VIOLENZA E DINTORNI- di Daniela Lucatti

Zingari, qualcosa in più da sapere

Il 4 ottobre scorso, come da ben 26 anni a Lanciano, bel paese del nostro Abruzzo, in provincia di Chieti, si è tenuta la premiazione del concorso letterario “Amico Rom”. L’evento culturale ha come “genitore” il prof. Santino Spinelli, Sinto di antico insediamento (il nostro disprezzante termine eterologo, che provocatoriamente ho usato nel titolo lo definirebbe zingaro) che a Lanciano vive con la sua famiglia. Spinelli è scrittore, poeta, docente universitario di lingua e cultura Romanè, musicologo compositore e insigne musicista di livello internazionale e sta, da quando era giovanissimo, mettendo la sua arte e le sue competenze al servizio della comunità per sconfiggere gli stereotipi e i pregiudizi che gravano sul suo popolo.


In 26 anni ha raccolto migliaia di elaborati sia in lingua italiana che in lingua romanè (perché, anche se quasi nessuno lo sa, il romanè è una vera lingua e non uno slang, che si è mantenuta nei secoli ma che, guarda caso, non ha ancora ricevuto il riconoscimento ufficiale di minoranza linguistica). Il prof. Spinelli ha raccolto un vero e proprio patrimonio culturale che per ora resta non fruibile perché non c’è la volontà di investire risorse per presentare la normalità di questo popolo né, tantomeno, le sue eccellenze artistiche, storiche letterarie o scientifiche. I Rom devono essere solo quelli nei campi (che sono veri e propri campi di concentramento) dove la vita, essendo degradata e indegna di un essere umano, è impedita nel suo normale fluire e non permette evoluzione.


Fanno comodo per creare odio e paura quei rom imputati di rubare di tutto, anche i bambini (nonostante non ci sia mai stata una condanna per questo reato e nonostante siamo noi a “rubare” i bambini/e a loro). Pochi sanno, infatti, che la percentuale più alta di bambine/i date/i in adozione sono proprio rom e che è proprio per questo che spesso le famiglie, anche se in difficoltà, sono terrorizzate a recarsi presso i servizi sociali. Fa comodo pensare che un’intera popolazione a tutte/i sconosciuta (quanti di quelli che li infamano e li disprezzano hanno veramente stretto amicizia con qualcuna/o di loro?) sia rappresentata da una sparuta minoranza alla quale non è data un’alternativa per iniziare una vita decorosa e che magari, anche se sbagliando, è costretta a compiere talvolta dei reati per sopravvivere. Come se per rappresentare il popolo Italiano prendessimo ad esempio solo i camorristi o i senza fissa dimora e non vedessimo che la maggioranza della popolazione è invece composta da gente “normale” eludendo anche, così come viene fatto per la popolazione rom, le eccellenze contemporanee e passate che hanno fatto della nostra terra la terra dell’arte e della genialità.


Chi fosse stato a Lanciano il 3, 4 e 5 ottobre, si sarebbe potuto rendere conto di cosa è davvero il mondo rom, quello maggioritario, che non si vuole sia visto né conosciuto. Il paese era pieno di personalità appartenenti a questa etnia, venute da ogni parte del mondo : artisti, scienziati, storici ma anche di “normali” famiglie con “normali” professioni riunitesi sia per presenziare alla premiazione del concorso letterario, sia per celebrare, cosa ancora più importante, il primo anniversario dell’installazione del monumento al Samudaripè. Anche questo termine penso sia conosciuto da poche persone.


l Samudaripè è lo sterminio del popolo Rom ed equivale alla Shoah ebraica, con la differenza che dei 500.000 Rom (numero sottostimato perché molti di loro sono finiti internati tra gli italiani “asociali” e non risultano nel conteggio “zingari”), sterminati nei campi di concentramento, non se ne parla e il giorno della memoria non li vede ricordati e riconosciuti con pari dignità. Pochi poi probabilmente sanno che anche in Italia c’erano campi di concentramento, alcuni dei quali proprio in Abruzzo, e che molti Rom vi sono stati internati. Tra questi, figura proprio il padre del prof. Spinelli, Gennaro Spinelli, testimone vivente in quanto rastrellato e internato quando era ancora bambino. E’ per tutto questo, per ricordare, per fare storia e memoria, che Santino Spinelli, senza alcun finanziamento pubblico, con il solo supporto delle persone e comunità amiche, è riuscito nella grande impresa di fare di Lanciano (che potrebbe essere definita la capitale della cultura Rom) il primo paese in Italia ed il secondo in Europa, ad avere un monumento alla memoria dei rom sterminati dal nazifascismo (il primo è stato Berlino dove la poesia sul Samudaripè (genocidio dei Rom e dei Sinti nella Seconda Guerra Mondiale), “Ausschwitz”, del professor Santino Spinelli, in arte Alexian, è incisa sul monumento e tradotta in tutte le lingue più conosciute). L’opera è stata eseguita dallo scultore Tonino Santeusabio, della scuola di Cascella, in pietra della Maiella ed ha un alto valore sia artistico che simbolico, proprio perché furono proprio i partigiani della Brigata Maiella di Lanciano ad avere un ruolo fondamentale nel processo di liberazione dal nazifascismo e l’unica brigata a ricevere la medaglia d’oro al valore militare alla bandiera.


All’inaugurazione, lo scorso anno, erano presenti parlamentari, artisti e intellettuali rom da tutta Europa, delegazioni dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), rappresentanze partigiane, associazioni e personalità quali Liliana Segre, Gad lerner, Moni Ovadia, e i sindaci di Lanciano e la Terza. Anche il 4 ottobre di quest’anno, la celebrazione del primo anno dall’installazione ha visto presenti delegazioni rom e istituzionali italiane ed estere, i sindaci dei paesi gemellati, alunni delle scuole guidati dalle loro insegnanti, l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), l’Anpi, associazioni sociali e culturali oltre che comuni cittadini che, insieme, al suono dell’inno del popolo Rom “Gelem Gelem”, scritto proprio per raccontare lo sterminio nazista, si sono uniti nella commozione riscrivendo insieme la storia e dando un raro esempio di integrazione, civiltà e unione.