ATTUALITA', SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

Americas Cup, Day 6: la Coppa resta in Nuova Zelanda

di TOMMASO GARDELLA – Basta la prima regata per chiudere la 36^ America’s Cup, la Coppa delle 100 Ghinee resta in Nuova Zelanda, grazie alla vittoria di Emirates Team New Zealand per 7-3 contro Luna Rossa Prada Pirelli, alla quale un intero Paese dice grazie.

Grazie per le emozioni che ci avete fatto provare, grazie per averci fatto avvicinare ad uno sport che, soprattutto dopo un anno così, aveva bisogno più che mai di una visione tale. Grazie perché da Natale, in Italia, ogni italiano si sente un po’ più velista, si sveglia di notte – o la passa in bianco – per sperare di vedere l’undici italiano riuscire nell’impresa di strappare la Coppa America dalle mani dei kiwi, ai quali va il merito di riuscire a portare magnificamente una barca stratosferica, della quale abbiamo visto il vero potenziale soltanto in quest’ultima regata.

Regata che non ci ha visto mai in controllo.
Nonostante la partenza vinta, battezziamo – e non è la prima volta – il lato sbagliato del campo e ci ritroviamo subito nella condizione che non amiamo per niente: rincorrere.
Non siamo bravi ma oggi, vuoi per le ottime letture o per il fatto che loro si stanno preoccupando di noi, riusciamo a stargli incollati per tutte le prime tre regate e per qualche breve istante, il cuore prende il sopravvento, convincendo il tuo cervello a convincerti, che forse sì: ce la possiamo ancora giocare.
La realtà ci fa invecchiare – riprendendo una nota pubblicità – poco dopo, quando i kiwi smettono di pensare a noi e iniziano a seguire il vento, a seguire la ragione che li fa volare così dannatamente veloci.
Da lì, alla fine, non c’è più storia. Le velocità stratosferiche sviluppate da Te Rehutai all’imbarcazione neozelandese di vincere la regata con 41 secondi di vantaggio su Luna Rossa, che comunque riscrive la storia della competizione sportiva più antica del mondo.
Oltre ad aver timbrato i primi tre punti della propria storia all’America’s Cup, è anche l’imbarcazione italiana ad averne messo a referto di più, dopo l’unico punto fatto dal Moro di Venezia nel 1992 contro America 3, che fanno.

È vero che possiamo recriminare tanto, probabilmente qualcosa in più si poteva fare, ma la sensazione generale, viste le prestazioni, è quella di una superiorità neozelandese che si è mostrata poco a poco, con il passare delle regate, e che è divenuta poi quasi inarrestabile, in grado di permettergli di poter minimizzare i danni in condizioni non ottimali – di match race, trovandosi nei nostri rifiuti o nelle zone di campo caratterizzate da una bassa pressione – e di poter, al contrario, essere incontenibile in condizioni favorevoli, rifilando distacchi importanti in pochissimi secondi.

In tutto questo, la grandezza di Luna Rossa è stata quella di essere riuscita a scombussolare un po’ le carte in gioco e di lasciare sempre uno spiraglio di speranza alla quale aggrapparsi, grazie alla nostra superiore capacità di regatare e di portare la barca, grazie alle nostre strategie, anche poco ortodosse, all’insegna della marcatura a uomo e delle sgomitate per conquistare la zone del campo vantaggiose o semplicemente per rallentare l’avversario.
Insomma, le abbiamo provate tutte ma non è bastato per portare per la prima volta la Coppa in Italia e vedere la successiva Coppa America qui, a Cagliari.
La buona notizia è che Luna Rossa ci riproverà certamente, non più da Challenger of Records – lo saranno gli inglesi di Ineos – e a farci rivivere l’emozioni che ci hanno portato fin qui, a scoprire uno sport bellissimo e ad accarezzare un sogno che, nella buona e cattiva sorte, ci ha marchiati a fuoco.