruppo di mamme, coordinato da una mamma sfortunata che ha avuto il bambino danneggiato da vaccini, non anti-Covid, che avevano messo in rete i nomi di alcuni avvocati tra cui quello dell’avvocato Mirko Damasco di Rimini. Appena contattato, l’avvocato Damasco non ha perso tempo. E dopo la “PEC” del 6 ottobre, dove rappresentava legalmente il minore nella richiesta di aiuto per non subire la seconda dose di una vaccinazione che rifiutava con convinzione, sabato 9 ottobre, l’avvocato Damasco ha presentato una seconda “PEC”. In questa, indirizzata in primis al Tribunale per i minorenni di Bologna e poi a seguire alla ASP del Delta Ferrarese, alla Comunità in oggetto, al Comando dei Carabinieri del comune dove si trova la struttura ed alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara, l’avvocato Damasco, facendo riferimento a quanto dichiarato nella “PEC” del 6 ottobre, informava che “nonostante la PEC comunicativa del dissenso alla vaccinazione”, il suo assistito gli riferiva che nei prossimi giorni avrebbe incontrato l’assistente sociale e la tutrice “per parlare del vaccino”. L’avvocato ha messo in evidenza che già il minore aveva espresso dissenso alla vaccinazione, per cui non c’era motivo di fare un nuovo incontro per discutere dell’argomento. “Trovo, invece, assolutamente scorretto l’invito fatto – ha scritto l’avvocato Damasco – il cui incontro potrebbe avere la finalità di dissuadere lo stesso alla vaccinazione” per cui è opportuno che “ogni futuro incontro fra il minore e la struttura che ha la sua tutela, venga effettuato previa audizione ed autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria competente che è direttamente notiziata di quanto sta accadendo ed alla quale si chiede un sollecito ed urgente intervento e valutazione sull’opportunità di statuire provvedimenti urgenti nell’interesse del minore che ha altresì espresso il desiderio di tornare a vivere con la madre”. 

Una riflessione personale

Ad oggi non abbiamo avuto ancora ulteriori notizie relative a questa storia incredibile.

Resto comunque incredula, per non dire scioccata, da tanta violenza, una vera e propria coercizione, esercitata da parte di chi avrebbe, invece, il compito di proteggere il minore in custodia (si chiama o no “struttura protetta”?) a spese ed a danno di un ragazzino di 14 anni che ha tutto il sacrosanto diritto di esprimere e far rispettare la propria volontà sulla gestione del proprio corpo, nel caso specifico, nel farsi o non farsi inoculare un vaccino che rifiuta e che, per di più, non è obbligatorio per legge. Per nessuno. Per questo mi sono chiesta se ci sono state pressioni, ed in questo caso, da parte di chi, che hanno convinto e spinto i responsabili della struttura protetta ad accompagnare il ragazzino a farsi inoculare la prima dose del vaccino anti-Covid lo scorso 14 settembre. Contro la sua volontà. Credo che sarebbe opportuno che chi di dovere faccia luce su una storia che potrebbe ripetersi in centinaia di altri casi simili in Italia. Il caso del minorenne della provincia di Ferrara dovrebbe diventare un caso nazionale e risolverlo, da parte degli inquirenti, potrebbe riportare il diritto del rispetto della persona anche all’interno di strutture a cui è stato affidato il delicatissimo compito di sostituirsi, anche se temporaneamente alla potestà genitoriale. Il compito, cioè, di proteggere ed educare dei minorenni.


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