“Viareggio, Venerdì 19 dicembre 2014” (di Moreno Bucci)

19 dicembre 2014
In un periodo come questo può essere utile rimettere a fuoco alcuni concetti che furono affrontati nell’ INCONTRO PER VIAREGGIO, tenutosi a cura della Cooperativa Giacomo Matteotti di Viareggio, Venerdì 19 dicembre 2014.
Eccone il resoconto:

 Si sono accumulate situazioni molto negative che hanno investito la città.
 La più macroscopica è lo stato di dissesto del Comune, che è il risultato di gestioni malaccorte della finanza comunale da almeno una dozzina di anni. La crisi mondiale è calata su Viareggio incidendo sul tessuto produttivo e commerciale; quest’ultimo era già in stato di crisi già prima dello scoppio della crisi. Sono emersi problemi di sicurezza pubblica e di microcriminalità, in gran parte come l’esito dell’indirizzo dato al turismo torrelaghese e del Viale Europa. Lo spaccio, così diffuso nelle due pinete, e non solo, è il risultato dei numerosi assuntori di droghe in città, tra residenti e visitatori. C’è stato anche un grave episodio di omicidio.
 La condizione materiale della città si è man mano degradata a far data dall’inizio degli anni duemila; le piazze, le strade, i giardini, la passeggiata, il verde pubblico, sono andati via via peggiorando, la stazione ferroviaria è stata ridotta ad un luogo pericoloso e invivibile, per anni, e talvolta anche ora, un puzzo pestilenziale derivante da siti di lavorazione dei rifiuti ha invaso non solo i quartieri a monte della ferrovia, ma anche quelli più pregiati, a mare. La città si offre non più gradevole. L’offerta turistica è anch’essa sminuita nella qualità.
 Le infrastrutture di servizio alla città sono peggiorate: i treni sulla linea tirrenica sono stati depotenziati, le pinete e il lago sono stati trascurati, colpevolmente sono state fatte ammalare le palme inserite nel tessuto cittadino.
 E, se si sta alla stampa, tutto il male succede a Viareggio.
 Da questa situazione si deve e si può uscire.
 Ci sono atti che spettano a chi amministra e comportamenti che dipendono dalla cittadinanza.
 Viareggio non è quello al quale pare ci vogliano ridurre: non è solo la città del Carnevale. Viareggio ha anche il Carnevale, ma guai a fermarsi lì.
 Viareggio è stata a lungo un centro di irradiazione internazionale, di loisir, di vita, di cultura.
 Nel tempo sono stati ristretti gli spazi, fino a chiudersi in un atteggiamento nichilista che abbrutisce la città e la vita.
 Viareggio è città polivalente. Ha sì, specialmente dopo i bombardamenti bellici, perso tanti segni del passato, ma ha anche poco progredito anche nel trasporre i temi moderni nel tessuto cittadino, ove ha prevalso la cementificazione e la speculazione come base portante dell’economia.
 Viareggio, però, ciò nonostante, resta ancora la città che presenta il tessuto ottocentesco nel centro cittadino, con la villa Paolina – sorella di Napoleone – e, in passeggiata il liberty e il déco nella zona a sud di Piazza Mazzini e l’urbanistica razionale a nord. Ha anche un eccezionale polo storico e artistico nella villa Borbone, con la Cappella funeraria dei Duchi, oltre tutto immerso nel verde e nella campagna. Perché banalizzarla e non farne un elemento di cultura e di crescita?
 Che può essere Viareggio?
 Può addormentarsi e svilire, ma può anche innovare e riordinarsi per sviluppare i suoi caratteri e per trovare nuovi sbocchi.
 Nel breve periodo non si sa quanto potrà fare il Comune. Alla ricerca di nuove entrate per far fronte al debito incredibile che è stato creato, sarà necessario far perno sul “senso civico” e sulla partecipazione dei suoi cittadini.
 Viviamo tempi in cui prevale l’accentramento: sono sparite le Circoscrizioni, stanno scomparendo le Province, stanno per essere accorpate le ASL, il nodo centrale del potere decisionale si allontana dalle persone.
 E’ allora necessario che cittadini si riprendano la città. Ma non solo a parole.
 Segnali importanti si sono già manifestati.
