The New York Times pubblica questa mattina il punto della situazione negli States, il problema delle scuole chiuse e dei quartieri tra ricchi e poveri
Negli Stati Uniti, il virus ha profondamente cambiato la vita quotidiana, titola il New York Times questa mattina. Niente “Selection Sunday” per i campionati di Basket universitari, cancellati gli spettacoli a Broadway, nessun viaggio per visitare la nonna in una casa di cura della Florida.
Elogio degli italiani
In Italia “anche se il paese è bloccato, gli italiani continuano a far sentire la loro voce Esattamente a mezzogiorno di sabato, milioni di italiani, dal Piemonte alla Sicilia, dalle finestre o dai loro balconi si sono affacciati per applaudire i medici e gli operatori sanitari che negli ospedali lavorano in prima linea 24 ore su 24 per prendersi cura dei malati di coronavirus”.
Sacrificare i quartieri più poveri per proteggere i ricchi?
Anche nel coronavirus l’America rinnova i due volti della grande forbice sociale: Dana Ralph, sindaco del Kent, a sud di Seattle, ad esempio, ha protestato di fronte alla decisione delle autorità statali di confinare due contagiati nello Stato di Washington nei quartieri più poveri e ancora indenni dall’epidemia.
La chiusura delle scuole, chi da da mangiare ai bambini?
In un sistema economicamente complesso e contraddittorio come quello americano, è possibile così che la chiusura delle scuole, già operativa in oltre dieci Stati, sollevi una larga preoccupazione: chi darà da mangiare ai bambini si chiedono gli americani, e chi li assisterà, considerando gli orari di lavoro dei loro genitori che non consentono di rimanere a casa.
Ma c’è anche chi, come Bill de Blasio sindaco di New York, non intende chiudere le scuole con la spiegazione che sarebbero isole di difesa dal contagio ber i bambini: anche se, tuttavia, pure a New York i casi di contagio sono in crescita, 500 in più solo nella giornata di sabato.
