OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

Versilia Noir. 35 anni fa, Athos Dainelli freddato dai banditi

Ricordare per non dimenticare, per far sì che certi episodi rimangano nella memoria collettiva e non siano sepolti negli archivi, soprattutto quando questi fatti sono un esempio di vero eroismo civile e di grande generosità. Quante persone, a Viareggio e nel resto della Versilia, si ricordano di Athos Dainelli, il commerciante del Varignano (nel quartiere era titolare di una lavanderia) che venne ucciso da un bandito dopo una rapina in una tabaccheria del Bicchio? Oggi, se la memoria non ci tradisce, sono 35 anni che Athos Dainelli, 53 anni, sposato e padre di tre figli, venne freddato in mezzo alla strada, dopo che con slancio istintivo, senza pensare ai rischi che avrebbe corso, si era messo alla guida della sua auto all’inseguimento dei due banditi fuggiti in scooter lungo la vecchia via Aurelia. Banditi che poco prima avevano picchiato selvaggiamente il titolare della tabaccheria, insoddisfatti dall’avere trovato pochi soldi in cassa. Le urla della vittima erano state sentite da Dainelli, che si era precipitato fuori dal vicino negozio di barbiere dove era andato a farsi la barba. E senza pensarci due volte, con quella generosità vera che faceva parte del suo carattere, aveva deciso di fare qualcosa perché lui, per natura, non sopportava soprusi. Poche centinaia di metri, l’auto riesce a bloccare la Vespa dei banditi. Attimi: uno dei banditi non ci pensa un attimo, esplode un colpo di pistola che centra al petto, mortalmente, Athos Dainelli. Fu una serata di angoscia e di dolore per tutta Viareggio: la notizia della morte di Athos Dainelli – anche se l’epoca dei social era ben lontana – piombò in tutte le famiglie con telefonate incrociate, anche perché in città si scatenò una caccia ai banditi-assassini in cui vennero impegnati tutte le forze dell’ordine disponibili. Le redazioni dei giornali furono ovviamente costrette a chiedere di posticipare la chiusura. Furono i carabinieri ad acciuffare i due banditi. Chi uccise Athos Dainelli – insignito poi della medaglia d’oro al valore civile – non aveva ancora compiuto 20 anni. Trentacinque anni dopo, ricordare il sacrificio di chi gettò davvero il cuore oltre l’ostacolo, pensando al bene comune – ritardare la fuga degli autori di una rapina e del pestaggio di un commerciante – mettendo a rischio la vita, ci sembra il minimo. Sarebbe bello che anche la città facesse qualcosa. Ma quanti realmente conosco la storia o ricordano il sacrificio di Athos Dainelli?