All’onorevole Rosa Maria Di Giorgi PD) si unisce anche la presidente della Commissione Lavoro della Camera, Debora Serracchiani
Dario Franceschini continua la sua corsa solitaria. Quale possa essere stato il tenore delle conversazioni intercorse in questi giorni tra il ministro e i maggiorenti del suo partito è difficile dirlo, sempre che il PD sia un partito nel quale le decisioni importanti per la vita nazionale si prendano collegialmente. Certo è che la sua considerazione dell’onorevole Rosa Maria Di Giorgi deve essere ai minimi termini: e, forse, si può capire, considerando che la Di Giorgi è stata la madre della riforma dello spettacolo dal vivo e la sua lunga esperienza di cultura non è facilmente abbindolabile dal politichese di marca antica democristiana alla quale, sebbene tutti l’abbiamo dimenticato, Dario Franceschini è rimasto legato nella forma e nei modi della politica.
Della posizione dell’onorevole Di Giorgi abbiamo dato conto nei giorni scorsi, e continueremo a farlo fin quando terrà viva la speranza di una voce discorde rispetto all’ossessione del Mibact di tirare una riga sui bilanci fallimentari della lirica in Italia imbiancando conseguentemente le responsabilità dei loro autori cogliendo l’occasione del Covid per continuare ad elargire treni di milioni a fondo perduto (in tutti i sensi).
La buona notizia di oggi (riportata ieri da Adnkronos) è che intorno alla Di Giorgi va formandosi un consenso (sebbene quello evidente sia meno visibile del malcontento dietro le quinte) anche all’interno del Partito Democratico. “L’affanno in cui si trova tutto il comparto dello spettacolo dal vivo, a seguito delle chiusure dei teatri e delle sale concerto previste dall’ultimo Dpcm, ci preoccupa terribilmente”, ma dichiararlo stavolta insieme alla Rosa Maria Di Giorgi (per altro anche componente della commissione Cultura della Camera dei Deputati) è anche la presidente della Commissione Lavoro della Camera, Debora Serracchiani.
“Vigileremo affinché i ristori avvengano nel giro di pochi giorni, e tali risorse dovranno essere destinate ad artisti, tecnici e addetti con partite Iva e ai teatri e alle aziende private dello spettacolo dal vivo. Gli enti, le fondazioni lirico sinfoniche, i teatri di tradizione, i teatri nazionali, coloro insomma che usufruiscono di ingenti finanziamenti pubblici da parte del Ministero, delle Regioni e dei Comuni, mantengano le proprie attività di produzione, prove e laboratori, pur senza pubblico, per cui” notare bene “sono stati già ampiamente finanziati, senza ricorrere alla Cassa Integrazione destinata invece ai soggetti più deboli. Producano spettacoli, facciano le prove, consentano alle persone di lavorare e di produrre spettacoli da distribuire poi in rete o su piattaforme a pagamento, per garantire lavoro e opportunità al mondo dello spettacolo”.
