LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno

Una sindrome che potrebbe cambiare il mondo

Pandemia e xenofobia si saldano in una “sindrome immunitaria” che potrebbe cambiare definitivamente lo vita dei popoli nel mondo

L’anno del Topo, secondo il calendario cinese, ha portato una situazione drammatica, che da tempo si temeva, e che adesso è prossima a realizzarsi: una pandemia causata dalla trasmissione di virus dagli animali agli uomini. Questa novità epidemiologica, alla quale per adesso non c’è rimedio se non un massiccio contenimento con misure rigorose e rigide nel tentativo di frenare il contagio, ha da settimane assorbito ogni attenzione mediatica, catalizzando discorsi, comportamenti, relazioni (sia in senso restrittivo con atteggiamenti superstiziosi suscitati dal panico, sia in senso licenzioso con comportamenti al limite del penale per la superficialità e noncuranza con cui si aggirano o ignorano le regole precauzionali di prevenzione). Ciò che emerge nel nostro Paese, e che presto potrebbe diffondersi negli altri dell’Unione, è l’adozione di dispositivi di protezione a fronte dell’assoluta novità: si minimizza, oppure si drammatizza, ma comunque si cerca un appiglio, una certezza. Si oscilla così tra la rimozione del problema e la risposta irrazionale, alla ricerca di una causa definita, individuabile, non più ignota (un mitico “paziente zero”) su cui scaricare le nostre paure e la nostra irrequietezza.

Governi e media stranieri anziché dare solidarietà all’Italia hanno evocato la caccia all’untore

È evidente che CoVid 19 si diffonderà in tutta l’UE, e nell’intero pianeta: voler attribuire genericamente a cinesi, italiani, ora tedeschi – e chissà a quante altre categorie – la diffusione dell’infezione è un abbaglio consolatorio, solo apparentemente rassicurante, ma che evoca in maniera impressionante la caccia all’untore appestato (preferibilmente ebreo) a cui, nelle epoche medievale e seicentesca, si attribuiva la maligna volontà di diffondere il morbo. Ovviamente, altra cosa è cercare di individuare responsabilità politiche che potrebbero aver sottovalutato, o tenuto sottotraccia, la pericolosità e la diffusione del virus: in questo senso alcuni governi – con provvedimenti che colpiscono i prodotti italiani (Francia, Germania) – e media stranieri (francesi, statunitensi) anziché fornire aiuti e sostegno all’Italia colpita dall’epidemia, hanno irresponsabilmente fomentato atteggiamenti pregiudiziali, lesivi verso il nostro Paese e la popolazione  italiana (composta di persone di varie origini e provenienza).

La chiusura di altre frontiere con l’Europa assente

Contestualmente, con una concomitanza impressionante, alla chiusura delle zone rosse per il contenimento del virus si è aggiunta la chiusura delle frontiere della Grecia, una delle porte del lato sud dell’Unione Europea, contro i profughi della guerra in Siria, utilizzati da Erdogan come bomba umana contro la stessa Unione che non lo ha sostenuto nella sua guerra contro la Siria e i resistenti kurdi.

Le scene dei respingimenti in mare e alle frontiere di terra sono raccapriccianti: la dignità umana calpestata a suon di mazzate in testa sui profughi in gommone, lancio di lacrimogeni contro i profughi via terra, pallottole di gomma e di piombo con almeno tre morti, che si aggiungono alle vittime dei naufragi di inizio anno (tra cui un bambino annegato pochi giorni fa tentando di sbarcare nell’isola lager di Lesbo). Queste persone hanno un’unica colpa, quella di cercare un rifugio dalla guerra: sono molti anni che l’UE mostra il volto peggiore su questa vicenda, per la volontà di non condividere la responsabilità comune degli sbarchi e degli arrivi che continuiamo a negare, criminalizzando la violazione del limes dello spazio europeo. Si lascia così gestire barbaramente e ferocemente questi flussi da governi più o meno demagogici nell’esprimere la volontà di ridurre drasticamente le migrazioni, attraverso patti inumani con paesi di frontiera (Libia, o quel che ne rimane, e Turchia: soldi in cambio di prigioni) e adottando politiche antidemocratiche e violentemente coercitive dei diritti umani.

La Grecia di Mitsotakis

Oggi il ruolo del gendarme tocca al governo greco di Mitsotakis, il leader della formazione di destra Nea Dimokratia, che ha ordinato una repressione durissima contro i profughi in fuga dalla guerra in Siria: le immagini che stentano ad attirare la nostra attenzione – completamente assorbita dalla narrazione in diretta della diffusione del contagio – dovrebbero essere così sconvolgenti da produrre immediate mobilitazioni contro tali metodi, ma risultano invece tanto lontane dalle nostre preoccupazioni immediate da non turbare minimamente il sonno delle nostre coscienze democratiche. 

Rielaborando un concetto biopolitico, penso che il termine “sindrome immunitaria” descriva perfettamente l’attuale condizione che si manifesta nella forma di un “euro-nazionalismo” sempre più autoreferenziale, in cui l’emergere di frizioni e contraddizioni tra Stati (post)nazionali produce il dilagare di un sovranismo protezionistico economico, politico, culturale.

Salvarci dall’egoismo e dalla paura

Sempre più chiusi nella protezione del nostro benessere, disposti a tutto per mantenere un tenore e uno stile di vita insostenibile, alziamo le barriere attorno alla Fortezza Europea ed evochiamo un “sovranismo reale” bifronte: da una parte a salvaguardia delle nostre frontiere, dall’altra per la sterilizzazione dal contagio pandemico. Trovare soluzioni che ci consentano di uscire dall’individualismo patologico in cui siamo sprofondati, aprendoci all’accoglienza e assumendo comportamenti responsabili  verso la collettività, sarà la principale strategia per salvarci dalla dannazione dell’egoismo e della paura.