CAMPO DI MARTE - di Aldo Belli, Operazione Spartito

Veronesi e lo scandalo del Pucciniano in Cina

A due anni dalla tournée organizzata in Cina, interrotta dalle autorità cinesi e con gli orchestrali non pagati

Dicembre 2018. I giorni che si approssimano al Natale sono particolarmente speciali per un gruppo di orchestrali italiani, la mente e la valigia sono già pronte per volare in Oriente. Li attende una tournée in Cina: Taiyuan, Qingdao, Yantai, Guangzhou, Foshan, Wuxi, Shangai, Jinan, Beijng (Pechino). Il manifesto annuncia: “Orchestra Festival Pucciniano New Year Concert, dal 28 dicembre 2018 all’8 gennaio 2019”, sullo sfondo nero e oro campeggiano il logo della Fondazione Festival Pucciniano e il mezzobusto di Mauro Bonfanti. La tournée è organizzata dalla Fondazione Festival Pucciniano.

23 gennaio 2019. Toscana Today pubblicò la notizia che qualcosa in Cina era andato storto: nessuno è disponibile a parlare, ma sappiamo che la tournée è stata improvvisamente interrotta e gli orchestrali non sono stati pagati in quanto la cassa dei concerti, i soldi per capirci, si sarebbe volatilizzata.

Alcuni giorni dopo la Fondazione e il suo presidente Alberto Veronesi sono costretti a rispondere pubblicamente (ma non a Toscana Today e alle sue domande di chiarimento): confermano la nostra notizia, anche se eludono i particolari; annunciano di adire alle vie legali per il risarcimento dei danni, il riferimento pare implicito: Mauro Bonfanti e la sua Associazione Culturale Giuseppe Verdi, partner della tournée.

Oggi, trascorsi due anni, possiamo valutare che le dichiarazioni della Fondazione Festival Pucciniano e del suo presidente (nonché direttore artistico) Alberto Veronesi del 3 febbraio 2019 erano false: e per correttezza d’informazione chiediamo conferma all’attuale presidente della Fondazione Festival Pucciniano, pronti come sempre a rettificare le nostre fonti.

Un’altra domanda di verità e trasparenza, quindi, si aggiunge alla rubrica “Operazione Spartito” che abbiamo aperto in ottobre su Toscana Today – giornale nazionale indipendente – alzando l’attenzione a livello nazionale sul conflitto d’interessi e sulla cattiva gestione del denaro dei cittadini e contribuenti italiani nei Teatri Lirici e nei Festival. Si tratta dell’ennesima dimostrazione dell’aria malsana che da anni si respira sul lago. Da un anno l’assessore alla Cultura della Regione Toscana deve rispondere alla richiesta unanime del Consiglio Regionale di verificare la gestione della Fondazione Festival Pucciniano e i conflitti d’interessi: sarebbe l’ora che il presidente Eugenio Giani (che per altro ha voluto tenere per sé la delega di assessore alla Cultura) desse corso alle risposte. Da due anni giace presso la sede di Giustizia deputata, un esposto circostanziato sulla gestione della Fondazione Festival Pucciniano: è lecito, trattandosi di denaro pubblico, chiedere al Procuratore della Repubblica di Lucca di aprire quel fascicolo? (dico ‘aprire’ poiché parrebbe che un delegato della Guardia di Finanza non abbia mai varcato a tutt’oggi l’ingresso della Fondazione – fosse solo per i 15.214 biglietti omaggio dei quali non si conosce ancora oggi la destinazione. (Aldo Belli)


Antefatti

La Fondazione Festival Pucciniano organizza una tournée in Cina in collaborazione con l’Associazione Culturale Giuseppe Verdi di Mauro Bonfanti, partner cinesi sono: Beijng Guanhua Cultural Development Co. Ltd, e Shang Zhi Fengyuan (Beijng) Fund Sales Co. Ltd. Mauro Bonfanti è un baritono, presidente e fondatore dell’Associazione Culturale Giuseppe Verdi di Mesero, costituita nel 2014. Conosce bene la Cina, ha sposato la soprano Nan Zheng (cofondatrice, vicepresidente e direttrice artistica dell’associazione); in Cina, oltre che in Italia, la loro associazione organizza Masterclass per giovani artisti. Della Fondazione Festival Pucciniano, invece, il direttore d’orchestra Alberto Veronesi è presidente dal 1 luglio 2015 e dal maggio 2018 anche direttore artistico.

