CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli

Una giornata di sole non cancella il Covid

di ALDO BELLI – “Ciascun suoni, balli e canti! Non fatica, non dolore! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”.

Il vento di libeccio soffia forte il 1 Maggio, a Viareggio. Il lungomare sotto il sole è affollato come nei giorni di festa, con qualche nota di colore in più del solito: sull’arenile di Piazza Mazzini c’è una macchia di piccole tende da campo sdraiate sulla sabbia per impedire di trasformarsi in aquiloni, il brontolio incessante delle onde probabilmente ha reso il sonno più leggero, ma trascorrere la notte in questa libertà è stato come vivere un sogno. I tavolini sulla Passeggiata sono sold-out, tutto esaurito. A frotte risalgono il molo, come la fila che si allunga in attesa di staccare il biglietto per assistere a un grande concerto. Famiglie intere, bambini in bicicletta che le mamme stiracchiano perché si allontanano troppo, amici che non si vedevano da tempo, gli habitué della “vasca in Passeggiata” parlando solo di calcio, cataste di giovani con lo spritz che non hanno ancora capito come sia possibile bere senza togliersi la mascherina per cui tanto vale tenerla fissa sotto al mento, le imprecazioni per trovare un parcheggio che iniziano dal casello intasato dell’autostrada. Della pandemia rimangono solo le mascherine che coprono il volto, insieme al salmastro che purifica l’aria.

Mascherine e spensieratezza. L’immagine del 1 Maggio a Viareggio è lo specchio dell’Italia. Sarebbe inumano dolersi della gioia scoppiettante di respirare nuovamente l’aria della normalità: anche di fronte alla morte, la vita continua. Sento già il rumore: “E allora non sei mai contento! Adesso che possiamo finalmente essere liberi di andare in giro, vorresti ancora tenerci murati in casa e toglierci il godimento di non pensare almeno per un giorno alla pandemia?”. Per carità! Non sono un bigotto. L’elaborazione del lutto, però, anche nella vita privata rimane vana quando si chiude con la rimozione della morte. Il problema, dunque, sarebbe capire se questa comprensibile gioia corrisponda alla letizia di Lorenzo il Magnifico o alla folgorante fotografia della rimozione del lutto. “Ciascun suoni, balli e canti! Arda di dolcezza il core! Non fatica, non dolore! Ciò ch’a esser convien sia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”. Quando a tarda sera del 1 Maggio la gioia si trasferisce altrove, l’Italia ha contato anche oggi le bare: i morti sono 226, anche se in calo rispetto ai 263 del giorno precedente.

Dall’inizio della pandemia, il numero degli italiani che sono passati all’altro mondo è impressionante: oltre 121.000. Resto dell’opinione che questo numero sia viziato in eccesso a causa della storica debolezza italiana nella statistica: del resto, la statistica è una scienza dei paesi che non hanno paura della verità e che dalla realtà traggono le proprie politiche, mentre l’Italia è un paese con la menzogna di Stato nel Dna. Ciò non toglie che questo numero supera il quarto dei morti italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Sarebbe comunque interessante sapere se è vero – come pare – che in molte regioni italiane è stato fissato un contributo straordinario alle ASL di alcune migliaia di euro per paziente Covid: se così fosse, forse si spiegherebbe perché tutti i decessi di pazienti portatori di patologie a rischio mortale inevitabilmente più esposti al virus sarebbero stati catalogati come “morti da Covid”: con un effetto distorsivo, se non fraudolento, sulla finanza pubblica; e provocando un’informazione scorretta alla popolazione sulle dinamiche reali della pandemia.

A differenza di altre virulente aggressioni, della Spagnola o dell’Aids o di certe terribili influenze stagionali, l’unica certezza che appare ormai chiara è che stavolta il mondo ha di fronte qualcosa di più complicato con il quale saremo costretti a convivere per un tempo non breve. E non solo questo: al mondo evoluto e super tecnologico è stata sbattuta in faccia la realtà della propria miseria umana, che ha spento in poco più di dodici mesi tutte le velleità di guerre e privilegi economici, sgretolato superiorità militari e ambizioni di globalizzazioni finanziarie, superbia e vanità smisurate di carriera e di denaro, folle illusione di schiacciare la natura sotto il proprio egoismo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la notizia dal fronte o dalle macerie dei bombardamenti, anche solo di una morte, era una ferita che andava oltre la famiglia trascinando con sé la vita della comunità, un quartiere, una strada, una parrocchia. Colgo oggi, invece, dopo la fase della paura e del panico, una crescente assuefazione in generale ai morti quotidiani da Covid, anche quando la morte ci sfiora bussando alla porta di un vicino di casa.

Godiamoci, dunque, una bella giornata di sole, ma non ci sono “balli e canti” che possano sollevarci dalla coscienza di trarre una lezione dal Covid: perché la certezza di Lorenzo non riguarda più il domani, ma l’oggi. Anche se dubito che questo accadrà, almeno in Italia: e, purtroppo, ne pagheremo le conseguenze.

(foto: dimitrisvetsikas1969 / 15699 – licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/ruota-palma-luna-park-cielo-nuvole-3273889/ )