LA CULTURA, OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

VERSILIA NOIR – La guardia giurata uccisa a martellate

Nel giugno di ventinove anni fa, un altro delitto rimasto irrisolto, quando la Versilia si tinge di giallo dando filo da torcere agli investigatori

ALL’alba del 10 giugno 1991, una voce senza particolari inflessioni dialettali chiese all’operatore-antenato della centrale operativa del 118 l’invio di un’ambulanza all’inizio del viale dei Tigli, vicino all’incrocio con via Virgilio: ‘C’è una persona che sta male’. Cornetta riattaccata. E via. Poco dopo, la tragica scoperta da parte degli operatori che si catapultarono sul posto: chi stava male, aveva ricevuto una martellata alla testa. Le condizioni dell’uomo erano molto gravi. Poco dopo, la morte. Un tremendo choc in città. La vittima era un pensionato, una guardia giurata che continuava, un po’ per passione, un po’ per antica deformazione professionale, a dare un’occhiata all’insegna della sicurezza, ai chioschi, spesso presi di mira da ladruncoli e malintenzionati. E’ quasi certo – la certezza non c’è, perché questo brutale episodio è andato ad impilarsi nell’elenco dei delitti irrisolti – che chi diede l’allarme per telefono sia stato anche l’omicida o un suo complice: i soccorritori notarono che il ferito aveva un asciugamano sotto la testa, a mo’ di guanciale, per consentirgli  di respirare meglio in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Questa accortezza (da parte dell’omicida o di chi per esso) non fu però sufficiente per strappare la guardia giurata alla morte. Morte che suscitò grande commozione in tutto il quartiere perché era una persona conosciuta e benvoluta.

GLI INQUIRENTI sposarono la tesi del balordo sorpreso a rubare in un vicino chiosco (dove vennero trovati tracce di sangue e vetri rotti) che reagisce in maniera violenta, impugnando il martello e colpisce la guardia giurata in una colluttazione. Ma l’inchiesta, nonostante fossero state trovate tracce di sangue (sottoposte poi all’analisi del Dna) non riuscì a decollare: i possibili sospetti, con precedenti per furto nei chioschi, avevano alibi di ferro. Insomma, un bel rompicapo che si arricchì di altri due elementi investigativi controversi: una settimana dopo la tragedia del chiosco, ignoti assaltarono una scuola di periferia (bottino: soldi e un video-registratore), lasciando però una frase inquietante scritta con il gesso sulla lavagna: chi ha ucciso la guardia giurata è. Con tanto di nome e cognome del presunto assassino. Delazione? O diversivo per confondere le idee a polizia e carabinieri? Sta di fatto che anche la persona indicata aveva anche un alibi inattaccabile. Non solo: gli inquirenti fecero ripetere le analisi del Dna trovato sul luogo del delitto, ma non risultò possibile abbinarlo a nessun profilo presente nell’allora banca dati. Ultima scoperta: fra le impronte trovate sul terreno all’interno del perimetro del chiosco, ce n’era una di un particolare tipo di scarpa (indossate generalmente dai marinai) che non era in vendita in nessun negozio di Viareggio e della Versilia. Ma anche questa scoperta non diede il là all’identificazione dell’omicida, andando così ad arricchire i contorni del misterioso delitto. Giallo che con il passare dei giorni perse attenzione finendo poi malinconicamente in archivio senza un colpevole.

(foto: MIH83 – licenza pixabay https://pixabay.com/it/illustrations/sfondo-sangue-macchia-di-sangue-1759447/ )