Il 23 gennaio 2019 Toscana Today pubblicò la notizia che qualcosa in Cina era andato storto. La tournée è stata improvvisamente interrotta e gli orchestrali non sono stati pagati. E’ trascorso quasi un mese, e se non fosse stato per il nostro giornale probabilmente tutto sarebbe rimasto silenziato. Gli orchestrali non sono disponibili a parlare, e il motivo è semplice: la blacklist che si dice aleggi nel Sistema Opera italiano, chi apre bocca in quel teatro non lavora più. Dopo il rientro in Italia, gli orchestrali sarebbero stati contattati e minacciati di non dire quanto è accaduto in Cina. Chi li ha minacciati di tacere? E cosa è accaduto in Cina?

26 dicembre 2018

Gli orchestrali sono saliti in aereo, anche se non hanno ricevuto il contratto firmato. Nei giorni precedenti, la Fondazione Festival Pucciniano avrebbe inviato un’email (uso il condizionale solo perché così apprendemmo, e la Fondazione non ha mai risposto) precisando che il pagamento dei cachet sarebbe avvenuto in Cina da parte di un’agenzia in loco; dopo di che, la Fondazione Festival Pucciniano invia agli orchestrali (esclusivamente italiani) un contratto scritto (solo) in cinese e in inglese (prassi del tutto anomala per un ente italiano): contratto, a quanto pare appunto, mai firmato dagli organizzatori. La Fondazione organizza la trasferta: i visti sul passaporto, il planning (orari, programmi etc.) ed i contatti con i musicisti: come è naturale, essendo l’organizzatrice della tournée.

La tournée scomparsa

Il primo concerto si svolge… Sarebbe troppo semplice. Nel senso che non si trova il cartellone della tournée in Cina, dove normalmente vengono indicati: il nome del Teatro che ospiterà il concerto, la data e l’orario, il nome del direttore d’orchestra ed il nome dei cantanti, il programma della serata… Comunque sia, un fine anno in Cina nel nome dell’Italia e di Giacomo Puccini è uno di quegli eventi che meritano la risonanza mediatica: sul sito ufficiale della Fondazione Festival Pucciniano, tutt’oggi, non c’è traccia della tournée; come non c’è traccia nella sua rassegna stampa 2018; non c’è traccia nella Nota Integrativa al Bilancio 2018 e 2019 della Fondazione Festival Pucciniano; non abbiamo trovato nemmeno il canonico comunicato del nostro Ministero degli Esteri che accompagna sempre gli eventi nazionali all’estero. L’unica a dare risalto alla tournée in Cina è l’Associazione Culturale Giuseppe Verdi, già dal mese di ottobre 2018.

Il concerto senza direttore d’orchestra

I primi due concerti vengono diretti, come stabilito, dal Maestro Dmitri Jurowski. La terza serata è il panico: non c’è il direttore d’orchestra. Il presidente della Fondazione Festival Pucciniano nonché direttore artistico Alberto Veronesi, si trova a Budapest per dirigere la Bohème. Cosa accadde quel pomeriggio? E’ rimasto tutto nell’etere dei telefoni della Fondazione Festival Pucciniano. Per cui, osserviamo: esisterà, ovviamente, un contratto delle direzioni d’orchestra della tournée, la Fondazione non è un privato; se un contratto non viene rispettato procurando un danno (lampante come in questo caso) chiunque pretenderebbe un risarcimento. Perché la Fondazione Festival Pucciniano non ha citato per inadempienza contrattuale il direttore d’orchestra del terzo e quarto concerto, che non si è presentato?

Per salvare la serata, all’ultimo minuto viene fatto salire sul podio a dirigere un orchestrale.

Dirige Alberto Veronesi

Alberto Veronesi è arrivato in Cina per dirigere l’orchestra del Festival Pucciniano: il programma della tournée, infatti, prevedeva due concerti diretti dal Maestro Dmitri Jurowski, due dal “Maestro Ignoto” che non si è presentato, e quattro da Alberto Veronesi.

