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Alessandra Arachi “Lunatica. Storia di una mente bipolare”

Intervista alla giornalista de Il Corriere ospite a Capalbio libri. “La storia è vera, autobiografica, racconto del mio tentato suicidio”.


di I. MOLLENBECK

Alessandra Arachi, giornalista del Corriere della sera e grande narratrice di sé. In libreria con Lunatica. Storia di una mente bipolare (Solferino). Un memoir che l’autrice decide di consegnare in libreria in un’edizione nuova per aiutare lettori e lettrici alla comprensione della malattia mentale, ad aumentare la consapevolezza sui disturbi mentali, a ridurre lo stigma e, infine, ma non meno importante, a promuovere l’inclusione sociale delle persone affette dal bipolarismo. L’abbiamo intervistata a Capalbio libri, dove la Arachi è stata ospite durante la XIX edizione.

Il valore di questo libro per lei e per i suoi lettori?

La storia è vera, autobiografica, racconto di me, del mio tentato suicidio. Mi dicono che sono coraggiosa, ma io non mi sento coraggiosa e nessuno deve essere considerato tale perché racconta la propria esperienza con un problema di salute mentale.

E cosa sente?

Sento piuttosto che la mia storia così come ho deciso raccontarla possa aiutare nella lotta contro la vergogna. Non mi sono mai sentita sola

Ha avuto dalla sua parte anche il giornale per cui lavora, il Corriere della Sera.

E’ stato fondamentale per me e mi sento anche fortunata. La mia esperienza è stato piuttosto dura, con un tentato suicidio che oggi è un ricordo e salvata grazie al fiuto di un cagnolino… Il giornale non mi ha messa da parte. Anzi, sono tornata a scrivere, a fare il mio lavoro, e questo è un esempio anche da dare all’esterno alle altre aziende. Chi soffre di un disturbo mentale, non deve essere licenziato, né lasciato solo

Anche la famiglia è stata fondamentale nel suo percorso, e anch’essa un esempio…

Sì, chi legge il libro può rendersi conto di come il supporto dei familiari sia necessario per non isolarsi. Nel mio caso, e lo scrivo nel libro, parlo di mia sorella, che all’epoca aveva un figlio piccolo e non poteva aiutarmi.

Cosa è cambiato da allora?

Molto: oggi mio nipote si è laureato in psicologia con una tesi sul disturbo bipolare e mia sorella riesce anche a sostenermi nella promozione…

Gli altri possono aiutare, vuole comunicare questo?

Raccontare un proprio disagio mentale e non nasconderlo serve. E’ necessario. Io sto lavorando molto in questo senso, con una campagna sostenuta anche dal Corriere. La lotta allo stigma è fondamentale. Le persone mi scrivono, mi raccontano le loro storie personali e io gli rispondo.

Quanto è importante rivolgersi e trovare il medico giusto?

E’ fondamentale. Ma serve anche la psicoterapia. Ed è importante la psicoeducazione: conoscere i propri sintomi e ricorrere all’aiuto, quando si sta avvicinando la fase manicalcale. E’ importante e necessario avere uno psicologo affiancato allo psichiatra. Dico sempre che bisogna scappare dagli psichiatri che non fanno affiancare il paziente da una psicoterapeuta.

Normalizzare l’andare dallo psicologo e dallo psichiatra, quindi, è necessario?

Domanda fondamentale. Il disturbi bipolare ha bisogno di farmaci e di psicoterapia. Parlare e dire “vado dallo psichiatra, come vado dal dentista” serve a normalizzare, a sdoganare lo psichiatra. Io sto cercando di spingere le persone a raccontarsi, perché parlare, raccontarsi, condividere la propria esperienza serve a non provare più vergogna e rendere normale questa condizione di vita, che va vissuta e con cura costante 

Il racconto del suo tentato suicidio, dopo molti anni dall’accadimento.

Pisolo è il cane grazie al quale sono stata salvata, e che per me oggi è nel paradiso dei cani. In questa seconda edizione del libro sono riuscita a raccontare quel momento con maggiore attenzione e cura perché è trascorso molto tempo e la distanza mi ha aiutata a ripercorre tutto. Oggi posso dire che si può anche vivere e stare bene, dopo un momento tanto difficile come questo

C’è qualcosa che vorresti dire, aggiungere…

Ho notato che i giovani su tik tok fanno i video dalle cliniche psichiatriche, non vorrei che diventasse una moda… E’ importante che non divenga virale “la clinica”, che divenisse la moda, dev’essere virale il racconto della tua malattia, non il luogo in cui stai. Ai giovani direi di essere più solari, di non far diventare di moda la tristezza

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(foto di Flavia Cortonicchi g.c.)