Scarpette rosse
OPINIONI

25 NOVEMBRE. Al Ballo delle debuttanti con le scarpette rosse al braccio dei cadetti dell’Accademia Navale

Ovunque nel mondo tante voci con una sola voce: contro la violenza sulle donne. Toscana Today c’è

Alcuni giorni fa alla Venaria reale di Torino è andato in scena il tradizionale ballo delle debuttanti. Elegantissime, in bianco, al braccio di perfetti cavalieri cadetti dell’Accademia Navale di Livorno, hanno esibito scarpette rosse divenute il simbolo della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ma più precisamente della violenza maschile contro le donne, il 25 novembre.
La data è stata scelta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (risoluzione 54/134) il 17 dicembre 1999 e si riferiva all’uccisione delle 3 sorelle Mirabal che, a fianco dei loro mariti, si opponevano al regime di Trujillo a Santo Domingo nel 1960. Le donne latino americane e caraibiche si ritrovarono in quella data negli anni a venire a denunciare ogni forma di maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine.

Il colore scelto è l’arancione

e per tutti il 25 novembre, che negli anni ha conquistato il significato che oggi conosciamo, è l’Orange Day. Dal 2005 è celebrata anche in Italia e acquisisce una valenza importante a fronte dei dati riguardanti fenomeni di violenza e femminicidi che la cronaca nera ci racconta giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Più che uno dei tanti eventi venuti da oltralpe è una data che ormai accomuna tutte le donne di fronte a un tale flagello.E’ questo l’aspetto che mi fa riflettere: il genere femminile subisce eppure sono le donne che si attivano attraverso le loro associazioni e i loro ordini professionali, che cercano occasioni, propongono iniziative, collaborazioni e sinergie per migliorare, arginare, denunciare, ascoltare, aiutare e prevenire. Sono le donne stesse che non ci permettono di dimenticare non solo gli efferati omicidi, ma le ripercussioni su tutta la società che spesso non si esauriscono ai danni della singola donna ma si associano a suicidio dell’aggressore e a omicidio della prole o di altre persone dell’entourage della coppia. Penso che dobbiamo a questo impegno e costanza che l’escalation di incremento delle uccisioni è rallentata nell’anno in corso mentre finalmente sono aumentate le denunce grazie a una fitta rete di centri di ascolto antiviolenza, di percorsi dedicati al pronto soccorso, alle iniziative pubbliche, agli interventi di ordine sanitario, psicologico e giuridico.

Dobbiamo a questo impegno, tanto per citarne alcune

l’istituzione e il funzionamento dei centri di ascolto antiviolenza presenti in quasi tutte le città e le case-rifugio, del Codice Rosa per le vittime di tutte le violenze con percorso dedicato nel pronto soccorso degli ospedali, del protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite), adottato da tutte le Questure per codificare le modalità di intervento nei casi di liti in famiglia indipendentemente dalla presenza di una denuncia o querela da parte della vittima ma anche per analizzare le migliaia di segnalazioni al fine di escludere i casi di simulazioni a fine di lucro o per motivi di rivendicazione personale, fino all’ultima importante iniziativa, la neonata e riccamente articolata Carta di Viareggio.


Cosa ne sarebbe stato senza la mobilitazione delle donne a favore delle donne?

E’ grazie a questo che molte hanno trovato il coraggio di ribellarsi e di denunciare le violenze subite. E come nella rivendicazione di diritti costituzionali come la parità di trattamento economico sul lavoro ma anche di abbattimento del tetto di cristallo che costringe le donne a mortificare le proprie ambizioni, anche la violenza a suo danno rischia di apparire una prerogativa della donna e non già come un grave problema sociale e dunque di tutti indistintamente.


La violenza maschile contro le donne

in ogni suo aspetto, è un problema di educazione sentimentale, di gestione delle proprie emozioni, di accettazione dell’insuccesso, di rispetto dell’altro sé e del partner che mette in discussione i sistemi di educazione familiare, anche da parte delle mamme stesse nei confronti dei figli maschi, e di educazione in ambito scolastico; è un aspetto etico e dunque civico di definizione di ruoli all’interno delle relazioni, tutti elementi che appartengono alla nostra contemporaneità e sui quali non solo le donne si devono interrogare per cercare soluzioni

Ben vengano

i monumenti illuminati di arancione, le sfilate in scarpette rosse e le sedie vuote, ma non dobbiamo banalizzare questa ricorrenza riducendola a mero appuntamento annuale al quale nessuno si sottrae. Le nostre coscienze devono rispondere con una nuova consapevolezza delle responsabilità di cui ognuno di noi deve farsi carico, dai privati cittadini alle istituzioni, affrontandone gli aspetti molteplici e le molteplici motivazioni, sfaccettature e conseguenze, per il bene delle bambine di oggi, per le donne di domani per la convivenza civile.