A quale titolo Veronesi dirige l’orchestra? E’ la storia che si ripete e che è contenuta anche nella richiesta di verificare approvata dal Consiglio Regionale della Toscana il 18 dicembre 2019, ovvero: l’organizzazione di eventi lirici in Italia e all’estero da parte della Fondazione Festival Pucciniano di cui Alberto Veronesi è il presidente e legale rappresentante e direttore artistico, e nei quali Alberto Veronesi dirige come privato cittadino direttore d’orchestra. Insomma, datore di lavoro di se stesso? Stanno in questo modo i fatti in Cina? Nessuno risponde mai sul Festival Pucciniano: non ha risposto l’assessore alla Cultura della Regione (che ha l’obbligo di vigilare sulla Fondazione); e neppure il sindaco del Comune di Viareggio, indirettamente responsabile della gestione della Fondazione nominando il presidente e il consiglio di amministrazione.

Gli orchestrali avrebbero dovuto essere pagati da un’agenzia cinese in loco: questa forma di pagamento concordato dalla Fondazione Festival Pucciniano valeva anche per il presidente Alberto Veronesi? L’attuale presidente della Fondazione dovrebbe rassicurare l’opinione pubblica mostrando il suo contratto.

Salta il quarto concerto, e pure il pagamento degli orchestrali

Agli orchestrali – così sarebbe stato garantito dalla Fondazione Festival Pucciniano – spettava un anticipo del 50% ed il pagamento del cachet residuo alla fine di ogni concerto. Al loro ritorno in Italia, gli orchestrali hanno ricevuto solo il 30% di quanto stabilito.

Il disagio esplode a Shangai, quando la parte cinese interrompe la tournée: da lì nasce la domanda che Toscana Today rivolse alla Fondazione e all’assessore alla Cultura del Comune di Viareggio il 23 gennaio 2019 e nei giorni a seguire: è vero o falso che il Governo Cinese ha contestato il Festival Pucciniano perché il programma e i cantanti delle recite erano difformi da quelli annunciati e concordati? Utilizzammo il termine ‘Governo Cinese’ poiché, al di là che vi fosse il tramite operativo di un’agenzia in loco per la Fondazione Festival Pucciniano, era evidente che nella Repubblica Popolare Cinese i Teatri e la cultura sono emanazione governativa: intervenne il Ministero della Cultura cinese? Alla domanda ‘Vero o Falso?’ non è mai stata data alcuna risposta.

Gli orchestrali arrivati a Pechino sono rimasti con le tasche a secco, hanno ricevuto in tutto solo il 30% del loro cachet. Si rifiutano di suonare nuovamente, sono in programma ancora quattro concerti. Telefoni incandescenti tra la Cina e Torre del Lago Puccini – nonostante la differenza di fuso orario – dove è rimasto a presidiare la Fondazione il direttore generale rag. Franco Moretti con il proprio contratto in scadenza al 31 dicembre 2018. Cosa si siano detti il presidente e il direttore generale non lo sappiamo. Gli orchestrali vengono infine convinti (da chi? da Veronesi, da Moretti? da entrambi?) che il loro cachet sarà pagato, sempre che concludano tutti i concerti e stiano zitti. E infatti, a pagare sarà qualche settimana dopo proprio la Fondazione Festival Pucciniano. Franco Moretti a gennaio 2019 viene nuovamente prorogato da Alberto Veronesi e dal consiglio di amministrazione per altri due anni: senza alcuna evidenza pubblica – come sempre avvenuto in passato – pur trattandosi di un ruolo dirigenziale di lavoro dipendente in una Fondazione d’interesse pubblico, sostenuta quasi totalmente con i contributi pubblici – del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (FUS), della Regione Toscana e del Comune di Viareggio unico socio fondatore.

Mauro Bonfanti. La sensazione, è che il partner principale della Fondazione Festival Pucciniano potrebbe avere colto il temporale in arrivo pensando bene di cambiare aria il giorno stesso in cui le autorità cinesi decidono di interrompere la tournée; lavora abitualmente in Cina, l’Associazione Culturale Giuseppe Verdi di Mesero non può certo permettersi di essere coinvolta in contenziosi con i cinesi, tanto più se estranei alla propria responsabilità.

La Fondazione e il suo presidente rispondono

Il 26 gennaio 2019, tre giorni dopo l’articolo pubblicato da Toscana Today, la Fondazione Festival Pucciniano e il suo presidente Alberto Veronesi rispondono.

