Giuseppe Valditara Ministro della Pubblica Istruzione e del Merito

Valditara: stabilità ai docenti e al centro la persona dello studente.

Alle porte del nuovo anno scolatico, il Ministro della Pubblica Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara fa il punto delle novità.


La dichiarazione del Ministro della Pubblica Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sul lavoro svolto in preparazione del nuovo anno scolastico, ha il merito di registrare i risultati (inediti) senza alcun trionfalismo. Fa apparire lontani i tempi dei banchini con le rotelle, e forse non è stato notato, ma almeno ad oggi il passista Valditara è il Ministro della Pubblica Istruzione meno contestato degli ultimi vent’anni.

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Milano, ha l’aria accademica del Professore ordinario di Diritto romano e Diritto dell’antichità (la sua cattedra presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino), ma non sa di stantio. Può essere che la frequentazione degli antichi padri armati di saggezza che hanno influenzato la cultura giuridica, e la civiltà, non solo italiana, l’abbiano forgiato a considerare il tempo e l’opera umana un progredire graduale, ma costante. In questo senso, passista: l’attitudine del corridore ciclista nelle gare su lunghi persorsi ad un’andatura ritmica sostenuta e regolare. Solo uno sprovveduto, e ne abbiamo conosciuti molti, può immaginare di risolvere lo sfascio della scuola italiana con una rivoluzione o con l’ipocrisia di considerare sufficiente declamare la (famosa) Riforma della Scuola per renderla un fatto concreto.

Valditara ha studiato Marco Tullio Cicerone, ma non è un oratore spinto all’acclamazione della folla. Il concetto che sta alla base della sua idea di pubblico ufficio (quale è quello ricoperto da un politico o da un uomo di governo), e del potere, è chiaramente espresso nel suo libro “Auctoritas fra Autorevolezza e Autocrazia” (Giappichelli editore, 2021): “In coerenza con il significato del verbo sottostante, auctor ha nelle fonti sia il senso di “colui che aumenta”, sia quello di “colui che promuove qualcosa”, sia anche di “colui che crea”. Questo, forse, spiega perché Valditara va letto e seguìto come un passista e non un rivoluzionario: creare, promuovere, richiede il loro tempo. Un passaggio della sua dichiarazione si legge proprio con questa premessa: “Considero quello che abbiamo fatto in preparazione del nuovo anno scolastico un ulteriore passo avanti...”. E allora veniamo alla sostanza.

“Sul fronte delle assunzioni del personale docente e della riduzione delle reggenze, con l’avvio dell’anno scolastico 2025/2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito registra un significativo avanzamento essendo state concluse con tre settimane di anticipo rispetto allo scorso anno scolastico. Entro settembre, 41.901 nuovi docenti entreranno in ruolo, pari al 76,8% dei posti disponibili a livello nazionale: il 30% in più rispetto allo scorso anno (erano il 47,6%); dopo le immissioni in ruolo su posto comune la copertura dell’organico è pari al 97,3%, rispetto al 94% dell’a.s. 2024/2025″.

“Al sostegno abbiamo riservato un’attenzione particolare: i docenti assunti sono 7.820, per un totale di 121.879 insegnanti di ruolo e una copertura di organico al 95,2% (erano l’89% prima di queste nuove assunzioni). Inoltre, per la prima volta, al fine di garantire la continuità didattica agli studenti con disabilità, potranno essere confermati i supplenti annuali o con nomina fino al 30 giugno per i quali le famiglie hanno fatto richiesta di continuità. Si tratta di quasi 58.000 insegnanti su un totale di circa 120.000 posti”.

“Sul fronte della dirigenza scolastica, le 326 immissioni in ruolo hanno permesso di ridurre il numero di scuole in reggenza, che passano così da 468 a 403, con una diminuzione di quasi il 14%. Le supplenze sui posti in deroga di sostegno saranno circa 120.000″.

Il ministro del centro-destra non commenta neppure – come sicuramente avrebbe esaltato Cicerone di fronte alla piazza – che “dal 1 settembre saranno operativi nelle scuole primarie e secondarie 1.000 docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli stranieri, come misura per potenziare l’insegnamento della nostra lingua e contrastare la dispersione scolastica degli studenti stranieri con scarsa conoscenza della lingua italiana”. Il numero è sicuramente insufficiente, ma qui dovrebbe entrare in gioco anche il ruolo delle Regioni e dei Comuni, magari – questo lo dico io – con qualche spettacolino circense-marchettaro in meno e una spesa pubblica più orientata alle priorità sociali.

In conclusione, dice il Ministro Valditara: “Un ulteriore passo avanti verso un sistema che garantisca maggiore stabilità ai docenti e sia più efficiente per mettere realmente al centro la persona dello studente”.