La pineta di Viareggio nel 2021
ATTUALITA', DIARIO - di Moreno Bucci, FOCUS

Uomini che odiano i pini

di MORENO BUCCI – La pineta di Viareggio era una delle meraviglie e delle attrazioni maggiori, il fascino e la bellezza fiorente della città.

C’ero andato, il 20 maggio del 2016 alle conclusioni del convegno “La pineta di Ponente a Viareggio – Lavori in corso al parco di città”, organizzato dal Comune e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, in collaborazione con Italia Nostra. Confesso che mi preoccupai delle conclusioni. All’uscita chiesi ad uno degli organizzatori: “Quando si comincia a ripiantare i pini?”. “Li ripiantano, li ripiantano” mi rispose, cercando di tranquillizzarmi. Io tranquillo non ero.

Già ero rimasto perplesso per come era intervenuta la Cassa di Risparmio di Lucca, la quale da tempo dentro la pineta faceva operare una macchina che, come attività principale, ‘batteva il terreno’ per fare dell’erba della pineta un “bel pratino”.

Tutto questo “battere” non faceva bene ai pini che, come si dovrebbe sapere, hanno le radici poco profonde. Già da allora diversi pini erano caduti e – a mio avviso – sarebbe stato opportuno ripiantarne in quantità. C’è ancor oggi, un “ciuffo di pinastri” che un assessore piantò, giovani virgulti donati dalla Garfagnana, in cerchio. Non furono mai ripiantati con il “giudizio” necessario.

  • La Pineta di Viareggio nel 2021

Io ho ancora memoria di un professore universitario che una trentina-quarant’anni fa propugnava il taglio dei pini per ripiantare il primigenio verde spontaneo della costa. Il tempo, si sa, “scorre” e nessuno fa più caso a proposte di tant’anni fa. Ma quando si vedono compiere e propugnare certe “attività, come diceva una vecchia canzone, “mi ritorni in mente..” e allora cominci a mettere in fila quello che vedi accadere.

E’ di questi giorni un assessore che ha affermato che bisognerà tagliare una bella fetta della pineta di levante, ma senza ripiantarci i pini. Meglio, per lui e per l’Amministrazione Comunale, piantare altri alberi. Sembra quasi una novità, ma non lo è.

Infatti, quella mattina del 2016, il sindaco di Viareggio lamentò che Viareggio era stata esclusa dalla “governance” del Parco Naturale Migliarino San Rossore, nonostante i suoi 500 ettari di Pineta di Levante: “Questo umilia la città: Viareggio deve poter sviluppare politiche gestionali dall’interno dell’ente”. In caso contrario, affermò, “Viareggio può valutare l’ipotesi di uscire dal Parco”. E le sue politiche gestionali erano già chiare: «Larghe aree della pineta andranno abbattute e serviranno risorse per intervenire nelle zone moribonde».

Ecco: ci siamo. Tutto quello che è stato fatto finora, è funzionale a questa prospettiva: sradicare i pini da Viareggio. Talmente è palese che, anche quando li ripiantano, come hanno fatto nella zona delle Case Popolari di Via Indipendenza, li hanno distanziati, non sapendo che isolato il pino non regge. E difatti i “pinacchiotti” sono caduti o si sono ”accucciati”.

Rimando al bel libro sulla nascita della Pineta, edito qualche anno fa, e mi rifaccio invece alla “Viareggio Illustrata” di Luigi Gravina, edita per il primo centenario di Viareggio, sulla pineta viareggina – di ponente -. Afferma: “E’ una delle meraviglie e delle attrazioni maggiori, essa, accresce il fascino e la bellezza fiorente di Viareggio”.

Ecco: ci sono “uomini che odiano i pini”. Possono farlo per svariate ragioni. Di solito però, come si sa, è “il soldo” che muove il mondo. Ma possono farlo anche per altre ragioni. In fondo sono quasi tutti “di fuori”, cosa volete che gliene importi di Viareggio e delle sue tradizionali bellezze. Poi si sa che Viareggio ha sempre avuto una vena “libertaria”: può essere anche la “voglia” di castrare questo atteggiamento che spinge a sradicare i suoli simboli – e la pineta è fra questi.