Museo di Castelvecchio (Verona)
Focus Attualità, VERONA - di Giovanni Villani

VERONA – Museo o Circolo dell’Esercito?

di GIOVANNI VILLANI – Una querelle destinata a protrarsi forse per decenni, e a Verona di servitù militari vuote se ne contano a bizzeffe.

Il problema viene dibattuto da anni, ma a Verona non si riesce a venirne a capo. La città scaligera ha una ricca pinacoteca di proprietà comunale a Castelvecchio (con qualche Tintoretto, Tiepolo, Veronese, Mantegna, Bellini, Pisanello, mica bazzecole) che non riesce a “crescere” nell’accoglienza del pubblico, poiché manca di spazi adeguati per un book shop, i servizi igienici, una buvette, ecc. L’ala a sinistra del castello, zona dove ci sarebbero i duemila metri quadrati necessari per trasformare il museo, è infatti occupata da anni dal Circolo Unificato dell’Esercito – ne dispone di oltre 3700 tra coperto e scoperto, contro gli 800 della Capitale – con tanto di ristorante, sale per convegni, ma soprattutto un bellissimo terrazzo affacciato sull’Adige. Una location di prestigio a cui nessuno pensa di rinunciare, neppure se in cambio vengono offerte altre zone forse maggiormente attrezzate in fatto di parcheggi, di reception e di ospitalità anche ad uso di foresteria.

Un grande Castelvecchio”, è un progetto da tempo auspicato utilizzando i locali del circolo per nuovi servizi del museo, ma l’argomento sta scatenando un vivacissimo scontro politico. Traguardi, Pd e Più Europa difendono l’idea e vanno all’attacco “di chi ha a cuore solo i propri interessi elettorali, perché crede di aver individuato una nicchia di voti da conquistare. Le Forze Armate a Verona vogliono servizi efficienti per sé e il bene della città. La prossima amministrazione dovrà esprimersi in maniera netta e per noi la posizione è chiara: sì a una sede prestigiosa e moderna per il Circolo, sì anche al Grande Castelvecchio”. Lo dice pure il movimento Civica Alleanza che ha già realizzato, donandolo all’Esercito, un piano per una sede alternativa nell’ex convento di San Giacomo di Galizia, all’interno dell’area dell’Ospedale militare costruito nell’Ottocento dall’Austria”. Nell’occasione viene pure chiarito, “che con l’approvazione di una mozione votata all’unanimità dalla precedente amministrazione e con l’emendamento a firma della consigliera La Paglia, accolto come raccomandazione all’attuale amministrazione in sede di votazione del bilancio di previsione, “la volontà del Consiglio comunale si era già palesata. Quindi si invita l’assessore Marco Padovani (contrarissimo allo spostamento del circolo), assieme alla Giunta e al Sindaco, di passare all’azione e ad una riflessione condivisa per il bene della città, senza distinzioni o tifoserie politiche e non contro i militari”.

Ma sul tema è tornato l’assessore alla sicurezza (Fratelli d’Italia), che già nelle scorse settimanei sul quotidiano cittadino L’Arena aveva detto chiaramente che il Circolo unificato dell’Esercito deve restare dov’è. “Si parla a vanvera – sono le sue dichiarazioni – il compendio che ospita il Circolo è stato diviso e riassegnato nel 2012. Una parte, quella del museo civico, è passata al Comune, mentre l’altra metà è rimasta di proprietà statale e cioè del demanio. Infatti è stato ritenuto da parte del proprietario di mantenere l’uso governativo, che infatti si realizza attraverso l’Esercito”.

L’assessore precisa pure che “i legittimi proprietari non intendono lasciare il compendio. L’unico che non l’ha capito è Traguardi che su questo argomento ha deciso di farci la campagna elettorale. Per quanto riguarda l’ampliamento delle attività di Castelvecchio ricordo che nel recupero dell’ex Arsenale ci saranno spazi aggiuntivi”.

E per il movimento Buona Destra Verona, col suo coordinatore Massimiliano Urbano, la presa di posizione di Traguardi, Pd e Più Europa, segna “l’avvio di una vera e propria crociata anti Circolo unificato dell’Esercito. Noi avversiamo con forza questo livello di aprioristica faziosità ideologica. Ci si è organizzati dando vita ad un Comitato a tutela e salvaguardia del Circolo unificato in Castelvecchio”.

E la querelle sembra così protrarsi ancora per molti anni. Forse decenni, anche se a Verona di servitù militari vuote se ne contano a bizzeffe.

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