Home TAVOLA APPARECCHIATA - di Matteo Baudone Un giorno di spesa al supermercato

Un giorno di spesa al supermercato

by Matteo Baudone

La breve esperienza di uno dei nostri cronisti del fare la spesa in piena emergenza coronavirus in un supermercato della Versilia

Sono salito in auto e mi sono avviato verso il supermercato di zona (stante la restrizione di non poter uscire dal proprio comune, solitamente faccio la spesa ad un discount poco fuori dal mio paese, Forte dei Marmi). E’ un piccolo supermercato che fa parte di una grande catena nazionale in una delle sue forme più limitate rispetto all’assortimento di un megastore o di un ipermercato.

Le prime cose che ho notato sono stati l’ordine e la calma delle persone in coda: mi hanno gentilmente indicato di prendere il numerino dalla chiocciola fuori l’entrata, per il resto, pur se in forma ‘autogestita’, ciascuno garantiva la distanza di sicurezza di almeno un metro. E questo mi ha fatto riflettere e ben sperare: rispetto alla stupidità italiota degli esodi di massa milanesi verso le regioni del Sud, la maggioranza della gente è invece cosciente che se si comporta da stupida può trovarsi in un lampo dentro un ospedale passando per il triage del Pronto Soccorso e poi forse avere un posto nella più remota delle situazioni in terapia intensiva intubato; sempre che un letto sia disponibile.

Ho atteso il mio turno, quindi, equidistante dagli altri, pur se non in fila, leggendo un libro che avevo lasciato casualmente in macchina. Non avendo trovato le mascherine in farmacia e nei negozi di sanitari, mi sono arrangiato con un fazzoletto davanti a naso e bocca almeno per evitare di spargere il mio respiro. Qualcuno parlottava, tutti indossavano la mascherina, di tipo chirurgico o tipo antismog. Per ogni cliente che usciva dal supermercato ne veniva fatto entrare uno, chiamando il numero ritirato all’arrivo. Io ho dovuto aspettare più di dieci turni. Non ho visto nessun ‘assalto al supermarket’ come mi era invece capitato di vedere e leggere nei giorni scorsi in varie parti d’Italia: ho visto, però, carrelli alla cassa pieni fino all’inverosimile. Sicuramente per fare la scorta evitando di uscire di casa ogni giorno, o forse – ancora e nonostante tutte le rassicurazioni – per la paura di rimanere senza cibo.

Una volta entrato, mi sono infilato i guanti monouso della verdura, anche se non dovevo acquistare nulla di sfuso. Altre persone avevano i guanti di lattice, nessuno toccava le confezioni a mani scoperte. Non ho visto un quadro da carestia dentro il supermercato, la merce era valida ed abbondante sia nel confezionato che negli scaffali e nei banchi del fresco e dei prodotti sfusi. Insomma, come fare la spesa in una giornata normale, senza coronavirus.

Conclusione. Coloro che stanno facendo l’assalto ai negozi come se si trattasse del preludio dell’apocalisse andrebbero redarguiti e, forse è forte, emarginati: perché provocano allarmismo senza motivo; e perché mettono in difficoltà la filiera dei supermercati; perché stressano gli addetti agli scaffali e le cassiere già sottoposti a turni massacranti. Trovo giusta la chiusura dei supermercati nei fine settimana: perché questi lavoratori hanno bisogno di riposo.

Non ho da consigliare cosa comprare, solo questo: evitate cibo spazzatura. E’ quello che mi ha fatto ingrassare pur cercando di fare movimento in casa. Non comprate dolciumi o altre cose che fanno lievitare il peso. Se il trend sarà quello di rimanere chiusi in casa per un po’, meno cibo spazzatura e meno volte uno mangia durante il giorno, meglio è.

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