 Se gli impianti sportivi continuano a funzionare, ciò si deve alla risposta che è venuta dalle società sportive. Il Centro Giovani Calciatori ha fatto sì che il PalaBarsacchi sia ancora funzionante, Il Viareggio 2014 è in testa alla classifica, la società viareggina è ancora in piedi, con la coraggiosa lotta del “Mondo che vorrei” per verità e giustizia per Via Ponchielli, la marcia della legalità si è svolta con grande partecipazione, il Comitato di Via Matteotti reclama udienza per il nuovo piano delle antenne, la manifestazione delle mamme per gli asili nido ha aperto nuove risposte al problema. Ci sono eccellenze produttive e commerciali, Carnevale e Pucciniano continuano ad operare, il Premio Viareggio è ancora in vita, sul territorio ci sono numerose associazioni culturali e sportive.
Il Restauro di Villa Argentina e la mostra di Viani sulla Grande Guerra hanno rivelato l’anelito al bello ed all’eccellenza dei cittadini e non solo.
 E’ dalla cittadinanza che dobbiamo ripartire, perché si riprenda la città, perché la curi laddove c’è necessità.
Siamo stati accostati a Scampìa. E Scampìa s’è inalberata.
 C’è un modo semplice per sfatare la non gradita predizione. Valorizzare quello che c’è, servendosi del “senso civico” che non deriva altrimenti che da noi stessi. La città si presenta sporca: basta non tirare per terra cicche, carte e cartine, bottiglie e quant’altro si trova ora nelle strade e nei giardini.
 Basta accompagnare l’affetto per il nostro cane all’amore per la città e togliere le deiezioni da terra.
 Basta ai viareggini esternare il senso di solidarietà che li ha sempre contraddistinti. Ci sono diverse associazioni che lavorano nel campo del sociale e dietro di loro ci sono migliaia di cittadini. E’ giunto il momento di non delegare, bisogna che i cittadini entrino direttamente in azione.
 Viareggio è città di accoglienza: da noi sono presenti persone da tutto il mondo che diventano “viareggini” nel volger di pochi anni. Dobbiamo contare anche su di loro per la rinascita della città.
 A Viareggio i consigli di quartiere furono istituiti nel ’69. Con loro si è introdotta una partecipazione attiva dentro e intorno ai quartieri prima ed alle circoscrizioni poi.
 C’è stata una stagione in cui per pochi spiccioli centinaia di pensionati curavano i giardini, le scuole, le strade.
 Viareggio è città dove ci sono tanti pensionati. E’ l’ora che chi può si metta in gioco per Viareggio, lo faccia. E’ il momento di formare comitati nei quartieri per alimentare la partecipazione al mantenimento della città in ordine e bella. E non solo pensionati, ma anche giovani e adulti, insieme su obiettivi facili a profitto di tutti.
 E’ il momento di investire sulla città, innovando in ogni capo: dall’agricoltura negli appezzamenti di terra residui, all’industria nautica su livelli alti e con nuovi sbocchi per quello che resta libero, all’offerta climatico-balneare-residenziale di un tessuto cittadino libero dall’inquinamento, all’offerta culturale di livello, all’offerta di salubrità per gli sportivi, fino all’inserimento nei nuovi settori della rete informatica.
 Viareggio è città cosmopolita; è necessario conoscersi meglio per agire tutti per il bene comune, per agire come una leva per cambiare il corso degli eventi che ci vorrebbero soccombenti.
 La città deve diventare una “città polivalente” o se si vuole il risultato di un “coro a più voci” : valorizzare il momento storico culturale facendo pernio sul sistema museale e architettonico (palazzo Paolina, palazzo Borbone ), il momento artistico del ‘900 , basandosi sullo studio del Liberty e dell’architettura razionalista, il momento letterario e musicale , recuperando il ruolo del premio Viareggio e del Pucciniano, il momento sportivo , valorizzando tutte quelle iniziative ancora in essere.
 Ma tutto ciò non lo devono fare le istituzioni, largamente fallite o comunque non più all’altezza del loro compito , ma gli stessi cittadini , organizzandosi dal basso in gruppi di lavoro e di interesse coinvolgendo gli strati sociali che possono ancora avere un interesse al rilancio della città: le realtà produttive e coloro che credono ancora nella creatività dell’ingegno e della cultura.