Il Tirreno: gli orchestrali della Fondazione Festival Pucciniano impegnati nella tournée in Cina… “saranno pagati per tutti i concerti effettuati”. E’ la rassicurazione del presidente del Festival Alberto Veronesi, così scrive la giornalista. “Siamo stati vittime” è la ricostruzione di Veronesi. “E’ in preparazione una relazione per il prossimo consiglio di amministrazione della Fondazione. Dopo potremo fare una comunicazione ufficiale. Comunque la Fondazione non ha perso niente”.

Che la Fondazione “non ha perso niente” è tutto da dimostrare.

Prosegue Il Tirreno: … queste le parole utilizzate dal presidente, “non siamo sprovveduti e ci eravamo fatti pagare in anticipo dei depositi”.

Chi ha pagato i depositi? Esiste un contratto? E questi ‘depositi’ servivano anche per pagare il presidente e direttore artistico Alberto Veronesi per la sua direzione d’orchestra dei quattro concerti? Buio pesto.

Il Tirreno, domenica 3 febbraio 2019 (l’articolo è accompagnato da una fotografia di Alberto Veronesi e Mauro Bonfanti scattata in Cina durante la tournée): La Fondazione presieduta da Alberto Veronesi parlando di “problemi attribuiti alla partnership” creatisi “con soggetti che si sono dimostrati inadeguati ed inaffidabili e che non sono stati neppure in grado di pagare il dovuto compenso agli orchestrali”... Il quotidiano segue con la pubblicazione del comunicato della Fondazione.

Il comunicato ufficiale della Fondazione del 2 febbraio 2019

“Il consiglio di amministrazione della Fondazione, preso atto della deprecabile situazione creatasi, nella sua ultima seduta ha deliberato di risarcire i musicisti del mancato pagamento da parte degli organizzatori e di adire per vie legali nei confronti di questi ultimi a tutela dell’immagine della Fondazione e del danno subito”. Importo del danno che la Fondazione però non rende noto, chiosa la giornalista.

Aggiungiamo noi: considerato che otto concerti (su dieci) sono stati effettuati con grande presenza di pubblico, e che gli orchestrali dovevano essere pagati alla fine di ogni concerto, perché la Fondazione in quanto organizzatrice della tournée non si è preoccupata che ogni sera dal botteghino uscissero i soldi necessari per pagare i propri orchestrali?

Prosegue Il Tirreno: “La Fondazione” sono parole di Veronesi, “giudica le attività internazionali per quanto riguarda la promozione del patrimonio artistico pucciniano, e strategiche per i ricavi che comportano…”.

Dal comunicato del consiglio di amministrazione, in verità, si deduce che dalla tournée in Cina la Fondazione non abbia conseguito alcun ricavo, ma abbia anzi sostenuto solo dei costi: quello del 70% dei cachet degli orchestrali.

Il servizio de La Nazione inizia con l’evidente tentativo di rivoltare subito le carte in tavola: E’ stato un anno di intense attività internazionali quello appena concluso per la Fondazione Festival Pucciniano. riportando poi l’esultanza della Fondazione: “Le collaborazioni estere insieme a quelle realizzate in Italia con altre istituzioni culturali… hanno generato significativi ritorni economici e di immagine” .

I “significativi risultati di immagine” (anche la truffa del Festival Pucciniano portato ad Arezzo da Alberto Veronesi?) sono quelli consumati a Pechino? Se sono così significativi, per quale motivo della tournée in Cina non esiste alcuna traccia nella memoria promozionale della Fondazione Festival Pucciniano?

Mauro Bonfanti non è mai stato citato in Tribunale

Sono trascorsi due anni. L’Associazione Culturale Giuseppe Verdi di Mauro Bonfanti – il partner della tournée sul quale si voleva forse scaricare la responsabilità di quanto accaduto – non ha ricevuto mai nessuna citazione in giudizio per danni. Alla lunga serie di semplici domande che non hanno trovato risposta, se ne aggiunge quindi una nuova rivolta all’attuale presidente della Fondazione Festival Pucciniano Maria Laura Simonetti: è vero che la Fondazione non ha fatto nessuna azione legale? (come era stato deliberato dal consiglio di amministrazione il 2 febbraio 2019); e se è vero, perché? La presidente Simonetti è l’ex prefetto di Lucca, non dubitiamo quindi sulla sua sensibilità.