LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno, OPINIONI

Una pericolosa equiparazione  tra nazismo e stalinismo

La storia rovesciata, il processo di dissoluzione della memoria storica è giunto a compimento con il voto della risoluzione nel Parlamento europeo

Un vecchio adagio sostiene che la Storia la fanno i vincitori. In altre parole, la ricostruzione degli eventi e la rappresentazione dei contendenti (la cosiddetta narrazione) è appannaggio di chi ottiene la vittoria e quindi detiene il controllo del potere comunicativo e propagandistico, otre che politico, economico e sociale.
Se questo detto – abusato, ma sostanzialmente fondato – è ancora valido, allora possiamo sicuramente affermare che oggi a raccontare la Storia sono coloro che detengono il potere economico-finanziario, il dominio politico-militare e l’egemonia (categoria gramsciana) sociale e culturale. In poche parole, l’ideologia dominante appartiene alle trionfanti forze del capitalismo globalizzato, che tra una crisi di sistema e l’altra cerca disperatamente di sopravvivere con pratiche di neoimperialismo economico-militare.
Già l’istituto finanziario americano J.P. Morgan, alcuni anni fa, attaccò le costituzioni dei Paesi mediterranei (in sostanza quelle di Italia e Francia) etichettate come troppo socialisteggianti. La caduta dei regimi dell’Est Europa, il dissolvimento delle cosiddette democrazie popolari, la caduta del Muro di Berlino tra le due Germanie (di cui cadrà a novembre il trentennale) e infine il crollo dell’Unione Sovietica del 1991, hanno permesso l’avvio – nell’Occidente capitalistico pervaso massicciamente dall’ideologia liberista – di un processo di revisionismo storico integrale, in cui si è riscritta l’intera Storia del Novecento europeo e mondiale.
Da allora, si sono progressivamente considerati il regime democratico-parlamentare liberale e le dinamiche del capitalismo selvaggio, allo stato puro del liberismo del Libero Mercato, le uniche concezioni legittime, espressioni “naturali”, e dunque immodificabili, delle relazioni sociali, in contrapposizione al totalitarismo dei regimi che si sono combattuti fino alla morte nel corso del Novecento: quello nazista e quello stalinista.
Il fascismo non viene nominato, come se sfuggisse a questa categoria: invece, il termine venne coniato proprio dagli antifascisti italiani degli anni Venti, e poi ripreso da Hannah Arendt nel dopoguerra. Il nazismo invece, che unanimemente è riconosciuto come un regime criminale assoluto, viene equiparato allo stalinismo, cioè alla forma personalizzata della dittatura nel socialismo sovietico: utilizzando il termine stalinismo si ottiene una duplice risultato, quello di condannare i crimini di Stalin e, al contempo e senza nominarla, di gettare fuori dalla finestra della Storia l’idea di un’alternativa al sistema capitalistico rappresentata dall’ideale comunista.
In questa furia ideologica contro la prospettiva di un’alternativa storico-sociale al sistema economico-sociale capitalistico e alla liberal-democrazia rappresentativa (istituzione propria della borghesia dal 1789), la cortina fumogena iper-ideologica colpisce indistintamente chi ha combattuto contro il nazi-fascismo (l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica) e Partiti Comunisti che hanno sostenuto la Resistenza e la Liberazione di Paesi occidentali (Francia, Italia) e orientali (Yugoslavia). Rimuovendo, peraltro, che la Costituzione nata dalla Resistenza è nata con il contributo fondamentale proprio dei comunisti e socialisti.
Questo processo di dissoluzione della memoria storica è giunto a compimento con il voto in Parlamento europeo della risoluzione “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, che commemora l‘inizio del secondo conflitto mondiale, approvato anche dagli eurodeputati del PD. La risoluzione equipara, con evidente stravolgimento della verità storica, i regimi nazista e stalinista, senza alcuna considerazione rispetto al fatto che fu l’Unione Sovietica ad essere aggredita dalla Germania nazista (e dall’Italia fascista al traino), con un sacrificio di oltre venti milioni d morti, e che la sconfitta dei criminali regimi nazifascisti fu possibile per il contributo essenziale dell’URSS.
Questa risoluzione, anziché chiarire le vicende storiche, ne rende torbida la comprensione, trasformando il Patto di non aggressione Ribbentrop-Molotov dell’agosto del 1939 – a scopo difensivo da parte dell’URSS – in una alleanza che, come dimostrano gli eventi di due anni dopo, è solo nella mente dei viscerali propagandisti anti-comunisti.
Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, la dissoluzione dell’URSS non ha portato quella pace e prosperità che i cantori del capitalismo neoliberista incensano, ma disordine e impoverimento massiccio nei paesi del mondo occidentale, oltre che devastazione neocoloniale di interi continenti, desertificazione e distruzione di territori , massacri per operazioni belliche in Medio Oriente e Africa.
Anche in Europa, la proiezione della NATO verso est lambisce ormai i confini russi, minacciando di fatto quella regione. La guerra in Ucraina e la questione crimeana e del Donbass esprime un rinato conflitto tra neo-nazisti e neo-comunisti (un po’ sovranisti anche questi ultimi, peraltro)
La risoluzione del Parlamento Europeo è un vero e proprio schiaffo alla Storia e un insulto ai venti milioni di morti russo-sovietici che hanno sconfitto il mostro nazi-fascista: rovesciare la Storia con revisionismi indecenti è un’operazione che rischia di essere foriera di nuovi disastri, suscitando conflitti latenti tra feroci nazionalismi che risollevano la testa pericolosamente.